Tuesday, July 01, 2008

In the meantime...

La vita giù dai trampoli è incasinata come la ricordavo e sicuramente con meno attrattive: ritorna il tempo del Lavoro, dei Doveri, del Caldo.
Eppure non mi riallineo con il cosmo rimanendo con la testa fissa a tuttaltro. Chi bene mi conosce mi consola dicendo che ho umanamente confuso l'importante con l'impressionante, trend mefitico che continuo però a seguire. Non telefono al fisioterapista, lascio sospesi impegni e lavori, mi faccio tutti i settechilometriemmezzo del Pride 2008 sui trampoli e tento disperatamente di ricordare che giorno è oggi ché ultimamente mi capita di confondere i giorni della settimana lavorativa con quelli del weekend.
Per qualcuno che parte c'è qualcuno che arriva ma non è chi aspettavo e così continuo a rimanere alla finestra, sperando in una brezza leggera e rinfrescante.

Tuesday, June 24, 2008

Think like a Queen. A Queen is not afraid to fail. Failure is another steppingstone to greatness.
[O.Winfrey]

Una settimana di follia.
La somma delle ore di sonno è incredibilmente esigua e la testa rimane imballata giorno e notte.
Lunedì ci incontriamo al campetto e nonostante le nuvole e qualche goccia proviamo le coreografie ma siamo pochi e a me tocca un avvinazzato sostituto del mio Re.
Martedì all Ivan Ilic ci siamo quasi tutti ma una pioggia improvvisa ci infradicia e ci costringe a scendere. Casa mia segna il nuovo record di capienza poiché ospito 14 trampolisti e annesse gambelunghe per farci i cappelli, fissare una volta per tutte le scarpe con le viti e cazzeggiare fino alle 4 del mattino tra birra e piadine.
Mercoledì prove.
Giovedì trampoliamo dietro la Certosa, per la prima volta tutti sull'asfalto, coordiniamo le camminate, il Tunnel e l'ApritiSesamo, e le mosse tipo Cavallo in D4, siamo 4 file e ci incasiniamo quasi sempre anche se ne manca una. SaraSarda è lentissima e chiede scusa a tutti con le lacrime agli occhi perché rimane indietro. Sofia, Torre Bianca, si fa male stupidamente fingendo di cadere dopo la morte del suo ReBianco, FabioCavallo sfonda un pontile di legno correndoci sopra con i trampoli e dopo facciamo aperitivo da ZioPino, ululando jacopoo alla notte fonda.
Occhi cisposi, venerdì di riposo, la crisi. Il ginocchio mi fa male, litigo con chi non dovrei, sento la tensione arrivarmi tutta quanta insieme. Prendo la sana decisione di andare lo stesso all'aperitivo su trampoli pre-parata pur rimanendo a terra e so di aver fatto la cosa giusta quando da lontano scorgo i trampolisti e li vedo avvicinarsi tutti per accogliermi e abbracciarmi, Anto mi bacia e gli occhi brillanti dicono che è fiera di me.
Come in quell'esercizio che facciamo ogni volta prima di iniziare, respirando a occhi chiusi e muovendo le mani nell'aria prendo energia dal gruppo, dò energia al gruppo.

La notte prima dormo poco, sogno che ho già fatto la parata e mi sveglio alleggerita.
Invece tutto deve ancora iniziare in un'afa torrida e nell'ansia dell'avròpresotutto. Ma come mi dice Bianca "ricordati adesso perché in men che non si dica sarà tutto quanto finito!".
In ritardo arriviamo al giardino vicino alla Porta da cui partiremo e ogni aiuola è il ritrovo di un diverso laboratorio, siamo gialli, verdi, rossi, bianchi e neri, clown, trampolisti, diabolisti e giocolieri, danzatrici e acrobati.
Scorgo di colpo Marito e Moglie che mi contemplano affettuosi e gli corro incontro tenendo con entrambe le mani i pantaloni lunghissimi che indosserò coprendo i trampoli.
Sono tesa che ho la cacca, la pipì e il vomito, vorrei già essere su e partire ma quando sento urlare preparatevi che si va mi agito, il cordino dei pantaloni mi scivola dentro e sono costretta a usare una cintura che per caso ho con me, nel mentre mi ferisco una mano per infilare il più velocemente possibile i trampoli, appollaiata su una panchina per evitare di salire da terra e forzare il ginocchio.
Penso per favore e voglio farla tutta e fa' che non cada.
Vedo i miei genitori e mio fratello, mio padre riprende con la videocamera, mio fratello mi scruta curioso e mia madre fa finta di essere lì per caso, disinteressata. Ma io sono troppo felice, sono venuti qui a vedere come sto sui trampoli, che compagnia di matti frequento, quanto sto bene.
Mi sento i trampoli stretti e larghi o forse di misura, non so, mi faccio aggiungere dello scotch alle punte da un terrestre e mi dirigo verso la nostra postazione, tra le clave e le percussioni.
Il serpentone di gente ruggisce a ondate, i tamburi ci caricano e in men che non si dica stiamo tutti ballando, Bianchi e Neri, mentre le clave ci saettano vicino alle orecchie e i fotografi ci tempestano di flash.
E si va.












Quando esco dal cancello del Giardino mi investe la soffocante calura dell'asfalto e la folla variopinta che si assiepa ai lati della stretta strada che percorreremo. Mi pervade un brivido da pelle d'oca, sono la ReginaNera, ho un frustino che schiocca e la mascherina nera, siamo altissimi e bellissimi, spaventati ma curiosi, audaci e mezzi breschi, ridanciani eppur compresi.
Dopo due ore siamo ancora fermi al primo chilometro, bevo tantissima acqua e mi faccio annaffiare da terra con le pistole ad acqua mentre ci disponiamo in Formazione Base pronti a sfidarci mentre i bimbi ci indicano.
A volte sento questo calore in mezzo al petto che mi affanna, il sole è spietato ma se mi tasto qua e là sto bene, mi tolgo la canottiera in mezzo a un'ovazione dei miei Neri e a panciallaria vado a grandi falcate a sfidare questa parata.
La gente si sposta riverente guardandomi da giù oppure mi urta ubriaca, mi passa bicchieri di vino rosso, mi fotografa quando frusto i miei avversari, mi chiede se può passare in mezzo alle mie lunghegambe o lo fa spintonandomi e senza avvertire.
E' una baraonda, lo spettacolo è dovunque, nei corpi che ballano, che conquistano colonne, portici e cassonetti, nei vecchi affacciati alle finestre che ci salutano quando passiamo, negli acrobati che scalano altissimi muretti, nell'allegria che percepisco in ognuno di noi qui.
Marco ReNero regala la corona quasi subito e balla la lapdance attaccato ai pali con i divieti, io e SaraMontana ci uniamo a un gruppo di samba tonante e ci lanciamo in una danza scatenata alla loro testa mentre i percussionisti ci sorridono vedendoci ballare da lassù.
ZioPino beve mezzo ananas di rum, SaraTopo si fa caricare in un carrello della spesa da Alex, Bianca barcolla con la canottiera sporca di verde, del rosso del vino e della terra su cui è caduta mentre eravamo in fila prima di partire, Giuseppe è sparito, FabioCavallo viene avvistato mentre rotola da una siepe, si sfrega giù da un muretto e ritorna sull'asfalto a correre come se niente fosse.
Ognuno è nel suo viaggio eppure ci cerchiamo tra la folla, facilmente rintracciabili, e ci riavviciniamo, camminiamo lunghi tratti abbracciati solo per il piacere di farlo nonostante siamo tutti bagnati, sudati, sporchi di trucco nero e bianco.
Lallo mi solleva in braccio per portarmi in giro, Lalla rischia di farmi cadere cento volte con il suo affetto irruento, SaraSarda mi bacia in bocca con gli occhi stellati mentre avanza con un'espressione estatica, ha scordato che ha i trampoli e ora le sue falcate sono tranquille come le lunghegambe che la magia di questa parata le ha regalato. Lefteris giocola
Ci sediamo sui cassonetti mentre il tramonto rosa illumina il sudore, la parata si è sfilacciata, stanca, dovevamo arrivare due ore fa e ci manca ancora almeno mezzo chilometro.
Ci accoglie un incrocio in cui i diabolisti fanno saltare i diaboli così alti da farne incastrare alcuni sui fili della luce, arriviamo con gli ultimi gruppi all'ingresso della Villa in cui la festa è già cominciata da tanto e il couscous finito da un pezzo.
SaraMontana, ubriaca persa, per salutare un'amica cade proprio all'arrivo stirandosi una coscia e vomitando sugli scarponi dei poliziotti accorsi a soccorrerla, io perdo ignobilmente nella folla l'amato frustino appoggiandolo solo per un attimo nel carrello trascinato da Pol che dopo sei ore vuole solo riempirsi la burza di birra steso in mezzo all'erba.

Uno a uno cediamo, scendiamo, ci appollaiamo su divanetti o stiamo seduti sull'alto muro di polistirolo che nonostante tutto tiene. Piano piano a questo muro si allineano le coppie di trampoli legati mentre ci stendiamo in terra a guardarci intorno senza quasi parlare, siamo stanchi.
Attorno la festa, le bancarelle, le luci e la musica, le nostre foto proiettate su un alto muro rosso mentre noi mangiamo la pizza che SaraTopo, Lalla e FabioCavallo sono andati a prendere sempre sui trampoli.
Ci stendiamo sempre più vicini, stranamente stiamo radunati tutti lì come se fosse il nostro quartier generale non detto, con l'umido della notte che avanza ci abbracciamo, teste su pance, braccia su gambe e su visi stanchi, su occhi chiusi, Leftis ricompare e si butta a pesce su di noi per ricevere il tocco di tutti, siamo uno strano agglomerato vivente che cambia forma se qualcuno si alza e saluta perché se ne va o se si aggiusta meglio la posizione per non indolenzirsi troppo.
La gente che passa ci guarda e si chiede che gruppo era? poi vede le gambelunghe lì appoggiate e dice ah, sì i trampolisti.

Wednesday, June 18, 2008

The laws of Chess do not permit a free choice:
you have to move whether you like it or not.

[E.Lasker]

Il prato è cedevole e tende agguati di buche e dislivelli ma è morbido e accogliente, il cemento è stabile ma duro che non perdona niente, a ogni passo il colpo del gommino in terra si riverbera su per la tibia, il ginocchio, la coscia, fino ad arrivare alla schiena.
Ci posizioniamo, Neri contro Bianchi stretti nello schieramento su due file, e stare fermi è impossibile, così come recita la Prima Legge Fondamentale dei Trampoli: fermi non si sta se non per pochi attimi, l'equilibrio stabile dura poco e va ricercato costantemente camminando sul posto.
Alessio è un altissimo Re Bianco con un turbante attorno alla testa bionda e Giulia al suo fianco ha accettato la sfida ed è una minuscola Regina Bianca che mi guarda speculare dall'altra parte del Mondo. Giuseppe è un CavalloBianco così come Fabio che scalpita, nitrisce e scarta dando a tutti noi che lo guardiamo ammirati la reale impressione di trovarci di fronte a un animale ombroso e imprevedibile quanto la rotta delle sue lunghe zampe.
Il ReNero è il candido Marco, pieno di tatuaggi e piercing che non attenuano neanche un po' la sua aria da giovane ammodo studente di Storia Orientale.
Al suo fianco ci sono io, la ReginaNera, che mi faccio condurre con il mio braccio sul suo con incedere lento e maestoso verso il centro dello schieramento dei Nostri.
Sofia e Lefteris, rispettivamente da Volos e Atene, preferiscono il bianco, lui come Pedone che giocola morbido dall'alto dei trampoli e lei come Torre che fa capriole e si fa sollevare sulla schiena per fare una bellissima spaccata in aria. Pino e Daniela sono le Torri Nere, entrambi non molto alti, lei ben piazzata ma talvolta ancora incerta nel passo, lui dinoccolato ma storto. Lavinia è il miglior Cavallo che potessi sognare con la sua criniera di dread e il viso affusolato e patrizio e fa da contrappunto a Martina, cavallino sottile ed elegante che pare fattapposta per il dressage.
Gli Alfieri opposti, Sara e Sonia, sono compassi di gambe che si girano e cambiano spesso direzione per attaccare dove meno te lo aspetti, eleganti come schermidori quando affondano il fioretto. L'altra coppia, Bianca e Anto, sono potenti e solidi Alfieri che sollevano e sostengono i carichi degli altri durante le figure di attacco o difesa.
FabioSardo è un perfetto PedoneNero che chiama il ritmo dei nostri passi con la sua buffa voce mentre avanza rigido e compreso come un fante.
I Bianchi aprono con il Pedone e noi replichiamo avanzando compatti, sporchi e cattivi tanto quanto loro sono angelicati ed eterei, noi siamo i guerrieri che si muovono nella polvere del campo aperto e loro sono gli strateghi che escogitano mosse dall'alto dei loro eburnei castelli.
Proviamo i sollevamenti e le camminate e ogni gesto richiede che tra noi ci sia fiducia assoluta e nessuna paura perché quando temi qualcosa è quasi matematico che accadrà. Le mani afferrano braccia sudate o si appoggiano a schiene umide e uno sguardo tra noi è il via prima di fare qualsiasi cosa, senza più chiedere ci sei? o mi tieni?
Hooop.
Hop hop hop.
E su le gambe. O via con il piede destro. O avanti con l'attacco chiamato.
Ieri ho danzato sotto la pioggia con i trampoli, sotto il cielo grigio e gli alberi verdissimi, godendo dei goccioloni sulla faccia e sulle braccia nude, senza pensare al fango che avrebbe potuto farmi scivolare.
- 4 alla Parata.


Tuesday, June 03, 2008

Diagnosi: distorsione ginocchio sx
Prognosi: 10gg
[Referto Pronto Soccorso Ortopedico]

Una volta a casa e stesa sul divanonero, mentre il ginocchio comincia a gonfiarsi e farmi male tanto da non trovare una posizione, penso e ripenso al momento in cui è successo e ho sentito quel vomitevole strappo mentre il ginocchio cedeva.
E' vero, potrei saggiamente riflettere sui limiti, quelli che ognuno possiede e io chissà come continuo a forzare o ignorare, ma preferisco piangere dandomi dei pugni in testa e sulle cosce.
Siccome non possiedo nulla che faccia il ghiaccio comincio con i funghi surgelati, proseguo con le zucchine e ritorno ai funghi con una seconda confezione quando le altre si sono scaldate troppo.
Ogni volta che rivedo come stavo prima di farmi male mi rimetto a piangere, ero radicata, sicura, mi era passata la paura delle cadute e mi ero ulteriormente sfidata a cercare i miei equilibri.
Io E Fabio avevamo provato la lotta tra il Cavallo Bianco e la Regina Nera nel campone dei Giardini e mi sentivo leggera e tranquilla nel passare da un piede all'altro saltando, piegandomi per schivare una zoccolata e facendo affondi per finire l'avversario.
Ho 10 giorni di riposo (da lì -8 alla Parata), una fascia, della crema, delle pasticche. Il ghiaccio.
Tanta, tanta, tanta voglia di farcela lo stesso.
Bootylicious, dopo avermi consolato ieri notte venendomi di fianco e leccandomi le guance salate di lacrimoni, tiene incrociate le unghie per me.

Monday, May 26, 2008

Now I know I've got to run away, I've got to get away
You don't really want any more from me to make things right
You need someone to hold you tight
You think love is to pray, I'm sorry I don't pray that way
[Tainted Love]

Quando scende il buio su un Sabato inutile provo sollievo e scendo in giardino: mercoledì ho visto la prima lucciola e stasera celebro il loro ritorno andando a fumarmi una sigaretta in mezzo al loro brillìo intermittente e alle foglie ancora bagnate.
Rifletto mentre Bootylicious mi passa sopra e sotto le gambe appoggiate al muretto tentando di marcarmi come sua proprietà inalienabile, ora come ora è in effetti l'unico possesso che accetto.
Mi sono stancata, stupita per la tua irriverenza infantile, sei come i bimbi che quando li sgrido mi sfidano comportandosi esattamente come gli sto chiedendo di non fare.
A loro perdono tutto grazie a quei nasini minuscoli che adoro truccare di rosso, a te invece no.
Prima mi chiedi scusa con il cuore in mano e poi riparti all'attacco facendo finta che non sia successo niente e mi chiedi perché?
Ho finito le parole per te, ho capito che non le ascolti ma fingi soltanto, ho scoperto che mi sento umiliata, sono come l'appassionata guida della pinacoteca che annoia una scolaresca scalpitante e odio sentirmi così.
Mi sa che stavolta è davvero ora di muoversi da qui.

Friday, May 23, 2008

I love acting.
It is so much more real than life.
[O.Wilde]

Il bambino siede composto sull'alta sedia da maestra, appoggia le braccia sottili sui braccioli e tende la faccia in avanti verso le dita leggere di Bianca che lo truccano di rosso e di bianco.
"Allora, qual è il compito di oggi?" chiede lei.
"Divertirsi" risponde il bambino, sorridendo mentre si alza per raggiungere i suoi compagni già truccati.

A braccetto, per ultime, scendiamo verso la Piazza dove sono già tutti riuniti in attesa di iniziare la festa cantando l'Inno Nazionale. Sotto la grigia luce di oggi il nostro rosso è più vivo che mai e il clima di festa ha contagiato anche la mia inutile apprensione.
I miei piedi saltellano mentre attraversiamo genitori e bimbi curiosi.

Sotto l'afoso tendone approntato al volo per ripararsi dalla pioggerellina che non smette sento un incredibile brusio e non ho spazio per muovermi, girarmi, aprire la valigia.
Non trovo la bacchetta da direttore d'orchestra ma grazie al cielo sono in trance, un po' per il risveglio antelucano e un po' per la tensione della giornata, per cui non mi dispero come normalmente avrei fatto. Non vedo molto, ho il campo visivo limitato a pochi metri, tutto il resto sono colori confusi che attorniano le scene che veloci mi passano nello sguardo.
Alice ha la maglietta che le arriva sotto al ginocchio, Esther che non doveva esserci invece sta in prima fila strattonata dalle maestre perché stia ferma, Davide ha tagliato ancora i capelli e oggi non porta gli occhiali rossi.
Poi sono bravissimi: cantano a squarciagola, si muovono con me facendo la paperastupida, il giro su loro stessi senza ribaltarsi con effetto domino, ridono come matti. Sulla nota finale saltano e lanciano un urlo di gioia e io li abbraccerei tutti quanti uno per uno, che bravi che si son ricordati tutte la parole.

La mia Punta di Piramide oggi è felice da morire: con lui ci sono il padre, che l'altro giorno in piazza ha visto le prove generali dall'alto tetto su cui stava lavorando, e incredibilmente il fratello maggiore, dimagrito ma sorridente.
Nessuno dei due in teoria doveva esserci e invece eccoli entrambi, tra i primi a farsi allungare gli occhi con il kajal per simulare gli occhi degli Acrobati Cinesi.
Quando la Piramide è completa Dzasim sfida l'apprensiva MaestraLaura e allarga entrambe le braccia per accogliere l'applauso della gente raccolta sotto il palco e con un lieve movimento del corpo mi fa sentire che almeno per un attimo non desidera le mie braccia che lo sostengono, vuole fare da solo per mostrare tutta la sua spericolatezza.
I clown sono meravigliosi, si stanno divertendo e si vede perché per la prima volta sento le loro voci squillare alte e i loro gesti veri e non recitati, il finto pestone che ci passiamo in catena fa tremare il palco di legno e le loro risate sono stupide quando dopo essere entrati in scena diamo le spalle al pubblico mostrandogli il culo.
Il tableau vivant soffre una piccola crisi quando uno dei componenti si rifiuta di entrare, si vergogna e non vuole nemmeno dandomi la mano, preferisce rimanere di lato sul palco, senza fare nulla. Il secondo quadro lo compongo io dando forma ai bimbi timidi che non osano mettersi le dita nel naso, tirarsi i capelli, guardarsi l'un l'altro con facce assurde. La gente ride ma loro rimangono impassibili finché la voce di Bianca da sotto il palco non ci da il rompete le righe.
Il nostro MiniCirco ha trascinato fuori dal tendone la gente, ha zittito il Preside arrabbiato per questo colpo di mano, ha reso felici tutti i miei bimbi e anche le maestre che con loro salgono sul palco per farsi meritatamente applaudire.

Una fila ininterrotta di bimbi come i topi del Pifferaio si snoda davanti a noi: l'errore di Bianca è stato quello di tirare fuori un palloncino e piegarlo a forma di sciabola per la faccia furba di Matteo, dopo quello c'è stata l'invasione.
Io non so fare i palloncini e quando mi ritrovo in mano una pompetta e un palloncino verde mi industrio a copiare i gesti che vedo ma sempre con l'oscuro timore che il palloncino mi scoppi in faccia. E infatti.
La bimba bionda mi chiede un cuore con due colombe dentro e io la rimpallo a Bianca perché tutto quel che riesco a produrre il più in fretta possibile per consumare questa fila di bimbi ansiosi sono sciabole, pistole laser e cani sbilenchi con la coda troppo lunga.

Il sole non è mai apparso, il Lago è increspato dal vento che soffia ma è così come lo ricordo dall'estate scorsa ed è così alto da coprire con l'acqua lucente il gradino di pietra dal quale di solito mi tuffo. Il mio ripieno è una girandola di emozioni che non riesco a definire mischiate come sono al torpore che la minestra con il ragù dopo-spettacolo ha amplificato.
Appoggiata alla mia pietra preferita guardo le nuvole che corrono e per ognuna invento una forma prima che il vento se la porti via.

Friday, May 16, 2008

Enjoy life. This is not a dress rehearsal.
[R.Tremain]

Le Prove Generali
Stamattina i bimbi sono agitati come api ronzanti e l'idea di portarli in Palestra per provare l'ultima volta prima dello spettacolo in piazza di sabato mi atterrisce.
Metto a terra un materassino blu fingendo che sia il palco ma loro preferiscono usarlo infilandocisi sotto e venendo calpestati da divertiti compagni.
Quando arriva anche il secondo gruppo e io mi ritrovo una quarantina di bimbi delle materne tutti nello stesso luogo mi lascio cadere le braccia sui fianchi.
Con Esther non riesco più a comunicare, fa tutto quel che le chiedo perfavore di non fare e se la riprendo non muove un muscolo e si limita a guardarmi senza espressione, aspettando che io la risollevi da terra o la punisca accompagnandola sulla panca a lato.
Francesco ha ricominciato a fare le bizze, mi strappa la bacchetta da Direttore dalle mani e tenta di ribaltarmi le dita all'indietro. Se lo faccio arrabbiare mi riempie il culo di pugnetti arrabbiati che fanno molto più male di quanto ci si potrebbe aspettare.
Grazie agli allenamenti dei trampoli ho molto più fiato e sono più in forma e ciononostante non ho spinta nel tentare di fargli cantare e ricantare l'assurda canzoncina similrap che dovremo sfoggiare davanti ai genitori.
Penso al mio nervosismo da quando so di questo spettacolo, penso alle maestre che urlano, penso a me che urlo e arrivo alla conclusione che i saggi di fine anno sono una cretinata solo per noi adulti, i bimbi in realtà si divertirebbero probabilmente di più andando a giocare in un prato.
Davanti allo specchio i capelli sono spettinati, il trucco sciolto, l'espressione dura e arcigna e per nulla divertita: Siori e Siore, ecco il mio clown stressato.

Le cose non vanno meglio con gli altri gruppi delle scuole vicino al Lago.
I bimbi delle materne non vogliono più ballare e se lo fanno invece di seguire la musica girano come dervisci fino a scaraventarsi gli uni contro gli altri, tutti giù per terra.
Per un attimo li frusterei tutti, nessuno escluso, anche Martina che è la più brava, sa tutte le mosse e le suggerisce agli altri. Oggi non sopporto neanche lei, la sua faccia tutta compunta quando mi tira il braccio ogni due per tre nel tentativo di farsi ammirare per quanto è sempre perfettina in tutto quel che fa.
Io, che come adulta al contrario sono altamente imperfetta e oggi anche molto stanca, la smarrirei volentieri.
Giacomo mi rincuora accogliendomi con un sorriso e prendendomi la mano ma poi mi martoria chiedendo continuamente di essere sollevato e portato in giro sulle spalle senza mai scendere.
Scopro che allo spettacolo i bambini che verranno sono il doppio delle bambine e considerando che il pretesto del balletto su cui abbiamo lavorato fin qui è una sorta di sfida tra maschi galletti e femmine smorfiose mi scogliono e gliela do su. Quando i bimbi si siedono stanchi e si rifiutano di provare ancora il balletto guardo l'orologio e scopro con sollievo che l'ora è finita e devo andare da quelli delle elementari, mia massima soddisfazione e divertimento.
La prima prova nell'aula riesce abbastanza bene anche se le acrobate rumene fanno ruote da orsi ubriachi, la piramide pencola poiché manca Kevin, i clown sono tristissimi e il tableau vivant è statico e noioso come i paesaggi senza senso che passava la rai come intervallo.
La maestra Laura urla un sacco, ancora più del solito, urla che devono essere bravi, che si devono impegnare, che devono essere divertenti.
E io la fermo, le parlo sopra, il suo tono di voce mi infastidisce e ancor di più mi infastidisce che loro debbano divertire, stiamo perdendo il senso di tutto ciò perché siamo adulti stanchi e riversiamo la nostra ansia su bambini che invece non la sentono.
Insisto, non andiamo a fare un saggio, andiamo a divertirci noi per primi e solo così forse riusciremo a trasmettere qualcosa a chi ci guarda. La maestra Laura tace, segno che appena andrò via ricomincerà a fargli il lavaggio del cervello.
Poi scendiamo nella piazza dove c'è già il palco, per provare tutto dove avverrà.
Il cielo si è infoschito e soffia il vento ma ciononostante sono allegra, Iris prende la mia mano, Dzasim saltella con la sua faccina furba, Ferdouse non sta più nella pelle.
Questo finché le maestre, tranne una, non cominciano a lanciare alti guaiti per il timore che i bimbi cadano dal palco e strillano preoccupate ora a questo e ora all'altro di allontanarsi dalle transenne, di non pesare troppo, di respirare con cautela che non cedano le assi per il peso.
Le manderei affanculo urlando, possibile che non ricordino che essere bambini non significa essere deficienti e che è improbabile che uno di questi nasinirossi decida d'improvviso di suicidarsi lanciandosi da un palco a 50cm da terra?
Poi il delirio: Beatrice piange perché vuole passare nel gruppo delle acrobate e così gliela metto ma poi anche la sua amica Mina piange perché si sente sola e così devo spostare anche lei assottigliando il già esiguo gruppo dei clown. Questo gruppo peraltro fa pietà, i bimbi credono di dover ripetere mosse prestabilite e si capisce chiaramente che scimmiottano ma non si stanno realmente divertendo, cosa impossibile a farsi con le grida della maestra Laura che risuonano come sottofondo costante.
Tento di provare una chiusura ma è tutto inutile, i bimbi esaltati dal vento e dall'aria aperta sono incontrollabilmente allegri e se in un altro momento ne avrei gioito, ora invece mi sento impotente e frustrata, non riesco a fare quello che vorrei e per l'ennesima volta maledico le esibizioni a uso e consumo dei genitori, dei presidi, delle maestre.
Prima che io vada una maestra mi consola, di solito davanti ai genitori sono più bravi e poi quando la prova generale fa schifo la prima è un successo.
Mhh.

A casa sono stanca che non sollevo le ginocchia e per questo motivo cado ben due volte con i trampoli, una in maniera stupida e l'altra in maniera che mi fa rimanere spaventata per l'ora successiva. Inciampo in un gradino che sto tentando di fare e piombo pesantemente a terra con un sonoro tonfo. Non fa male ma spaventa, cado sul cemento tra una panchina e un albero e rischio di tirare con me Pino che mi porgeva la mano.
Non mi era mai successo prima, ho paura, paura che non incrocio i piedi, non provo a stare in equilibrio su uno solo, non scavalco, non sperimento, non vado all'indietro e guardo spesso e volentieri dove appoggio i passi.
Provo per la prima volta a camminare in discesa sull'asfalto e anche se non è troppo ripido sento chiaramente la paura affluirmi alle guance e chiudermi la testa, vorrei scendere lì, senza indugio.
Ma non posso. E soprattutto non voglio.
Grazie alla pazienza e alla dolce insistenza di Tiziana riprovo a salire e scendere gradini finché non ci riesco senza quella stretta allo stomaco derivante dal timore di sentire nuovamente il gommino battere contro il cemento.
Fabio invece volteggia, gioca a calcio, rischia di cadere mille volte ma poi non cade mai.
Sono così demoralizzata che devo ricorrere a tutta l'energia residua per farmi pat-pat sulla schiena dolorante e dirmi che sono stanca e che anch'io, ovviamente, ho dei sacrosanti limiti.
Quando torno alla macchina mi aspetta una multa secondo la quale ho pagato 36 euro per parcheggiare qualche ora a un chilometro da casa mia.
Sono stanca di tiranneggiare bambini, tengo la mente fissa sul dopo-spettacolo pensando al Lago e al sole che mi auguro arrivi a lavare via la mia stanchezza.

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