Wednesday, August 04, 2004
#1
Quando ero ancora un piccolo bambino cinese con la testa grande, mi interrogavo sul senso delle parole.
In effetti mi sono sempre chiesto che cosa succederebbe se le parole che conosciamo per definire determinate cose si incasinassero e cambiassero di posto tra loro.
Che so. Nero potrà indicare un colore brillante e luminoso, al contrario di bianco che riporterà alla mente qualcosa di buio e oscuro.
Se dico gatto tutti sorridono, miciomiciomiaaaao!, e se dico ragno tutti si schifano, bleah.
Invece. Se fosse. Mettiamo che.
C'è un posto in cui gli abitanti dicono gatto e parlano di ragno, dicono ragno e intendono gatto.
In casa loro girano enormi gatti pelosi e pieni di gambe lunghe che vengono allegramente inseguiti dai bimbi, per giocare.
Se fossero gattigatti gli tirerebbero la coda ma sono gattoragni per cui si divertono a fargli sparare ragnatele stizzite come risposta alle loro molestie infantili.
Li coccolano, li accarezzano tenendoli in braccio, si commuovono e provano tenerezza guardando i loro occhietti tondi come bottoni e ugualmente espressivi.
Li chiamano Sandy, Milù, Fifì e li pettinano amorevoli, lasciandoseli camminare su braccia e gambe.
Al contrario, le madri urlano spaventate quando vedono un ragnogatto entrare in casa e accoccolarsi rotondo su un cuscino del divano dopo essersi voluttuosamente stirato.
"Un gaaaattoooo!! Uccidiluccidiluccidilo!" urlano le feroci massaie arrampicate su uno sgabello al centro della stanza, mentre il ragnogatto le guarda perplesso con le zampe anteriori appoggiate sul primo scalino.
La sola vista di un ragnogatto fa inorridire grandi e piccini, un giornale arrotolato o una ciabatta guerriera non basta più a liberarsi da cotanto animale.
Semmai un catino d'acqua fredda, per vederli sgummare derrapanti mentre fuggono terrorizzati.
E' tutta una questione di associazioni, se mi sputtano quel file sono rovinato. Potrei schifarmi di Bootylicious e amare follemente i Pupazzini. Potrei riempirmi le mani di affettuosi gattoragni e cacciare via a possenti pedatoni i ragnogatti che mi entrano dalla finestra della camera da letto mentre dormo.
Terrei le ragnatele esposte in bella vista, per sentirmi dire dagli amici in visita che sono proprio fortunato ad avere la possibilità di tenere così tanto animali in casa, sarà che ci ho il giungla-garden io.
Teoria interessante, dice NonèAncoraMiaMoglie abbracciando più stretto Bootylicious che ha già la testina appoggiata sul suo cuscino.
Con mossa sincronizzata dall'intimità, entrambi si girano nel letto dandomi le spalle e cominciano a russare, in controcanto l'uno dell'altra.
A me non resta che chiudere gli occhi e sentire l'aria spostarsi leggera al di sopra del mio naso, attraversata da un Pupazzino che si dondola sopra il suo filo di ragnatela.
Quando ero ancora un piccolo bambino cinese con la testa grande, mi interrogavo sul senso delle parole.
In effetti mi sono sempre chiesto che cosa succederebbe se le parole che conosciamo per definire determinate cose si incasinassero e cambiassero di posto tra loro.
Che so. Nero potrà indicare un colore brillante e luminoso, al contrario di bianco che riporterà alla mente qualcosa di buio e oscuro.
Se dico gatto tutti sorridono, miciomiciomiaaaao!, e se dico ragno tutti si schifano, bleah.
Invece. Se fosse. Mettiamo che.
C'è un posto in cui gli abitanti dicono gatto e parlano di ragno, dicono ragno e intendono gatto.
In casa loro girano enormi gatti pelosi e pieni di gambe lunghe che vengono allegramente inseguiti dai bimbi, per giocare.
Se fossero gattigatti gli tirerebbero la coda ma sono gattoragni per cui si divertono a fargli sparare ragnatele stizzite come risposta alle loro molestie infantili.
Li coccolano, li accarezzano tenendoli in braccio, si commuovono e provano tenerezza guardando i loro occhietti tondi come bottoni e ugualmente espressivi.
Li chiamano Sandy, Milù, Fifì e li pettinano amorevoli, lasciandoseli camminare su braccia e gambe.
Al contrario, le madri urlano spaventate quando vedono un ragnogatto entrare in casa e accoccolarsi rotondo su un cuscino del divano dopo essersi voluttuosamente stirato.
"Un gaaaattoooo!! Uccidiluccidiluccidilo!" urlano le feroci massaie arrampicate su uno sgabello al centro della stanza, mentre il ragnogatto le guarda perplesso con le zampe anteriori appoggiate sul primo scalino.
La sola vista di un ragnogatto fa inorridire grandi e piccini, un giornale arrotolato o una ciabatta guerriera non basta più a liberarsi da cotanto animale.
Semmai un catino d'acqua fredda, per vederli sgummare derrapanti mentre fuggono terrorizzati.
E' tutta una questione di associazioni, se mi sputtano quel file sono rovinato. Potrei schifarmi di Bootylicious e amare follemente i Pupazzini. Potrei riempirmi le mani di affettuosi gattoragni e cacciare via a possenti pedatoni i ragnogatti che mi entrano dalla finestra della camera da letto mentre dormo.
Terrei le ragnatele esposte in bella vista, per sentirmi dire dagli amici in visita che sono proprio fortunato ad avere la possibilità di tenere così tanto animali in casa, sarà che ci ho il giungla-garden io.
Teoria interessante, dice NonèAncoraMiaMoglie abbracciando più stretto Bootylicious che ha già la testina appoggiata sul suo cuscino.
Con mossa sincronizzata dall'intimità, entrambi si girano nel letto dandomi le spalle e cominciano a russare, in controcanto l'uno dell'altra.
A me non resta che chiudere gli occhi e sentire l'aria spostarsi leggera al di sopra del mio naso, attraversata da un Pupazzino che si dondola sopra il suo filo di ragnatela.

