Wednesday, September 01, 2004
#1
Ho fretta. Frettafrettafretta!
Ho una fretta bestiale perché, come al solito, non ho il ritmo nel sangue e lascio suonare quella benedetta sveglia finché SembraMortoMaNonE' si cala dalla grondaia a spegnermela.
NonèAncoraMiaMoglie riprende conoscenza molto più tardi, all'ora in cui devo alzarmi io è ancora del tutto disconnessa e Booty, invece, nei suoi giorni ludici si fa trovare sul comodino, illuminato dall'abatjour, che balla intrigante come MiaWallace.
Senza peraltro svegliarmi.
Doccia-sguillonesultappetino-barba-bestemmieallavistadelsangue-deodorante-gel-denti-calcioaBooty-vestiti...eeeeeeeee op! Ho tutto, sono pronto, ora vado...
Le sigarette! Cacchio...
Avviandomi verso il Tabaccaio do un calcetto intimidatorio alla Vespa che si accende tossendo e si mette ad attendermi appoggiata al muretto, come un vecchio tossico. Mi aspetto che, al mio ritorno, per portarmi al lavoro mi chieda anche se ho due spicci da lasciarle.
Il Tabaccaio è un'insidia perditempo con la quale ho imparato a comunicare a gesti.
Egli vive dietro il suo bancone (mai veduto dalla vita in giù), si narra che abbia una famiglia che tiene amorevolmente segregata nel retrobottega, stipata con le stecche ancora da aprire, ed è saldamente incollato al microfono del telefono.
Non importa l'ora, la stagione, la ricorrenza, le cavallette, il terremoto e le inondazioni: il Tabaccaio sarà sempre e comunque al telefono.
Le prime volte lo guardavo intensamente nelle palle degli occhi, aspettandomi almeno un segno di riconoscimento quale cliente affezionato. Nulla.
Le volte successive sono entrato rombando con vespa e casco saldamente indossati, gettando sul bancone il corrispettivo per pagare le mie sigarette e sollevando poster con marca e numero di pacchetti desiderati.
Stamattina [hofrettahofrettahofretta] mi sbraccio da lontano (vedo già la sua sagoma accartocciata sul telefono), libero nell'aria squillanti peeeee peeeee da una trombetta rossa, mi faccio annunciare da BootyliciousMaggiordomo (no scusa, esiste Barbie Hostess e non può esistere BootyMaggiordomo?!), istorio con un graffito estemporaneo il muro di fronte a lui.
Il Tabaccaio, senza perdere il filo della discussione ("...e infatti io quello le dicevo ma lei..ah, lei..niente! capito? inutile buttare parole con quella...già, già...") mi lancia mezza stecca e con la mano mi comunica un vaivai-paghipoi, i miei polmoni intonano un peana e Bootylicious, in sella alla vespa ormai sveglia, mi sgumma in faccia tentando di fare il tondo in terra come Rossi.
Poiché ho fretta evito di malmenarlo con il casco ma, mentre si allontana, non resisto alla tentazione di segnarlo secondo un antico rito magico rivelatomi da NonèAncoraMiaMoglie. Il Tabaccaio invece lo lascio stare, qualcuno deve averlo già segnato in passato altrimenti riuscirebbe a rompere senza strascichi questo rapporto simbiotico con il telefono.
Ho appena girato l'angolo che inizia a piovere ma io canticchio e me ne infischio, certe gocce come secchiate, ma io ci tiro e me ne infischio che la mia vespa, di secondo nome, fa Alesi.
Ho fretta. Frettafrettafretta!
Ho una fretta bestiale perché, come al solito, non ho il ritmo nel sangue e lascio suonare quella benedetta sveglia finché SembraMortoMaNonE' si cala dalla grondaia a spegnermela.
NonèAncoraMiaMoglie riprende conoscenza molto più tardi, all'ora in cui devo alzarmi io è ancora del tutto disconnessa e Booty, invece, nei suoi giorni ludici si fa trovare sul comodino, illuminato dall'abatjour, che balla intrigante come MiaWallace.
Senza peraltro svegliarmi.
Doccia-sguillonesultappetino-barba-bestemmieallavistadelsangue-deodorante-gel-denti-calcioaBooty-vestiti...eeeeeeeee op! Ho tutto, sono pronto, ora vado...
Le sigarette! Cacchio...
Avviandomi verso il Tabaccaio do un calcetto intimidatorio alla Vespa che si accende tossendo e si mette ad attendermi appoggiata al muretto, come un vecchio tossico. Mi aspetto che, al mio ritorno, per portarmi al lavoro mi chieda anche se ho due spicci da lasciarle.
Il Tabaccaio è un'insidia perditempo con la quale ho imparato a comunicare a gesti.
Egli vive dietro il suo bancone (mai veduto dalla vita in giù), si narra che abbia una famiglia che tiene amorevolmente segregata nel retrobottega, stipata con le stecche ancora da aprire, ed è saldamente incollato al microfono del telefono.
Non importa l'ora, la stagione, la ricorrenza, le cavallette, il terremoto e le inondazioni: il Tabaccaio sarà sempre e comunque al telefono.
Le prime volte lo guardavo intensamente nelle palle degli occhi, aspettandomi almeno un segno di riconoscimento quale cliente affezionato. Nulla.
Le volte successive sono entrato rombando con vespa e casco saldamente indossati, gettando sul bancone il corrispettivo per pagare le mie sigarette e sollevando poster con marca e numero di pacchetti desiderati.
Stamattina [hofrettahofrettahofretta] mi sbraccio da lontano (vedo già la sua sagoma accartocciata sul telefono), libero nell'aria squillanti peeeee peeeee da una trombetta rossa, mi faccio annunciare da BootyliciousMaggiordomo (no scusa, esiste Barbie Hostess e non può esistere BootyMaggiordomo?!), istorio con un graffito estemporaneo il muro di fronte a lui.
Il Tabaccaio, senza perdere il filo della discussione ("...e infatti io quello le dicevo ma lei..ah, lei..niente! capito? inutile buttare parole con quella...già, già...") mi lancia mezza stecca e con la mano mi comunica un vaivai-paghipoi, i miei polmoni intonano un peana e Bootylicious, in sella alla vespa ormai sveglia, mi sgumma in faccia tentando di fare il tondo in terra come Rossi.
Poiché ho fretta evito di malmenarlo con il casco ma, mentre si allontana, non resisto alla tentazione di segnarlo secondo un antico rito magico rivelatomi da NonèAncoraMiaMoglie. Il Tabaccaio invece lo lascio stare, qualcuno deve averlo già segnato in passato altrimenti riuscirebbe a rompere senza strascichi questo rapporto simbiotico con il telefono.
Ho appena girato l'angolo che inizia a piovere ma io canticchio e me ne infischio, certe gocce come secchiate, ma io ci tiro e me ne infischio che la mia vespa, di secondo nome, fa Alesi.

