Monday, October 25, 2004
#1
Appena si illumina il semaforo verde, apro il gas della vespa a manetta e mi infilo sgummando giù per Vicolo Corto con le sue due case, una per parte.
Vado talmente veloce che mi ritrovo senza accorgermene in Vicolo Stretto, che percorro in un minuto scarso. All'uscita mi appunto mentalmente di cambiare le manopole di gomma che ho lasciato sui muri del vicolo.
Ho appena passato la Stazione Sud quando mi si presenta un Imprevisto: SembraMortoMaNonE', in divisa da vigile, tenta di multarmi per adesivi irregolari trascinandomi nella Prigione lì vicina.
Fortunatamente mi basta derrapare davanti al suo naso per infilarmi a busso nella zona universitaria.
E lì mi blocco.
Un folto corteo di universitari infuriati riempie Via Accademia e Corso Ateneo. Alla testa del serpentone il rivoluzionario Bootylicious, con il muso dietro una kefiah d'ordinanza e un eskimo tigrato, a imitazione del solito pelozozzo. Con la zampa sinistra levata a pugno esorta i colleghi a combattere per ottenere mense migliori in cui sia possibile mangiare financo lo yogurt alle pere williams per chiudere degnamente il pasto dello studente tipo. Dalla Società Elettrica si affacciano impiegati inferociti che lanciano pane raffermo ancora incartato nella sua plastica, per solidarizzare con i giovani nelle strade.
A passo d'uomo raggiungo Piazza Università, tentando di mimetizzarmi tra i cori anarcogastronomici, e finalmente riesco a svoltare per la Stazione Ovest e poi per Via Verdi.
Qui la situazione è decisamente più tranquilla. Attraverso veloce Corso Raffaello e Piazza Dante per fermarmi a riprendere fiato nel Parcheggio all'angolo.
Fiuuuuuu!
Corso Magellano scorre veloce agli angoli dei miei occhi concentrati, macchie di colore e rumori di traffico, fino a condurmi attraverso Via Marco Polo per arrivare in Largo Colombo, a fianco della Stazione Nord.
Prima o poi qualcuno avrà qualcosa da ridire per la mia abitudine di usare i binari come scorciatoia...
In Viale Costantino sono fiorite case che non ricordavo e le strade sono state rifatte con perizia, tanto che la mia vespa sembra volarci sopra. E in quattro e quattr'otto sono in Piazza Giulio Cesare, pronto a tuffarmi in Viale Traiano.
All'angolo con la Prigione (è già la seconda, comincio ad avvertire un vago senso d'inquietudine...) saluto gli ergastolani che si sbracciano festosi, sventolando maglie con i colori delle squadre del cuore. Saluto soltanto quelli che espongono la bandiera del TettiRossi e pernacchio impunemente quelli con righe che non mi appartengono.
Così facendo sbuco dritto dritto nella zona fighetta.
La parata di griffe di Via Roma si stende davanti alla mia fretta in tutta la sua magnificenza e mi si presenta la Possibilità di fermarmi a fare acquisti, grazie a un insperato secondo posto ad un concorso di bellezza che mi frutta ben 15.000 lire. Rifiuto orgoglioso (ho fretta fretta fretta!), provocando smorfie di sdegno nelle facce laccate delle avvenenti commesse, metto la freccia e mi sono già infilato in Corso Impero, diretto verso Largo Augusto.
Qui addirittura sono sbocciati alberghi da arabi in vacanza e al mio passaggio i clienti degli hotel alzano, ridenti, calici di margaritas ghiacciati e si bersagliano scherzosamente con olive verdi snocciolate.
Sorrido a tutti e prendo al volo un'oliva tra i denti, nonostante vista l'ora io preferissi un cornetto caldo, suscitando ammirazione per la mia irrefutabile destrezza, celebrata anche da un lungo fischio di treno proveniente dalla Stazione Est.
ci siamo quasi ci siamo quasi ci siamo qua...
Imprevisto!
Bootylicious si para improvvisamente sulla mia strada, gesticolando. Qualcuno gli ha strappato la kefiah e le sue orecchie stanno basse sugli occhi, per nascondersi agli inseguitori. Si guarda dietro, preoccupato, e mi supplica di caricarlo dietro.
Senza nemmeno rifletterci lo faccio saltare su e, quando riparto sgassando, vedo con la coda dell'occhio SaccoDelRusco, Roscione e Tubolare, in uniforme da celerini con lunghi manganelli a roteare nell'aria, che sbucano aggressivi da una strada vicina.
Booty si sporge con un eloquente ditoaculo, rischiando peraltro di sbilanciare la nostra fuga, mentre la vespa imbocca Viale dei Giardini con le sue ville hollywoodiane a farci da sfondo.
La vespa indossa il silenziatore e io il tuxedo, per non sfigurare al passaggio.
Un corteo impellicciato di indigeni del quartiere tenta di bloccare la vespa, millantando un'obbligatoria Tassa di Lusso da pagare per attraversare la zona ma io, incurante degli artigli riccamente ingioiellati e della spruzzate a tradimento di Chanel N°5 negli occhi, apro il gas e mi lascio alle spalle il gruppetto trendycool.
Bootylicious, stretto ai miei fianchi, indossa un borsalino sottratto al volo per supplire alla mancanza della kefiah. Sorride poiché il colore del cappello è perfetto con il suo eskimo.
Per fare prima che mai mi tuffo dentro a Parco della Vittoria, cammuffando la vespa in rollerblade e perciò cadendo ogni metro. Un vigile segue con gli occhi la mia traversata, perplesso, mentre Bootylicious mi risolleva a ogni caduta e mi deterge il sudore dalla fronte. Qui gli uccellini sono talmente fighetti che fanno la cacca in appositi contenitori, che provvedono poi a consegnare alla nettezza urbana, e cinguettano soltanto in orari prestabiliti. Gli alberi, dal canto loro, cambiano i colori delle loro foglie a seconda del colore più in del momento e le lasciano cadere a terra con movimenti studiati, secondo il metodo Lee Strasberg.
All'improvviso una gigantesca NonèAncoraMiaMoglie incombe sul nostro cielo, divina e kharmica, sorridente e trascendente. Nelle sue ampie mani bianche, un dado d'avorio che si fa pigramente passare tra le dita, come un abile Silvan, mentre tutto intorno a noi si alza una melodia di sitar e campanelli d'argento che copre il rotolìo del dado, vicino a noi.
Un premuroso Pupazzino mi tira per la manica e mi porge 20.000 lire, sventolando una bandiera a scacchi.
Giro lo sguardo, tentando senza successo di sganciarmi Bootylicious dalla schiena, e su un muro vedo un cartello.
Vicolo Corto.
No. Cioè. Però.
A meno che...
Booty, levati che ho fretta! Lasciami il collo, mi strang...coff coff!...Booty!
Dicevo, a meno che oggi...
L'agenda non la guardo che ho già capito, valà.
Appena si illumina il semaforo verde, apro il gas della vespa a manetta e mi infilo sgummando giù per Vicolo Corto con le sue due case, una per parte.
Vado talmente veloce che mi ritrovo senza accorgermene in Vicolo Stretto, che percorro in un minuto scarso. All'uscita mi appunto mentalmente di cambiare le manopole di gomma che ho lasciato sui muri del vicolo.
Ho appena passato la Stazione Sud quando mi si presenta un Imprevisto: SembraMortoMaNonE', in divisa da vigile, tenta di multarmi per adesivi irregolari trascinandomi nella Prigione lì vicina.
Fortunatamente mi basta derrapare davanti al suo naso per infilarmi a busso nella zona universitaria.
E lì mi blocco.
Un folto corteo di universitari infuriati riempie Via Accademia e Corso Ateneo. Alla testa del serpentone il rivoluzionario Bootylicious, con il muso dietro una kefiah d'ordinanza e un eskimo tigrato, a imitazione del solito pelozozzo. Con la zampa sinistra levata a pugno esorta i colleghi a combattere per ottenere mense migliori in cui sia possibile mangiare financo lo yogurt alle pere williams per chiudere degnamente il pasto dello studente tipo. Dalla Società Elettrica si affacciano impiegati inferociti che lanciano pane raffermo ancora incartato nella sua plastica, per solidarizzare con i giovani nelle strade.
A passo d'uomo raggiungo Piazza Università, tentando di mimetizzarmi tra i cori anarcogastronomici, e finalmente riesco a svoltare per la Stazione Ovest e poi per Via Verdi.
Qui la situazione è decisamente più tranquilla. Attraverso veloce Corso Raffaello e Piazza Dante per fermarmi a riprendere fiato nel Parcheggio all'angolo.
Fiuuuuuu!
Corso Magellano scorre veloce agli angoli dei miei occhi concentrati, macchie di colore e rumori di traffico, fino a condurmi attraverso Via Marco Polo per arrivare in Largo Colombo, a fianco della Stazione Nord.
Prima o poi qualcuno avrà qualcosa da ridire per la mia abitudine di usare i binari come scorciatoia...
In Viale Costantino sono fiorite case che non ricordavo e le strade sono state rifatte con perizia, tanto che la mia vespa sembra volarci sopra. E in quattro e quattr'otto sono in Piazza Giulio Cesare, pronto a tuffarmi in Viale Traiano.
All'angolo con la Prigione (è già la seconda, comincio ad avvertire un vago senso d'inquietudine...) saluto gli ergastolani che si sbracciano festosi, sventolando maglie con i colori delle squadre del cuore. Saluto soltanto quelli che espongono la bandiera del TettiRossi e pernacchio impunemente quelli con righe che non mi appartengono.
Così facendo sbuco dritto dritto nella zona fighetta.
La parata di griffe di Via Roma si stende davanti alla mia fretta in tutta la sua magnificenza e mi si presenta la Possibilità di fermarmi a fare acquisti, grazie a un insperato secondo posto ad un concorso di bellezza che mi frutta ben 15.000 lire. Rifiuto orgoglioso (ho fretta fretta fretta!), provocando smorfie di sdegno nelle facce laccate delle avvenenti commesse, metto la freccia e mi sono già infilato in Corso Impero, diretto verso Largo Augusto.
Qui addirittura sono sbocciati alberghi da arabi in vacanza e al mio passaggio i clienti degli hotel alzano, ridenti, calici di margaritas ghiacciati e si bersagliano scherzosamente con olive verdi snocciolate.
Sorrido a tutti e prendo al volo un'oliva tra i denti, nonostante vista l'ora io preferissi un cornetto caldo, suscitando ammirazione per la mia irrefutabile destrezza, celebrata anche da un lungo fischio di treno proveniente dalla Stazione Est.
ci siamo quasi ci siamo quasi ci siamo qua...
Imprevisto!
Bootylicious si para improvvisamente sulla mia strada, gesticolando. Qualcuno gli ha strappato la kefiah e le sue orecchie stanno basse sugli occhi, per nascondersi agli inseguitori. Si guarda dietro, preoccupato, e mi supplica di caricarlo dietro.
Senza nemmeno rifletterci lo faccio saltare su e, quando riparto sgassando, vedo con la coda dell'occhio SaccoDelRusco, Roscione e Tubolare, in uniforme da celerini con lunghi manganelli a roteare nell'aria, che sbucano aggressivi da una strada vicina.
Booty si sporge con un eloquente ditoaculo, rischiando peraltro di sbilanciare la nostra fuga, mentre la vespa imbocca Viale dei Giardini con le sue ville hollywoodiane a farci da sfondo.
La vespa indossa il silenziatore e io il tuxedo, per non sfigurare al passaggio.
Un corteo impellicciato di indigeni del quartiere tenta di bloccare la vespa, millantando un'obbligatoria Tassa di Lusso da pagare per attraversare la zona ma io, incurante degli artigli riccamente ingioiellati e della spruzzate a tradimento di Chanel N°5 negli occhi, apro il gas e mi lascio alle spalle il gruppetto trendycool.
Bootylicious, stretto ai miei fianchi, indossa un borsalino sottratto al volo per supplire alla mancanza della kefiah. Sorride poiché il colore del cappello è perfetto con il suo eskimo.
Per fare prima che mai mi tuffo dentro a Parco della Vittoria, cammuffando la vespa in rollerblade e perciò cadendo ogni metro. Un vigile segue con gli occhi la mia traversata, perplesso, mentre Bootylicious mi risolleva a ogni caduta e mi deterge il sudore dalla fronte. Qui gli uccellini sono talmente fighetti che fanno la cacca in appositi contenitori, che provvedono poi a consegnare alla nettezza urbana, e cinguettano soltanto in orari prestabiliti. Gli alberi, dal canto loro, cambiano i colori delle loro foglie a seconda del colore più in del momento e le lasciano cadere a terra con movimenti studiati, secondo il metodo Lee Strasberg.
All'improvviso una gigantesca NonèAncoraMiaMoglie incombe sul nostro cielo, divina e kharmica, sorridente e trascendente. Nelle sue ampie mani bianche, un dado d'avorio che si fa pigramente passare tra le dita, come un abile Silvan, mentre tutto intorno a noi si alza una melodia di sitar e campanelli d'argento che copre il rotolìo del dado, vicino a noi.
Un premuroso Pupazzino mi tira per la manica e mi porge 20.000 lire, sventolando una bandiera a scacchi.
Giro lo sguardo, tentando senza successo di sganciarmi Bootylicious dalla schiena, e su un muro vedo un cartello.
Vicolo Corto.
No. Cioè. Però.
A meno che...
Booty, levati che ho fretta! Lasciami il collo, mi strang...coff coff!...Booty!
Dicevo, a meno che oggi...
L'agenda non la guardo che ho già capito, valà.
Comments:
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coff coff! ...macchè, sono ancora così come mi sono lasciata venerdì...
Oh Ale, divento gelosa se i miei commenti sul tuo blogsemprepiùbello non li caghi mai! ;)
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Oh Ale, divento gelosa se i miei commenti sul tuo blogsemprepiùbello non li caghi mai! ;)
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