Thursday, October 14, 2004
#1
Il mio umore è tamugno come un sacco di rondelle di ferro.
Il mio sangue denso come mercurio ma veloce come una saetta ad arrivare al cervello.
Ho i canini aguzzi, ringhio ma per ora non mordo.
Che cosa avete messo nell'acqua, in questi giorni, che oggi guidavano tutti come uomini anziani con il cappello?
Che cosa avete raccontato in giro, che le bocche erano tutte piegate all'ingiù?
Come siete riusciti a non far piovere fuori e a scatenare lampi e saette dentro?
Prendo un sacchetto di carta.
Lo apro e ci soffio dentro, gonfiandolo.
Ci sussurro dentro tre o quattro malvagità da far rizzare i capelli in testa.
Lo tendo, chiuso, al primo che incontro e lui mi dà il suo.
Ce li scoppiamo in faccia, così ascolto le malvagità del primo che incontro e lui si ascolta le mie.
Tra l'altro, sono malvagità che si assomigliano.
Prendo un pallone nero.
Lo gonfio, con frequenti pause per fumare paglie.
Ci soffio il mio scuro, il mio scontento, la mia paura, la mia pioggia interiore.
Ci urlo il mio incazzo, la mia rabbia senza un volto particolare, ancora la mia paura.
Quando il pallone è grande due volte me, lo lego. Il pallone, inspiegabilmente, si alza da terra.
Ballonzola incerto, prende quota, vola via.
Si va a confondere in mezzo alle nuvole di palloni neri che oggi sono il mio cielo.
Sono qui ma non ci sono mica, sai?
Il mio umore è tamugno come un sacco di rondelle di ferro.
Il mio sangue denso come mercurio ma veloce come una saetta ad arrivare al cervello.
Ho i canini aguzzi, ringhio ma per ora non mordo.
Che cosa avete messo nell'acqua, in questi giorni, che oggi guidavano tutti come uomini anziani con il cappello?
Che cosa avete raccontato in giro, che le bocche erano tutte piegate all'ingiù?
Come siete riusciti a non far piovere fuori e a scatenare lampi e saette dentro?
Prendo un sacchetto di carta.
Lo apro e ci soffio dentro, gonfiandolo.
Ci sussurro dentro tre o quattro malvagità da far rizzare i capelli in testa.
Lo tendo, chiuso, al primo che incontro e lui mi dà il suo.
Ce li scoppiamo in faccia, così ascolto le malvagità del primo che incontro e lui si ascolta le mie.
Tra l'altro, sono malvagità che si assomigliano.
Prendo un pallone nero.
Lo gonfio, con frequenti pause per fumare paglie.
Ci soffio il mio scuro, il mio scontento, la mia paura, la mia pioggia interiore.
Ci urlo il mio incazzo, la mia rabbia senza un volto particolare, ancora la mia paura.
Quando il pallone è grande due volte me, lo lego. Il pallone, inspiegabilmente, si alza da terra.
Ballonzola incerto, prende quota, vola via.
Si va a confondere in mezzo alle nuvole di palloni neri che oggi sono il mio cielo.
Sono qui ma non ci sono mica, sai?


