Wednesday, November 17, 2004

#1

Il cellulare comincia ad agitarsi sul tavolo come se fosse posseduto.
Sullo schermo il nome NonèAncoraMiaMoglie sfoggia effetti stroboscopici attirattenzione.
Non appena spingo il tasto con telefonino verde vengo investito da una bufera di parole concitate.
"Ciao, ti disturbo? [beh sai sono a pran...] Senti che cosa mi è successo [bevabè...niente caffè] ah ma lo sapevo io che andava così, lo immaginavo!, per questo ero così diffidente nei giorni scorsi, 'sto stronzone, ma io mica mi porto Gioconda scritto in fronte! [no, Gioconda no in effetti ma Iraconda sì!], che poi ha avuto la sfrontatezza di fare sentire ME dalla parte del torto, capito?, ME! 'sto stronzone... [e dai!] se lo vedo in strada l'arroto, se lo sogno lo squarto ridendo, se lo incontro al supermercato gli infilo in tasca merce che lo farà suonare all'uscita, se... [ussignur...non ero pronto, adesso mi si è imbizzarrito il pranzo e dovrò lottare tutto il pomeriggio...] e bla bla bla bla bla bla....[ups! non mi devo distrarre! dopo c'è la fase "Cosa ne pensi tu?" che richiede un'enorme conoscenza della situazione. Adesso mi concentro di nuovo...] e insomma, cosa ne pensi tu? [eccappunto!]

"Ehm"
"Dì dì, non essere timido!"
"Aheee....mmmhhhh...io...."
"Scusa ma mi stavi ascoltando o no? Perché oggi sono già abbastanza imbestialita, se stai pensando ad altro dimmelo che facciamo prima!"
In sottofondo insieme al silenzio sceso come una mannaia sento il respiro ingastrito di NonèAncoraMiaMoglie. Sembra il rantolo di Reagan dell'Esorcista e da sentire non è bello neanche un po'.

Ma.
Che cosa ci posso fare io se per me la vita va avanti senza bianchi e neri e priva di Questioni di Principio? Che senso ha dibattersi sempre e così violentemente per cose che tanto andranno comunque in quel modo? E, bada bene, non sto parlando di rinunciare, per le Cose Grandi puoi lottare fino alla morte. Sto parlando di cose piccole , quelle maledettamente insignificanti sulle quali devi flessibilizzarti, piegarti, perché quello è davvero l'unico modo per non schiantarsi con un rumore secco e fastidioso ogni cazzo di volta che qualcosa non funziona per come avevi previsto. Ma quando te lo dico tu mi guardi con quello strano sorriso da orecchio a orecchio, come se sapessi qualcosa che io non so. Insopportabile, anzichenò.
Credi che sia semplice piegarsi?
Credi che sia più facile delle tue entrate a gamba tesa su qualunque cosa o persona abbia offeso le tue regole ferree fatte di principi indubbiamente giusti ma semplicemente inapplicabili a una vita fatta di quotidianità?
Non ti fa bene non avere colleghi, non passare tutte le tue giornate a fianco delle stesse persone per anni, perdi il senso della realtà.
Navighi in una tua dimensione parallela dove esistono situazioni ed esplosioni che non ci appartengono, non MI appartengono perché io ho capito tanto tempo fa che la cosa che desideravo di più era vivere a pieni polmoni questo indefinito rosario di giorni e semplicemente non avrei permesso ad accadimenti senza alcuno spessore di frenare la mia spinta.
Tu corri ma ti impastoi le gambe da sola e fai fatica doppia, lo vedo, dopo un po' non ce la fai più, imbracci il fucile e spari a casaccio perché al cervello non arriva più ossigeno. E più spari e meno al cuore arriva la vita, tutto verrà sempre più allontanato con una diffidenza davvero eccessiva. Ché nessuno ti ha mai messo in angolo a denti sguainati come invece fai tu, fidati. E se te lo ripetessi adesso che hai le orecchie turate dalla rabbia e dalla paura non mi ascolteresti pertanto cercherò di passarti questi concetti per osmosi, mi sembra l'unica via praticabile...


"Oh, uomo! Ci sei?"
"Sì."
"...non valeva la pena, vero?"
"No."
"Ma..."
"Ma?"
"Niente. Non valeva la pena e basta, ho capito ho capito!"
"Mh. Fatto danni?"
"Forse sì ma me ne accorgerò in seguito..."
"..."
"Sìloso! Non dire altro. Per piacere."

Fatica però.

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