Wednesday, November 03, 2004
#1
La nuova barista-lattaia mi inquieta più del suo predecessore.
Prendere un caffè lì da lei significa dare la stura a una serie di modi di vivere e vedere la vita, elaborazioni estemporanee dei Massimi Sistemi, bestemmioni vari e concioni infuocate.
Se ho fretta devo smettere di averne.
Il bar è lungo 2 metri e profondo 3.
Considerando che il mastodontico bancone ne occupa 2, gli avventori si devono restringere in un metro secco di spazio da spartire equamente con tavolini, sgabelli e la legge d'incompenetrabilità dei corpi.
Nel frattempo la barista sta spaparanzata dietro il bancone, sulla sua sedia a sdraio anatomica e jacuzzi, ben lieta di spiegarti per filo e per segno che cosa c'è che non va in questo triste mondo malato.
Solipsista ci ha purtroppo lasciato, con un ultimo, disperato beeeep d'addio e così, stamattina, sono stato costretto a bere altrove il caffè.
Davanti al bar c'era già la coda, rumoreggiante e infastidita, mentre all'interno ben tre fortunati clienti stavano cercando di fare colazione. Tra questi Bootylicious che, scorgendomi attraverso il vetro, mi ha ischerzato issando la tazza del suo cappuccino come per brindare.
SembraMortoMaNonE', quattro o cinque posti in vantaggio rispetto a me nella coda, tentava di fomentare la folla a lanciare cachi contro la vetrina.
Nel frattempo la barista parla parla parla parla parla parla parla.
I clienti finiscono la colazione il più in fretta possibile ma quando tentano di pagare vengono bellamente ignorati dalla barista che parla parla parla, e anche fuori dalla vetrina è facile notare come il loro sguardo vada progressivamente appannandosi.
Uno dei tre, temerario!, tenta la fuga improvvisa dopo aver gettato qualche euro sul bancone ma la pronta barista (senza smettere di parlare parlare parlare), blocca la porta d'uscita, lo riacchiappa per la collottola e lo riconduce alla ragione raccontandogli di come sia più meritevole affrontare le cose dure della vita senza scappare. L'ex-temerario piange a singhiozzi, piegato sul bancone mentre Bootylicious lo conforta intascandosi gli euro da lui lanciati, ancora sul bancone.
Qui fuori la coda si allunga sempre di più, qualcuno installa un apparecchio per distribuire i numeri e qualcun altro porta thermos di vitamina A e plaid per la notte. SembraMorto intrattiene la folla raccontando di quella notte passata in fila per ottenere un biglietto per sentire cantare Beniamino Gigli e di quell'altra in cui, dopo ben tre notti, è riuscito ad avere un cornetto e un caffè in questo bar.
Qualcuno si commuove, qualcun'altro è incredulo, qualcun'altro borbotta o tempora o mores, tutti guardano con bramosia e desiderio la porta ancora chiusa e la vetrina ricolma di avvenenti paste fresche.
La barista si volta un attimo, per preparare un altro caffè e due dei clienti ne approfittano per fuggire dal vasistas aperto, rincalzandosi a vicenda per uscire più velocemente.
Bootylicious lancia sguardi amorosi alla barista e indossa il grembiulino che lei gli porge, con il nome del bar stampato sopra a grossi caratteri rossi: La Parolaccia.
Una famiglia, con due bambini addormentati della grossa che colano dalle spalle del babbo e della mamma, entra incerta e la porta si chiude fragorosamente alle loro spalle. La madre lascia impronte terrorizzate su tutto il vetro, cercando una fessura, una crepa su cui fare forza, un pertugio, mentre Bootylicious manda in overdose di zuccheri i due pargoli ormai svegli rimpinzandoli di bomboloni alla crema e calzoni alla nutella. Il padre, dopo aver bevuto il suo caffè, siede con la testa tra le mani in un angolino, per terra. Probabilmente si sta maledicendo per non aver saputo resistere al bisogno di caffeina che l'ha portato a trovarsi con la sua famiglia in questa situazione.
Nel frattempo la barista spiega per filo e per segno alla madre come rimuovere le impronte digitali dai vetri, metafora delle vite da rivedere e correggere.
"Ah, bastasse un po' di Vetril per vedere di nuovo splendente la propria giornata!"
...
Dopo l'attimo di silenzio che segue la barista-affermazione Bootylicious esplode in un fragoroso applauso, i due bambini (ormai iperattivi) bruciano i sussidiari nei portacenere e si lanciano improperi da scaricatore letti sui muri del bar.
Il padre piange, se possibile, ancora più forte e la madre è catatonica mentre mugola assorta igiene sì fatica no.
Io, fuori, ripasso il Manuale di Papillon e l'intramontabile Scomparire in ogni occasione del mai dimenticato Houdini.
La nuova barista-lattaia mi inquieta più del suo predecessore.
Prendere un caffè lì da lei significa dare la stura a una serie di modi di vivere e vedere la vita, elaborazioni estemporanee dei Massimi Sistemi, bestemmioni vari e concioni infuocate.
Se ho fretta devo smettere di averne.
Il bar è lungo 2 metri e profondo 3.
Considerando che il mastodontico bancone ne occupa 2, gli avventori si devono restringere in un metro secco di spazio da spartire equamente con tavolini, sgabelli e la legge d'incompenetrabilità dei corpi.
Nel frattempo la barista sta spaparanzata dietro il bancone, sulla sua sedia a sdraio anatomica e jacuzzi, ben lieta di spiegarti per filo e per segno che cosa c'è che non va in questo triste mondo malato.
Solipsista ci ha purtroppo lasciato, con un ultimo, disperato beeeep d'addio e così, stamattina, sono stato costretto a bere altrove il caffè.
Davanti al bar c'era già la coda, rumoreggiante e infastidita, mentre all'interno ben tre fortunati clienti stavano cercando di fare colazione. Tra questi Bootylicious che, scorgendomi attraverso il vetro, mi ha ischerzato issando la tazza del suo cappuccino come per brindare.
SembraMortoMaNonE', quattro o cinque posti in vantaggio rispetto a me nella coda, tentava di fomentare la folla a lanciare cachi contro la vetrina.
Nel frattempo la barista parla parla parla parla parla parla parla.
I clienti finiscono la colazione il più in fretta possibile ma quando tentano di pagare vengono bellamente ignorati dalla barista che parla parla parla, e anche fuori dalla vetrina è facile notare come il loro sguardo vada progressivamente appannandosi.
Uno dei tre, temerario!, tenta la fuga improvvisa dopo aver gettato qualche euro sul bancone ma la pronta barista (senza smettere di parlare parlare parlare), blocca la porta d'uscita, lo riacchiappa per la collottola e lo riconduce alla ragione raccontandogli di come sia più meritevole affrontare le cose dure della vita senza scappare. L'ex-temerario piange a singhiozzi, piegato sul bancone mentre Bootylicious lo conforta intascandosi gli euro da lui lanciati, ancora sul bancone.
Qui fuori la coda si allunga sempre di più, qualcuno installa un apparecchio per distribuire i numeri e qualcun altro porta thermos di vitamina A e plaid per la notte. SembraMorto intrattiene la folla raccontando di quella notte passata in fila per ottenere un biglietto per sentire cantare Beniamino Gigli e di quell'altra in cui, dopo ben tre notti, è riuscito ad avere un cornetto e un caffè in questo bar.
Qualcuno si commuove, qualcun'altro è incredulo, qualcun'altro borbotta o tempora o mores, tutti guardano con bramosia e desiderio la porta ancora chiusa e la vetrina ricolma di avvenenti paste fresche.
La barista si volta un attimo, per preparare un altro caffè e due dei clienti ne approfittano per fuggire dal vasistas aperto, rincalzandosi a vicenda per uscire più velocemente.
Bootylicious lancia sguardi amorosi alla barista e indossa il grembiulino che lei gli porge, con il nome del bar stampato sopra a grossi caratteri rossi: La Parolaccia.
Una famiglia, con due bambini addormentati della grossa che colano dalle spalle del babbo e della mamma, entra incerta e la porta si chiude fragorosamente alle loro spalle. La madre lascia impronte terrorizzate su tutto il vetro, cercando una fessura, una crepa su cui fare forza, un pertugio, mentre Bootylicious manda in overdose di zuccheri i due pargoli ormai svegli rimpinzandoli di bomboloni alla crema e calzoni alla nutella. Il padre, dopo aver bevuto il suo caffè, siede con la testa tra le mani in un angolino, per terra. Probabilmente si sta maledicendo per non aver saputo resistere al bisogno di caffeina che l'ha portato a trovarsi con la sua famiglia in questa situazione.
Nel frattempo la barista spiega per filo e per segno alla madre come rimuovere le impronte digitali dai vetri, metafora delle vite da rivedere e correggere.
"Ah, bastasse un po' di Vetril per vedere di nuovo splendente la propria giornata!"
...
Dopo l'attimo di silenzio che segue la barista-affermazione Bootylicious esplode in un fragoroso applauso, i due bambini (ormai iperattivi) bruciano i sussidiari nei portacenere e si lanciano improperi da scaricatore letti sui muri del bar.
Il padre piange, se possibile, ancora più forte e la madre è catatonica mentre mugola assorta igiene sì fatica no.
Io, fuori, ripasso il Manuale di Papillon e l'intramontabile Scomparire in ogni occasione del mai dimenticato Houdini.

