Tuesday, November 30, 2004
#1
Sto in piedi su un pennone come quelli dei cartoni animati. E' perfettamente lucidato, ha la sua bella palla tonda in fondo ed è l'unica cosa che mi separa dalla terra, lontanissima laggiù.
Bootylicious, alla finestra, picchietta con le unghie sul vetro (chiuso) e si liscia la camicia impeccabilmente bianca e il colletto rigido come un collarino ortopedico.
Sullo sfondo passa NonèAncoraMiaMoglie, abbigliata come una procace segretaria, recando in mano un mazzo di schede perforate.
Da fuori la sento chiedermi se gradisco un caffè dalla macchinetta e lei e Booty, per spronarmi, cantano tutto il jingle della marca di caffè mimando nel contempo una felicità rotonda e pulita molto anni '60.
Maledetti. Lo sanno che non sono mai riuscito a resistere a un jiingle convincente.
Se non fosse che soffro in maniera patologica di vertigini potrebbe anche essere divertente guardare da qui le finestre dei palazzi e i puntini colorati che si muovono laggiù.
Ne soffro così tanto che il mio cervello obnubilato mi suggerisce di fare due o tre piroette alla YuriChechi attaccato al mio pennone e il bello è che lo faccio perché mi sembra tutto molto scenografico.
SembraMortoMaNonE', dall'ufficio del Direttore Generale, si sporge dalla finestra per segnalarmi due firme mancanti su un modulo rosa e per bersagliarmi con le merendine ancora incartate che si porta da casa per risparmiare gli spiccioli della macchinetta. Fortunatamente ho addestrato preventivamente una mandria di piccioni ad afferrare le merendine della macchinetta ancora incartate in volo e a cacare senza ritegno su qualsiasi bersaglio io indichi.
Avevo tempo da investire e un profondo amore per il mondo animale, tutto qui.
Seduto a cavalcioni sul mio pennone mi domando come farò a rientrare visto che alla finestra NonèAncoraMiaMoglie e Booty hanno messo di guardia un Manekineko tuttodenti che mi inquieta parecchio, soprattutto con quel suo ritmico e anestetico tuc tuc che produce dando testate al vetro.
Mi penzolo per un poco, appeso a un solo braccio, sventolo come una bandiera guardando giù e fischietto Wanderlust finché è la stessa macchinetta del caffè ad affacciarsi per dirmi di smettere.
Sono certo di conoscerla, ha gli stessi tratti famigliari di Solipsista che ora giace inutilizzata sul ripiano della cucina. Se solo avesse evitato di emettere quel fastidioso fischio acuto a ogni accensione e se non fosse esplosa decorando di caffè le pareti sarebbe ancora la mia caffettiera preferita.
Booty guarda l'orologio e mi saluta, lo stesso fa NonèAncoraMiaMoglie. SembraMorto invece sta giocando alla play2 nell'ufficio, accrocchiato comodamente su un'immensa poltrona di pelle nera che lo inghiotte e attorniato da bellezze in crinolina e ciabatte, direttamente dai concorsi di primo Novecento, che gli recano in dono tazze di the e centrini di pizzo.
Il pennone si fa morbido come liquerizia, s'inchina allungandosi fino a depositarmi, incolume e stupito, su un asfalto prima lontano.
In lontananza il suono di una sveglia.
Mannaggia.
Sto in piedi su un pennone come quelli dei cartoni animati. E' perfettamente lucidato, ha la sua bella palla tonda in fondo ed è l'unica cosa che mi separa dalla terra, lontanissima laggiù.
Bootylicious, alla finestra, picchietta con le unghie sul vetro (chiuso) e si liscia la camicia impeccabilmente bianca e il colletto rigido come un collarino ortopedico.
Sullo sfondo passa NonèAncoraMiaMoglie, abbigliata come una procace segretaria, recando in mano un mazzo di schede perforate.
Da fuori la sento chiedermi se gradisco un caffè dalla macchinetta e lei e Booty, per spronarmi, cantano tutto il jingle della marca di caffè mimando nel contempo una felicità rotonda e pulita molto anni '60.
Maledetti. Lo sanno che non sono mai riuscito a resistere a un jiingle convincente.
Se non fosse che soffro in maniera patologica di vertigini potrebbe anche essere divertente guardare da qui le finestre dei palazzi e i puntini colorati che si muovono laggiù.
Ne soffro così tanto che il mio cervello obnubilato mi suggerisce di fare due o tre piroette alla YuriChechi attaccato al mio pennone e il bello è che lo faccio perché mi sembra tutto molto scenografico.
SembraMortoMaNonE', dall'ufficio del Direttore Generale, si sporge dalla finestra per segnalarmi due firme mancanti su un modulo rosa e per bersagliarmi con le merendine ancora incartate che si porta da casa per risparmiare gli spiccioli della macchinetta. Fortunatamente ho addestrato preventivamente una mandria di piccioni ad afferrare le merendine della macchinetta ancora incartate in volo e a cacare senza ritegno su qualsiasi bersaglio io indichi.
Avevo tempo da investire e un profondo amore per il mondo animale, tutto qui.
Seduto a cavalcioni sul mio pennone mi domando come farò a rientrare visto che alla finestra NonèAncoraMiaMoglie e Booty hanno messo di guardia un Manekineko tuttodenti che mi inquieta parecchio, soprattutto con quel suo ritmico e anestetico tuc tuc che produce dando testate al vetro.
Mi penzolo per un poco, appeso a un solo braccio, sventolo come una bandiera guardando giù e fischietto Wanderlust finché è la stessa macchinetta del caffè ad affacciarsi per dirmi di smettere.
Sono certo di conoscerla, ha gli stessi tratti famigliari di Solipsista che ora giace inutilizzata sul ripiano della cucina. Se solo avesse evitato di emettere quel fastidioso fischio acuto a ogni accensione e se non fosse esplosa decorando di caffè le pareti sarebbe ancora la mia caffettiera preferita.
Booty guarda l'orologio e mi saluta, lo stesso fa NonèAncoraMiaMoglie. SembraMorto invece sta giocando alla play2 nell'ufficio, accrocchiato comodamente su un'immensa poltrona di pelle nera che lo inghiotte e attorniato da bellezze in crinolina e ciabatte, direttamente dai concorsi di primo Novecento, che gli recano in dono tazze di the e centrini di pizzo.
Il pennone si fa morbido come liquerizia, s'inchina allungandosi fino a depositarmi, incolume e stupito, su un asfalto prima lontano.
In lontananza il suono di una sveglia.
Mannaggia.

