Wednesday, November 17, 2004
#2
La piazzola è piena di polvere arancione che si incolla al mio sudore e vola via subito dopo, trascinata dal vento freddo.
Arrivo fino all'orlo. Guardo giù.
Volo? Perché no.
Mi basta aprire le braccia e continuare a guardare avanti, sento un sassolino schizzare via sotto il mio piede destro, l'ultima cosa a staccarsi dalla piazzola.
Se mi volto posso anche vedere lo sbruffo di polvere che scompare quasi subito.
Tutto quel blu lì sotto mi fa venire fame.
Ho già voglia di sedermi a quel tavolino con la gamba più corta e giocare tutta la cena a fare gli equilibristi con vassoi e bottiglie.
Che poi di sera cambiamo colore. A volte siamo scuri come due indigeni e possiamo anche fingere di essere del posto. Se non fosse che quel colore pastoso come cioccolata lo assorbiremmo soltanto dopo mesi che non posso permettermi.
Le volte che siamo rossi mi scappa da ridere. Quando ero piccolo la mia tele era impazzita e a volte ci propinava intere serate a colori sbiellati, chiunque passasse dietro a quello schermo aveva questa folle colorazione aragosta che peraltro ad alcuni donava. Alla maggior parte però no.
Ma dicevamo? Ah, la cena...
Il vinho è quello solito, freddo da far piangere gli incisivi. Per il cibo devo chiedere qual è il prato do dia e di solito non rimango mai deluso perché la fame ce l'ho prima in testa e poi nello stomaco. E dois bicas che tanto si dorme lo stesso.
Scendo in ammaraggio e due bambini grassi mi indicano, io li saluto e loro anche.
Sfioro con la pancia gli scogli rotondi che spuntano dall'acqua e mi tengo ben lontano dagli enormi gabbiani che presidiano le postazioni dei pescatori.
Uno di questi, con gli stivali verdi, mi fa gestacci con la mano e mi lancia improperi che volano via, ha paura che gli spaventi i pesci.
Gli ombrelloni si aggrappano a fatica alla sabbia, quelli meno resistenti sono già stati chiusi e s'improvvisano bandierine segnaposto, che se ti allontani un attimo va a finire che ti perdi.
Vedo marito e moglie nudi, vecchi e rotondi che nuotando si allontanano dolcemente dalla riva con a fianco il loro cane color miele.
Vedo una famiglia giovane, lui porta gli zaini e lei la bimba sulle spalle.
Un gruppo di amici, bianchi e rosa, biondi e magri.
Tre persone stese a prendere l'ultimo sole, ragazzo, ragazza, ragazzo.
Chiudo gli occhi e mi prendo spruzzi leggeri e salati sulla faccia, se possibile apro ancora di più le braccia. E volo.
A wave came crashin' like a fist to the jaw
Delivered him...wings high, look at him now
Arms wide open with the sea as he's flung
Oh how...ohhhh...
He is flyin'...ohhh...high...whyyy...ohhhh....

La piazzola è piena di polvere arancione che si incolla al mio sudore e vola via subito dopo, trascinata dal vento freddo.
Arrivo fino all'orlo. Guardo giù.
Volo? Perché no.
Mi basta aprire le braccia e continuare a guardare avanti, sento un sassolino schizzare via sotto il mio piede destro, l'ultima cosa a staccarsi dalla piazzola.
Se mi volto posso anche vedere lo sbruffo di polvere che scompare quasi subito.
Tutto quel blu lì sotto mi fa venire fame.
Ho già voglia di sedermi a quel tavolino con la gamba più corta e giocare tutta la cena a fare gli equilibristi con vassoi e bottiglie.
Che poi di sera cambiamo colore. A volte siamo scuri come due indigeni e possiamo anche fingere di essere del posto. Se non fosse che quel colore pastoso come cioccolata lo assorbiremmo soltanto dopo mesi che non posso permettermi.
Le volte che siamo rossi mi scappa da ridere. Quando ero piccolo la mia tele era impazzita e a volte ci propinava intere serate a colori sbiellati, chiunque passasse dietro a quello schermo aveva questa folle colorazione aragosta che peraltro ad alcuni donava. Alla maggior parte però no.
Ma dicevamo? Ah, la cena...
Il vinho è quello solito, freddo da far piangere gli incisivi. Per il cibo devo chiedere qual è il prato do dia e di solito non rimango mai deluso perché la fame ce l'ho prima in testa e poi nello stomaco. E dois bicas che tanto si dorme lo stesso.
Scendo in ammaraggio e due bambini grassi mi indicano, io li saluto e loro anche.
Sfioro con la pancia gli scogli rotondi che spuntano dall'acqua e mi tengo ben lontano dagli enormi gabbiani che presidiano le postazioni dei pescatori.
Uno di questi, con gli stivali verdi, mi fa gestacci con la mano e mi lancia improperi che volano via, ha paura che gli spaventi i pesci.
Gli ombrelloni si aggrappano a fatica alla sabbia, quelli meno resistenti sono già stati chiusi e s'improvvisano bandierine segnaposto, che se ti allontani un attimo va a finire che ti perdi.
Vedo marito e moglie nudi, vecchi e rotondi che nuotando si allontanano dolcemente dalla riva con a fianco il loro cane color miele.
Vedo una famiglia giovane, lui porta gli zaini e lei la bimba sulle spalle.
Un gruppo di amici, bianchi e rosa, biondi e magri.
Tre persone stese a prendere l'ultimo sole, ragazzo, ragazza, ragazzo.
Chiudo gli occhi e mi prendo spruzzi leggeri e salati sulla faccia, se possibile apro ancora di più le braccia. E volo.
A wave came crashin' like a fist to the jaw
Delivered him...wings high, look at him now
Arms wide open with the sea as he's flung
Oh how...ohhhh...
He is flyin'...ohhh...high...whyyy...ohhhh....
Comments:
<< Home
voliamo via? si?
...he's FLYING !
ooooohhhhhhhhhhhhhh
HIGH!
anche da quassù non ti perdo mai di vista.
taMU
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...he's FLYING !
ooooohhhhhhhhhhhhhh
HIGH!
anche da quassù non ti perdo mai di vista.
taMU
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