Tuesday, January 11, 2005
#1
L'aria è tagliente ma non è quello il motivo per cui tiro su il bavero del mio impermeabile.
Infilo gli occhiali scuri e calco meglio in testa il cappello a tesa larga.
Mi guardano. Tutti. Sospettosi.
Un anziano davanti a me, fingendo di modulare il lento passo alle buche dell'asfalto in realtà trova il modo per tenermi d'occhio da vicino.
La signora con la spesa mi tiene gli occhi fissi in faccia e io sono costretto ad abbassare lo sguardo.
Questo clima di sospetto e delazione.
Con il bavero alzato il vento gelido rimane lontano dal mio collo ma non dal mio cuore.
In lontananza vedo brillare fioca l'insegna che fino a qualche giorno fa spiccava luminosa in mezzo alle altre. La T bianca su sfondo azzurro, luogo in cui come carbonari si riuniscono pericolosi individui adepti del Male Supremo.
Cercando di non farmi notare mi dirigo verso l'insegna e attraversando persone sento forte la loro curiosità nei miei confronti.
Entrerà lì?
Comprerà lì?
E' uno di Loro?
Con un ultimo sguardo di sottecchi, tra tesa e bavero, mi infilo di soppiatto sotto la saracinesca mezzo abbassata, in una penombra morbida.
Un capannello di avventori si volta compatto a squadrarmi, sono certo che si stanno facendo le stesse domande che si sono posti i passanti in strada, poco fa.
Sì, sono entrato
Sì, comprerò qui
Sì, sono uno di Loro
Il Tabaccaio, nome in codice Ex-Tabaccaio, mi fa un cenno d'intesa che ricambio con un lesto ma impercettibile cenno del capo. Ex-Tabaccaio, sempre tenendo gli occhi fissi sull'entrata, si china sotto il bancone e ne estrae un pacco di piccole dimensioni, assolutamente anonimo se non fosse per la lettera maiuscola che porta scritta sopra a mano. MS.
Scelgo una confezione di caramelle, a caso, la appoggio sul bancone, intasco il pacchetto anonimo e con fare cospiratorio spingo il corrispettivo del mio acquisto con due dita verso Ex-Tabaccaio che nel frattempo finge di mettere a posto uno scaffale.
Quando esco mi stanno ancora guardando tutti.
Sulla strada di casa.
Un vicino, che vedo una volta ogni tanto, mi saluta con un sorriso aperto e guarda con intenzione le mie mani. Giuntomi vicino, mi afferra una mano, come per stringerla e invece se la porta al naso.
Proprio così, al naso.
Annusa svelto e scuote la testa.
"Tsk tsk, Signor Camillo...le sue dita sanno di (abbassa la voce) fumo. E' forse possibile?" chiede canzonatorio.
"Ahem...no, no! E' che sono dovuto intervenire, capisce? Uno dei miei colleghi tra i più fidati improvvisamente ha ceduto e si è messo a...a...(abbasso la voce)...fumare! Si rende conto? Ma io, prontamente, gli ho afferrato la mano e gli ho intimato di smettere. Ecco, forse durante la colluttazione che ne è seguita le mie dita sono rimaste in contatto con la sigaretta accesa, prendendone il nauseabondo odore...sì, è possibile...Grazie per avermi avvertito, dunque! Provvederò al più presto ad un lavaggio antisettico!"
Il vicino rimane leggermente interdetto, ho applicato in maniera impeccabile la tecnica se non puoi vincerli, confondili.
Lo lascio lì, a guardarmi scomparire nel buio della sera.
Al cancello di casa suono il campanello ma nessuno risponde.
Suono nuovamente e questa volta sento un sussurro provenire dal citofono.
"Chi è? Parola d'ordine!" la voce di NonèAncoraMiaMoglie, palpabilmente ansiosa.
"Boomalek!"
"Ok, ok...entra, presto!"
Vengo letteralmente trascinato in casa da zampe pelose e, una volta dentro, sono assalito da dita esploratrici che si infilano spasmodiche in ogni mia tasca, alla ricerca del guiderone.
Con un urletto di trionfo SembraMortoMaNonE' estrae un pacchetto di toscanelli dalla mia tasca sinistra e in men che non si dica ne ha già uno in bocca e un altro in mano con il quale indica a turno tutti noi, in una riuscita imitazione dei VillagePeople nel balletto di YMCA.
Bootylicious si accende quattro paglie e si bulla di noi, mostrando come a un quadrupede sia per l'appunto possibile usare tutti e quattro gli arti per dedicarsi alle sue attività preferite.
NonèAncoraMiaMoglie è cianotica e boccheggiante.
La trascino in un angolo buio della casa, la faccio sedere con la schiena appoggiata al muro e le infilo in bocca una sigaretta che però le sue deboli labbra non trattengono.
Mentre gliela sorreggo cerco affannoso l'accendino nelle tasche e quando lo trovo le faccio baluginare la fiamma salvifica dinnanzi agli occhi.
La prima boccata la fa respirare, la seconda la fa sorridere, la terza la costringe a spegnere il mozzicone poiché la sigaretta è già finita.
Incrociamo i nostri sguardi, tra il sorridente e il preoccupato, per questo futuro che è appena cominciato e già ci inquieta.
Una fitta cappa di fumo avvolge il nostro guardarci.
L'aria è tagliente ma non è quello il motivo per cui tiro su il bavero del mio impermeabile.
Infilo gli occhiali scuri e calco meglio in testa il cappello a tesa larga.
Mi guardano. Tutti. Sospettosi.
Un anziano davanti a me, fingendo di modulare il lento passo alle buche dell'asfalto in realtà trova il modo per tenermi d'occhio da vicino.
La signora con la spesa mi tiene gli occhi fissi in faccia e io sono costretto ad abbassare lo sguardo.
Questo clima di sospetto e delazione.
Con il bavero alzato il vento gelido rimane lontano dal mio collo ma non dal mio cuore.
In lontananza vedo brillare fioca l'insegna che fino a qualche giorno fa spiccava luminosa in mezzo alle altre. La T bianca su sfondo azzurro, luogo in cui come carbonari si riuniscono pericolosi individui adepti del Male Supremo.
Cercando di non farmi notare mi dirigo verso l'insegna e attraversando persone sento forte la loro curiosità nei miei confronti.
Entrerà lì?
Comprerà lì?
E' uno di Loro?
Con un ultimo sguardo di sottecchi, tra tesa e bavero, mi infilo di soppiatto sotto la saracinesca mezzo abbassata, in una penombra morbida.
Un capannello di avventori si volta compatto a squadrarmi, sono certo che si stanno facendo le stesse domande che si sono posti i passanti in strada, poco fa.
Sì, sono entrato
Sì, comprerò qui
Sì, sono uno di Loro
Il Tabaccaio, nome in codice Ex-Tabaccaio, mi fa un cenno d'intesa che ricambio con un lesto ma impercettibile cenno del capo. Ex-Tabaccaio, sempre tenendo gli occhi fissi sull'entrata, si china sotto il bancone e ne estrae un pacco di piccole dimensioni, assolutamente anonimo se non fosse per la lettera maiuscola che porta scritta sopra a mano. MS.
Scelgo una confezione di caramelle, a caso, la appoggio sul bancone, intasco il pacchetto anonimo e con fare cospiratorio spingo il corrispettivo del mio acquisto con due dita verso Ex-Tabaccaio che nel frattempo finge di mettere a posto uno scaffale.
Quando esco mi stanno ancora guardando tutti.
Sulla strada di casa.
Un vicino, che vedo una volta ogni tanto, mi saluta con un sorriso aperto e guarda con intenzione le mie mani. Giuntomi vicino, mi afferra una mano, come per stringerla e invece se la porta al naso.
Proprio così, al naso.
Annusa svelto e scuote la testa.
"Tsk tsk, Signor Camillo...le sue dita sanno di (abbassa la voce) fumo. E' forse possibile?" chiede canzonatorio.
"Ahem...no, no! E' che sono dovuto intervenire, capisce? Uno dei miei colleghi tra i più fidati improvvisamente ha ceduto e si è messo a...a...(abbasso la voce)...fumare! Si rende conto? Ma io, prontamente, gli ho afferrato la mano e gli ho intimato di smettere. Ecco, forse durante la colluttazione che ne è seguita le mie dita sono rimaste in contatto con la sigaretta accesa, prendendone il nauseabondo odore...sì, è possibile...Grazie per avermi avvertito, dunque! Provvederò al più presto ad un lavaggio antisettico!"
Il vicino rimane leggermente interdetto, ho applicato in maniera impeccabile la tecnica se non puoi vincerli, confondili.
Lo lascio lì, a guardarmi scomparire nel buio della sera.
Al cancello di casa suono il campanello ma nessuno risponde.
Suono nuovamente e questa volta sento un sussurro provenire dal citofono.
"Chi è? Parola d'ordine!" la voce di NonèAncoraMiaMoglie, palpabilmente ansiosa.
"Boomalek!"
"Ok, ok...entra, presto!"
Vengo letteralmente trascinato in casa da zampe pelose e, una volta dentro, sono assalito da dita esploratrici che si infilano spasmodiche in ogni mia tasca, alla ricerca del guiderone.
Con un urletto di trionfo SembraMortoMaNonE' estrae un pacchetto di toscanelli dalla mia tasca sinistra e in men che non si dica ne ha già uno in bocca e un altro in mano con il quale indica a turno tutti noi, in una riuscita imitazione dei VillagePeople nel balletto di YMCA.
Bootylicious si accende quattro paglie e si bulla di noi, mostrando come a un quadrupede sia per l'appunto possibile usare tutti e quattro gli arti per dedicarsi alle sue attività preferite.
NonèAncoraMiaMoglie è cianotica e boccheggiante.
La trascino in un angolo buio della casa, la faccio sedere con la schiena appoggiata al muro e le infilo in bocca una sigaretta che però le sue deboli labbra non trattengono.
Mentre gliela sorreggo cerco affannoso l'accendino nelle tasche e quando lo trovo le faccio baluginare la fiamma salvifica dinnanzi agli occhi.
La prima boccata la fa respirare, la seconda la fa sorridere, la terza la costringe a spegnere il mozzicone poiché la sigaretta è già finita.
Incrociamo i nostri sguardi, tra il sorridente e il preoccupato, per questo futuro che è appena cominciato e già ci inquieta.
Una fitta cappa di fumo avvolge il nostro guardarci.

