Wednesday, January 12, 2005

#1

"Ma tu, da piccolo, di che cosa avevi paura?"
"Oh, ehm...dunque...vediamo..."
"Vuoi dire che non ricordi che cosa ti spaventava?"
"No, voglio dire che ci sto pensando. Tutto qui. Però se vuoi ti dico una cosa a caso, va bene?"
"Mavacagare. Sei pazzesco, non ricordi mai niente al primo colpo!"
"Sarà che la mia testa, al contrario della tua, dopo un certo lasso di tempo tende a cancellare le informazioni inutili e a conservare a portata di mano quelle che continuo ad usare..."
"...Tu hai capito quel che mi hai detto?"
"Eh uh...no."
"Mi pareva."

E così vengo a sapere che NonèAncoraMiaMoglie all'età di circa 3 anni nutriva un terrore atavico nei confronti degli scheletri. La spaventavano terribilmente e non appena ne vedeva uno, fosse un fumetto, un'illustrazione anatomica, un costume dipinto addosso, si metteva a piangere.
SuoceroIng, con il suo notorio tatto ma con l'amorevole intento di farla smettere di aver paura, le rivelò che anche dentro ognuno di noi c'era in effetti uno scheletro.
A questa scoperta il terrore di NonèAncoraMiaMoglie crebbe esponenzialmente e provocò un raddoppio secco degli ululati emessi e uno sguardo inceneritore_di_marito della sensibile SuoceraMutter.
SuoceroIng provò a spiegarsi meglio illustrando sulla stessa NonèAncoraMiaMoglie le ossa principali, facendoci passare sopra le dita della bambina. Ma quando arrivò all'esempio chiarificatore, quello del teschio che sorride così perché privo di labbra e pelle, ottenne soltanto una fuga precipitosa della bambina, affranta poiché contenente il motivo stesso del suo terrore e priva quindi della possibilità di allontanarsene fuggendo.

SuoceroIng e SuoceraMutter ne discussero un po' insieme e a SuoceroIng, che aveva un discreto passato come amante del modellismo, venne l'idea di comprare uno scheletro da comporre insieme a NonèAncoraMiaMoglie.
Vedendo ossa, femori, tibiette e peroncini, forse si sarebbe sbarazzata della sua paura inspiegabile.
Detto fatto. In un giorno come tanti comparve in casa una scatola che raffigurava appunto uno scheletro, cosa che provocò l'immediata reazione piangente di NonèAncoraMiaMoglie.
Dopo averla affettuosamente imbavagliata come Alex nell'Arancia a Orologeria, la fecero assistere alla composizione delle varie parti.
E dopo un po' la curiosità di bimba prese il sopravvento sulla paura.
Scoperto che le ossa non la assalivano a tradimento NonèAncoraMiaMoglie cominciò a giocare con i pezzi, facendo mordere a un ridente teschio il suo stesso piede, ancora da incollare al resto della gamba.
Mordi piede, mordi braccio, mordi mano. Ha ha ha e niente più lacrime e ululati.
LoScheletro, una volta finito, risultava essere un modellino di circa 50 cm, perfetto in ogni sua parte, compreso il sorriso sbarrato che tante notti insonni aveva regalato a NonèAncoraMiaMoglie.
LoScheletro dimorò alcuni anni in una stanza della casa parentale di NonèAncoraMiaMoglie, perdendo ossa a ogni spostamento e diventando sempre più sbilenco e incompleto. Ma ormai la paura era passata e LoScheletro avrebbe potuto tranquillamente trovare pace eterna nello scatolone che l'aveva portato qui.
L'ultima volta che fu visto, si era ridotto al solo piede, quello stesso che per primo era stato infilato proditoriamente nella bocca del teschio.

Poi venne l'epoca, mai finita, del terrore per i vampiri che la portò a scrutare il buio a occhi spalancati per notti e notti, stringendo convulsamente sotto le coprte una testa d'aglio.
Ma questa è un'altra storia.

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