Tuesday, March 22, 2005

#1

Il clou di Venerdì è stato trovare un amabile chioschetto di aperitivi durante l'inseguimento di due enormi meteoriti che tentavamo inutilmente di doppiare da qualche ora.
Bootylicious si era incapponito poiché il meteorite più piccolo gli aveva mostrato il dito medio, nascondendosi poi dietro il meteorite grosso.
Il chioschetto è apparso all'improvviso, rilucente della sua aura blu e arricchito dalle luci delle astronavi, di ogni foggia e grandezza, parcheggiate in maniera selvaggia lì davanti.
Booty ha inchiodato i motori dopo aver ricevuto un cenno da NonèAncoraMiaMoglie ("ma cos...fermatifermatifermati! FERMA! Non un centimetro più avanti dell'insegna che dice Bar, se sbagli ti strappo il Patentino davanti alle vibrisse!")
Abbiamo così scoperto che i negroni spaziali sanno di buono nonostante la mancanza della fettina d'arancia e il ghiaccio stranamente verde chiaro.
Abbiamo anche appurato che ubriacano nello stesso modo per cui non saprei davvero dire se gli strani avventori che erano con noi a bancone fossero reali oppure parto della mia fantasia alcolizzata.
Per esempio, non ho capito se quelle tettone da Tabaccaia di Amarcord fossero vere o posticce, visto poi che le indossava un esserino alto non più di un metro, con una fluente capigliatura glitter e una vocina stridula da gremlin.
Non ho potuto indagare più di tanto poiché quando NonèAncoraMiaMoglie mi ha visto lanciare qualche occhiata in giro, si è messa a flirtare spudoratamente con una specie di montagna blu e bitorzoluta alle sue spalle, sedendosi allusiva su quel che immagino abbia identificato come ginocchio.
Ha avuto modo di pentirsene, vista la natura urticante della massa blu, ma da quel che ho potuto constatare mi tiene il muso ancora oggi.

Bootylicious ha ordinato un ginlemon e si è lanciato nelle danze con il plastico SembraMortoMaNonE', riesumatosi per l'occasione. I due sono diventati il fulcro del divertimento galattico di Venerdì al chioschetto, lanciandosi in audaci coreografie e chiamando a gran voce la partecipazione degli altri clienti, tutti un po' alticci, sicuramente molto insoliti.
Al terzo negroni ho perso la memoria e mi sono ritrovato a chiacchierare amabilmente con il barista, tale Beta, così chiamato dalla madre informatica dopo averne saggiato le competenze rispetto al fratellino minore, ingegnere nucleare ad appena tre anni.
Beta mi raccontava che con una famiglia del genere era stato molto difficile per lui trovare la sua strada e realizzarsi e che, fortunatamente, fin da giovane si era dedicato con ardore al mix delle sostanze alcoliche e psicotrope dei vari pianeti vicini, per scopi puramente sperimentali. Immagino che il suo eloquio, fumoso come quello di un tossico che chiede spiccioli alla stazione, derivi anche da questo suo indefesso impegno nel testare nuove combinazioni ogni giorno.
Avendo perso la memoria, oltre a non ricordare le mie generalità e la mia forma esteriore, sono stato costretto a fidarmi di Beta e a bere un drink preparato dalle sue manine sante, più di sei, per amor di precisione.
Non ho cambiato idea neanche quando il cliente di fianco a me, vedendomi recapitare la bevuta, ha iniziato a sghignazzare smodatamente e a indicare il bicchiere con tutti i tentacoli a sua disposizione, emettendo suoni a metà tra la betoniera e il tram.
Mentre sorseggiavo una specie di bidè ricolmo di un liquido viola sfumato di rosa elettrico, tra i fumi del mio drink ho scorto NonèAncoraMiaMoglie in piedi sul suo sgabello, attorniata da un gruppetto di esseri alti e lunghi come fiammiferi che la ascoltavano declamare le regole base per una buona reprimenda. Alcuni di loro, rapiti, prendevano appunti e facevano domande alle quali NonèAncoraMiaMoglie ha risposto con innegabile sicurezza. O almeno così mi è parso.
Ad un certo punto della serata mi sono risvegliato con la faccia immersa nella ciotola di quelle che fino a quel momento avevo creduto arachidi, poiché un plotone di loro tentava a tutti i costi di installarsi nelle mie narici e in generale negli orifizi più a portata di mano. Alcune arachidi le ho ritrovate a zampettare nel piatto della doccia, stamattina, ma non ho osato indagare su dove avessero passato questi ultimi giorni.
Mi pare anche di aver scorto Booty che con il pelo a frezze blu intortava spudoratamente una specie di gattone peloso alto due metri e molto languidamente appoggiato al pianoforte a coda. Non so come sia finita ma l'espressione imbronciata di Booty e gli scherzi molesti di Manekineko potrebbero suggerirmi qualcosa a riguardo.
Un gran bel localino, insomma.

Poi c'è stato sabato, c'è stata domenica e c'è stato lunedì.
E io non so dove siano finiti.

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