Monday, April 18, 2005

#1

E' che a un certo punto della notte, probabilmente mentre dormivo, qualcuno ha aperto il portellone, ha contato fino a tre e mi ha spinto giù.
E' che aprire gli occhi d'improvviso con i piedi che dondolano sul vuoto che avanza non è propriamente un bel risveglio. Oppure non so, magari sono soltanto io che ho perso il gusto di certe sorprese.
Fatto sta che ho abilmente dissimulato e continuo a farlo.
Se volgete lo sguardo verso l'alto vedrete un compassato Camillo che scende verso una croce rossa che qualcuno ha preventivamente tracciato là, a indicare il punto di atterraggio.
Però mi muovo, sculetto. Impercettibilmente ma lo faccio, per allontanarmi in maniera anche solo infinitesimale da quel punto prestabilito, dove mi attende una folla festante e plastificata pronta a chiudermi in un abbraccio che mi sembra soffocante più che celebrativo.
O forse è la stessa cosa: celebriamo insieme il tuo rientro nei ranghi, il risveglio della tua coscienza, l'alba delle tue scelte rinnovate!

In realtà quei festoni mi spaventano, non sfoggiano i miei colori, non riportano incitamenti validi, sono scritti in una lingua che non comprendo, sono lontani e non si avvicinano mai.
Sculetto aggiustandomi la bombetta nera, sposto la sigaretta all'altro angolo della bocca, sporgo il collo e dondolo i piedi come un bambino sull'altalena.
Confido in una salvifico ramo che agganci i miei fili giusto un attimo prima di toccare terra, lasciandomi volutamente sospeso.
A dondolare maliziosamente i piedi in faccia al coro che mi chiede di appoggiarli proprio lì, dove la croce rossa indica.

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