Tuesday, June 07, 2005
#1
Circondato da mostri romanici, ricordo vagamente che sangue e dolore fanno parte del mio bagaglio ancestrale e realizzo pertanto che dovrò farne un qualche uso, prima o poi. Non sono bravo a parlare di certe cose ma tanto meno lo sono ad ascoltarle.
"Paura e Delirio!" mi apostrofa una specie di drago cornuto con fauci salivanti che segue sollecito la scampagnata di una giovane coppia nuda e terrorizzata.
"Pizzebbirra!" ribatto immediato, notando una notevole somiglianza tra la mia umanità e quella della coppia in fuga, mani sui sessi e bocca a Munch.
"Peccato!"
"Dissoluzione!"
"Anarchia come svilimento!" gracchiano neri gargoyle scontrandosi in volo sulla mia testa perplessa.
In questo Buio sceso improvviso faccio fatica a distinguere buoni propositi che davvero riguardino la vita e l'amore.
Una sirena a due code ammicca lussuriosa dal palcoaltare e incita il Conduttore a girare la Sacra Rota e acquistare qualche vocale alla cazzo, per vedere se aggiungendole qua e là il discorso acquista di senso.
"Ti spiego io..." mi soffia nell'orecchio una voce melliflua e sterile di scelta e di cuore, tanfo di pagine irrancidite e gialle di livore.
"Ti amo." mi bacia NonèAncoraMiaMoglie.
Le mie scelte sono sangue e dolore, ferro in bocca, rumore di denti sbattuti.
Seguono strade che mai immagino prima di percorrere e ciononostante mi aspetto sempre di vedere la luce, in fondo. Pago le mie bollette, puntuale e urbano, tutte di tasca mia, unghie spezzate dalla terra secca e dura che non attutisce le mie cadute.
Rimango sempre un po' spiazzato quando una sagoma cartonata di pizzi e icone come mostrine si ritiene in diritto di calpestare la mia Storia con tanta noncuranza, come se la mia Camillità non contasse nulla, non fosse nulla.
Io sono il Figliol Prodigo e giungo in ritardo, impolverato e puzzolente, pregno di attimi densi come nuvolenere da pioggia e vivificanti come l'aria dopo il temporale estivo. Mi aspetto una mano sulla testa, un amore fagocitante che mi culli come ricordo di essere stato cullato, un tempo, nell'acqua che mi ha generato.
Niente che c'entri davvero con tutto quel che sento pronunciare da Rappresentanti che hanno scordato la grandezza del loro campionario, lasciando i pezzi migliori a prendere la polvere nella valigia.
Chi è che svilisce, chi è che banalizza e accartoccia davanti a volti attoniti?
Chi?
Circondato da mostri romanici, ricordo vagamente che sangue e dolore fanno parte del mio bagaglio ancestrale e realizzo pertanto che dovrò farne un qualche uso, prima o poi. Non sono bravo a parlare di certe cose ma tanto meno lo sono ad ascoltarle.
"Paura e Delirio!" mi apostrofa una specie di drago cornuto con fauci salivanti che segue sollecito la scampagnata di una giovane coppia nuda e terrorizzata.
"Pizzebbirra!" ribatto immediato, notando una notevole somiglianza tra la mia umanità e quella della coppia in fuga, mani sui sessi e bocca a Munch.
"Peccato!"
"Dissoluzione!"
"Anarchia come svilimento!" gracchiano neri gargoyle scontrandosi in volo sulla mia testa perplessa.
In questo Buio sceso improvviso faccio fatica a distinguere buoni propositi che davvero riguardino la vita e l'amore.
Una sirena a due code ammicca lussuriosa dal palcoaltare e incita il Conduttore a girare la Sacra Rota e acquistare qualche vocale alla cazzo, per vedere se aggiungendole qua e là il discorso acquista di senso.
"Ti spiego io..." mi soffia nell'orecchio una voce melliflua e sterile di scelta e di cuore, tanfo di pagine irrancidite e gialle di livore.
"Ti amo." mi bacia NonèAncoraMiaMoglie.
Le mie scelte sono sangue e dolore, ferro in bocca, rumore di denti sbattuti.
Seguono strade che mai immagino prima di percorrere e ciononostante mi aspetto sempre di vedere la luce, in fondo. Pago le mie bollette, puntuale e urbano, tutte di tasca mia, unghie spezzate dalla terra secca e dura che non attutisce le mie cadute.
Rimango sempre un po' spiazzato quando una sagoma cartonata di pizzi e icone come mostrine si ritiene in diritto di calpestare la mia Storia con tanta noncuranza, come se la mia Camillità non contasse nulla, non fosse nulla.
Io sono il Figliol Prodigo e giungo in ritardo, impolverato e puzzolente, pregno di attimi densi come nuvolenere da pioggia e vivificanti come l'aria dopo il temporale estivo. Mi aspetto una mano sulla testa, un amore fagocitante che mi culli come ricordo di essere stato cullato, un tempo, nell'acqua che mi ha generato.
Niente che c'entri davvero con tutto quel che sento pronunciare da Rappresentanti che hanno scordato la grandezza del loro campionario, lasciando i pezzi migliori a prendere la polvere nella valigia.
Chi è che svilisce, chi è che banalizza e accartoccia davanti a volti attoniti?
Chi?

