Wednesday, June 22, 2005
#1
Ti svegli ed è indiscutibilmente un giorno appiccicoso.
Lo capisci al volo da come certi brandelli senza senso di sogni mal digeriti si aggrappano cisposi alle tue ciglia.
Nei giorni appiccicosi è d'uopo tenersi lontani da vecchie conoscenze incontrabili per caso a una veglia, in autobus, al lavoro, poiché quello appiccicoso non è un giorno atto a riguardare gli album di famiglia.
Come ti muovi ti ritrovi le dita costellate di pensieri e oggetti, come un uomocoltellinosvizzero, multiuso e pertanto paradossalmente inutile. Lo dice uno che possiede ed usa appena può un vecchissimo apribottiglie della birra Moretti, arrugginito e rubato più per caso che per dolo.
Abbiamo sempre sofferto una grave carenza di apribottiglie, qui.
Ma il punto rimane che diventa difficile scrollarsi tutte queste cose giunte in massa al pettine, anche agitando mani e cervello come un forsennato, immaginando di essere in prima fila a un concerto dei Rage.
E così bisogna fare di necessità virtù, fingere che nulla sia davvero riemerso dal suo loculo anche se è proprio dietro di te che ti riempie di ditate appuntite le spalle che tieni volutamente curve.
Chi è? Non vedo.
Cosa vuoi? Non ti sento.
Che problema c'è? Bella domanda.
Come carta moschicida raccolgo bestie che ronzano e mi innervosiscono ma credo che la strategia migliore sia quella di fingere sordità e cecità.
Mi tengo buona la parola ma soltanto per ottenere un salvifico negroni, alla fine di questa giornata.
Ti svegli ed è indiscutibilmente un giorno appiccicoso.
Lo capisci al volo da come certi brandelli senza senso di sogni mal digeriti si aggrappano cisposi alle tue ciglia.
Nei giorni appiccicosi è d'uopo tenersi lontani da vecchie conoscenze incontrabili per caso a una veglia, in autobus, al lavoro, poiché quello appiccicoso non è un giorno atto a riguardare gli album di famiglia.
Come ti muovi ti ritrovi le dita costellate di pensieri e oggetti, come un uomocoltellinosvizzero, multiuso e pertanto paradossalmente inutile. Lo dice uno che possiede ed usa appena può un vecchissimo apribottiglie della birra Moretti, arrugginito e rubato più per caso che per dolo.
Abbiamo sempre sofferto una grave carenza di apribottiglie, qui.
Ma il punto rimane che diventa difficile scrollarsi tutte queste cose giunte in massa al pettine, anche agitando mani e cervello come un forsennato, immaginando di essere in prima fila a un concerto dei Rage.
E così bisogna fare di necessità virtù, fingere che nulla sia davvero riemerso dal suo loculo anche se è proprio dietro di te che ti riempie di ditate appuntite le spalle che tieni volutamente curve.
Chi è? Non vedo.
Cosa vuoi? Non ti sento.
Che problema c'è? Bella domanda.
Come carta moschicida raccolgo bestie che ronzano e mi innervosiscono ma credo che la strategia migliore sia quella di fingere sordità e cecità.
Mi tengo buona la parola ma soltanto per ottenere un salvifico negroni, alla fine di questa giornata.
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Un salvifico negroni. Beato te. Dopo una giornata passata con un piede sospeso nel vuoto, il negroni finale mi regala l'ebrezza di cadere giù. Almeno finché non smettiamo di bere sull'impalcatura e andiamo al bar che c'è sotto.
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