Thursday, December 15, 2005
#1
Esco di casa e mi blocco lì dove sono, folgorato.
C'è un odore...un odore che. Eh.
Ma diobò, vai te a pensare.
Vai te a pensare che qualcuno ti arreda la giornata come mai avresti immaginato.
Questi colori non sono di città, si vede che ha piovuto ieri notte e che l'aria si è lavata.
Tu dici che sei stanca? E io?
Io che cosa dovrei dire?
No che non voglio ma succede lo stesso. Sorrido.
Poi. Non è che non volessi. Credevo soltanto che oggi non ne sarei stato capace.
Mi porto in giro con la testa calda e leggera, qualcuno mi ha messo del polistirolo in testa ma non mi ha avvertito. Sono sonnambulo adesso, occhi spalancati a dismisura, divoro tutto quel che vedo, mi strafogo degli odoribuoni a narici dilatate.
Mio nonno, nella Bassa, appoggiava i piedi sullo scivirrua, metteva i palmi delle mani sui pantaloni di fustagno e faceva la sua risata furbetta.
Qui non sanno nemmeno che cosa significhi quella parola in dialetto.
Tu che vivi qui da sempre. Tu lo saprai di sicuro. Dimmi, mi consumerò del tutto oppure, semplicemente, cambierò? Transustanzierò, sublimerò, che cosa che cosa? Dimmi tu.
Apro il finestrino, mi tolgo la giacca, ascolto il rumore dentro la mia testacalda.
Chiudo gli occhi, mi distendo sullo schienale, faccio finta che non sono io e che alla mia scrivania ci andrà un altro. Magari alto e biondo, to mò. Laureato e specializzato, vamolà. Con tanto di quel pelo dappertutto che me lo sogno, dovessi vivere cent'anni.
Che poi. Ho già vissuto cent'anni io. E se così non fosse ho decisamente troppi capelli bianchi.
Ti ucciderei ma ti mangio, ogni giorno. Non sono riuscito a mitridatizzarmi, immunizzarmi, renderti innocua, virus d'amore, regina di fiori.
Eppure, proprio adesso che sto qui a occhi stretti, sai che ti prenderei e ti porterei dove non so? Però ci sono anche io. Se ti basta...
Non ti sei consumata, tu. Sembri nuova di pacca. Saranno quei dentini aguzzi e lucenti, sarà quella follia che anima i tuoi sguardi senza vita, fissi sul muro dietro di me.
Mi guardi? Mi guardi? Mi guardi? Guardami.
Sono io, porca puttana, sono sempre quello.
Il mio corpo non reagisce più alle stagioni, non sa più quando si semina, quando si miete, quando cominciano le sagre.
Mi ricordo che un giorno sono fuggito dalla finestra di un capannone perché avevo 14 anni, lavoravo in nero ed era arrivata un'ispezione.
Una vacanza da vespa bianca, lunga un giorno intero.
Esco di casa e mi blocco lì dove sono, folgorato.
C'è un odore...un odore che. Eh.
Ma diobò, vai te a pensare.
Vai te a pensare che qualcuno ti arreda la giornata come mai avresti immaginato.
Questi colori non sono di città, si vede che ha piovuto ieri notte e che l'aria si è lavata.
Tu dici che sei stanca? E io?
Io che cosa dovrei dire?
No che non voglio ma succede lo stesso. Sorrido.
Poi. Non è che non volessi. Credevo soltanto che oggi non ne sarei stato capace.
Mi porto in giro con la testa calda e leggera, qualcuno mi ha messo del polistirolo in testa ma non mi ha avvertito. Sono sonnambulo adesso, occhi spalancati a dismisura, divoro tutto quel che vedo, mi strafogo degli odoribuoni a narici dilatate.
Mio nonno, nella Bassa, appoggiava i piedi sullo scivirrua, metteva i palmi delle mani sui pantaloni di fustagno e faceva la sua risata furbetta.
Qui non sanno nemmeno che cosa significhi quella parola in dialetto.
Tu che vivi qui da sempre. Tu lo saprai di sicuro. Dimmi, mi consumerò del tutto oppure, semplicemente, cambierò? Transustanzierò, sublimerò, che cosa che cosa? Dimmi tu.
Apro il finestrino, mi tolgo la giacca, ascolto il rumore dentro la mia testacalda.
Chiudo gli occhi, mi distendo sullo schienale, faccio finta che non sono io e che alla mia scrivania ci andrà un altro. Magari alto e biondo, to mò. Laureato e specializzato, vamolà. Con tanto di quel pelo dappertutto che me lo sogno, dovessi vivere cent'anni.
Che poi. Ho già vissuto cent'anni io. E se così non fosse ho decisamente troppi capelli bianchi.
Ti ucciderei ma ti mangio, ogni giorno. Non sono riuscito a mitridatizzarmi, immunizzarmi, renderti innocua, virus d'amore, regina di fiori.
Eppure, proprio adesso che sto qui a occhi stretti, sai che ti prenderei e ti porterei dove non so? Però ci sono anche io. Se ti basta...
Non ti sei consumata, tu. Sembri nuova di pacca. Saranno quei dentini aguzzi e lucenti, sarà quella follia che anima i tuoi sguardi senza vita, fissi sul muro dietro di me.
Mi guardi? Mi guardi? Mi guardi? Guardami.
Sono io, porca puttana, sono sempre quello.
Il mio corpo non reagisce più alle stagioni, non sa più quando si semina, quando si miete, quando cominciano le sagre.
Mi ricordo che un giorno sono fuggito dalla finestra di un capannone perché avevo 14 anni, lavoravo in nero ed era arrivata un'ispezione.
Una vacanza da vespa bianca, lunga un giorno intero.

