Tuesday, February 07, 2006
#1
Appena scendo in strada il sole mi solletica gli occhi e il vento gelido mi stuzzica il naso. Ho fatto proprio bene a uscire oggi, ho fatto proprio bene a tirarmi su e a scendere per il mio solito giro quotidiano. Senti che aria, guarda che colori. Ah.
La gente in giro è poca, si vede che sono ancora tutti a lavorare.
Vorrà dire che passeggerò da solo, anzi…ehi, guarda il campanile che ore fa!
Devi sbrigarmi o perderò la Corriera! Presto, presto prest…ahi!, le giunture, senti come scricchiolano, bisognerà che prima o poi mi faccia portare di nuovo dal Dottore…non è che ne abbia questa gran voglia ma mi sento tutto rigido, corro arrancando ormai. Per non parlare della pipì, non la tengo quasi più. E' umiliante anche se nessuno mi sgrida. Forse lo è ancor di più per quello. La Sermide che mi guarda e distoglie gli occhi dai miei quando li incrocia. No, non è mica bello, adesso mi segno di chiedere un appuntamento dal Dottore al massimo per la prossima settimana…anf anf! Se ci arrivo eh.
Però non sento ancora i rintocchi, forse tutto sommato non corro poi così piano, anzi: a guardarmi bene mi riconosco ancora una certa elasticità, un'agilità quasi da levriero, come se
DON DON DON DON
Oh. Sono in ritardo. Però ho ancora poca strada, mi rimane ancora da girare l'angol…ops! mi scusi Signora, non l'avevo vista, scusi ancora!, dritto fino alla fine della via, traversare il campetto dell'Asilo, tagliare per quelle siepi a sinistra, verso l'Autostazione. Oooh, stavolta mi lascia giù, garantito…stavolta non faccio mica in tempo, dovevo decidermi prima ma sul plaid si stava così bene che mi sono concesso una mezz'oretta di ponsata, mica troppo, solo per godermi la casa calda e silenziosa, però adesso lo pago mi sa, eccola la Corriera! è ancora ferma là, ha le porte chiuse ma c'è ancora! Ultimo metro, dai bén Coppi…
Ooooh! ît arivé?…tola daulza Sgnourein che tant nuetér a sän tot què a spteret! dice l'autista Piero aprendomi la porta. Per farlo è costretto a tirarsi su dal grande volante nero sul quale stava a braccia conserte, fingendo di dormirci sopra, ma ha gli occhi che ridono. Quando salgo ricevo solo sorrisi nonostante il mio ritardo, io ricambio tutti con un sobrio cenno del capo e mi sistemo al mio solito posto davanti, a fianco dell'autista. Oggi è Piero perché è martedì ma il mercoledì c'è Giuseppe, il giovedì Rosario, il venerdì Denis e così via, a meno che non cambino i turni o succeda chissà cosa. Da davanti, appoggiato alla transenna, vedo tutto molto meglio e posso finalmente concentrarmi fuori, sui prati che scappano verdi attraverso il vetro di moscerini. Piero ha sempre caldo e perciò tiene il finestrino aperto quindi oggi annuso l'aria senza fermarmi anche quando starnutisco per colpa del freddo, devo solo stare attento a non inspirare quando arriveremo all'altezza di quella fabbrica di mangimi, sembra che ci siano morti dei cristiani lì, altro che storie, devo anche stare attento a non addormentarmi che l'altra volta per gentilezza non mi hanno svegliato e sono rimasto su a dormire fino alla chiusura del deposito, quando hanno dovuto telefonare a casa mia per farmi venire a riprendere. Eh. Rincoglionito, stavolta resto sveglio, giuro. Anche perché, se non ho sbagliato a contare i cartelli, tra due fermate devo scendere, sì è quella, lo sa anche Piero che mi ha già strizzato l'occhio per salutarmi.
As vedän martedé!
Sì, martedì, ciao Piero, ciao. Oh, adesso devo concentrarmi sull'attraversamento della strada che ogni volta si fa sempre più difficile, arrivano certi bolidi di macchine, ci saranno anche le strisce pedonali ma non è che le prendano un gran che sul serio da queste parti, ecco appunto, ormai mi arrota la punta dei piedi, cafooooone!, sumarnaaaaaaaz, presto presto!, anche a teeeeeee!, ma guarda che roba, rischiare la vita soltanto per arrivare sull'altro marciapiede, non era mica così una volta ma del resto qua era tutta campagna e…oddio! se non mi muovo perdo di nuovo la Corriera, quella che va in senso inverso, e mi tocca di aspettare quella dopo che non ho mai saputo a che ora passi perché, ehm, io i cartelli non li so leggere, contare sì ma quello è più semplice, e siccome qui non c'è l'orologio del campanile non saprei proprio dire a che ora passa quella dopo, non ci sono abituato…ma no dai, c'è la signora con la sporta a fiori ancora seduta sulla panchina quindi sono giusto, magari faccio anche in tempo a ritirarmi un attimo dietro quegli alberi là, sempre per quei problemi che dicevamo prima, si sa mai che mi scappi proprio quando sono su. Fra l'altro oggi dovrebbe esserci Lucio che non è mica tanto biondo e neanche tanto simpatico, tutte le volte che per sbaglio mi è scappato qualcosa a bordo si è fermato in mezzo alla strada e mi ha fatto scendere, senza tanti complimenti…ecco che arriva, sono sicuro che mi ha già visto, guarda come ha già tirato giù le sopracciglia. Improvvisamente sono stanco, tutta questa aria gelata mi sta facendo male, capace che stasera arrivo a casa e mi ritrovo con il cagotto, eh. Aspetto che salgano tutti e poi salgo anch'io, uh!, senti che male fare i gradini, speriamo che Lucio non sbuffi come l'altra volta perché ero troppo lento a salire…no macché, sentilo lì che sembra una pentola, ma anche a lui prima o poi queste giornate invernali faranno dolere le giunture, peccato che non guiderò io la sua Corriera. Sta anche scendendo il buio e mi viene difficile distinguere la campagna, se mi concentro come prima vedo solo le luci delle macchine che incrociamo e dopo un po' mi viene sonno. Anche fame a dire la verità.
Nella Bassa c'era un cane, che io immagino basso, ispido e nero, che ogni giorno partiva da casa sua, prendeva la Corriera e faceva un giro fino al Paese Successivo. Giunto lì scendeva, attraversava la strada e prendeva la Corriera in senso contrario, per tornare a casa. Tutti gli autisti lo conoscevano. Ha fatto anda e rianda fino al giorno in cui è morto.
Pace al Cane che Andava e Tornava in Corriera!
Appena scendo in strada il sole mi solletica gli occhi e il vento gelido mi stuzzica il naso. Ho fatto proprio bene a uscire oggi, ho fatto proprio bene a tirarmi su e a scendere per il mio solito giro quotidiano. Senti che aria, guarda che colori. Ah.
La gente in giro è poca, si vede che sono ancora tutti a lavorare.
Vorrà dire che passeggerò da solo, anzi…ehi, guarda il campanile che ore fa!
Devi sbrigarmi o perderò la Corriera! Presto, presto prest…ahi!, le giunture, senti come scricchiolano, bisognerà che prima o poi mi faccia portare di nuovo dal Dottore…non è che ne abbia questa gran voglia ma mi sento tutto rigido, corro arrancando ormai. Per non parlare della pipì, non la tengo quasi più. E' umiliante anche se nessuno mi sgrida. Forse lo è ancor di più per quello. La Sermide che mi guarda e distoglie gli occhi dai miei quando li incrocia. No, non è mica bello, adesso mi segno di chiedere un appuntamento dal Dottore al massimo per la prossima settimana…anf anf! Se ci arrivo eh.
Però non sento ancora i rintocchi, forse tutto sommato non corro poi così piano, anzi: a guardarmi bene mi riconosco ancora una certa elasticità, un'agilità quasi da levriero, come se
DON DON DON DON
Oh. Sono in ritardo. Però ho ancora poca strada, mi rimane ancora da girare l'angol…ops! mi scusi Signora, non l'avevo vista, scusi ancora!, dritto fino alla fine della via, traversare il campetto dell'Asilo, tagliare per quelle siepi a sinistra, verso l'Autostazione. Oooh, stavolta mi lascia giù, garantito…stavolta non faccio mica in tempo, dovevo decidermi prima ma sul plaid si stava così bene che mi sono concesso una mezz'oretta di ponsata, mica troppo, solo per godermi la casa calda e silenziosa, però adesso lo pago mi sa, eccola la Corriera! è ancora ferma là, ha le porte chiuse ma c'è ancora! Ultimo metro, dai bén Coppi…
Ooooh! ît arivé?…tola daulza Sgnourein che tant nuetér a sän tot què a spteret! dice l'autista Piero aprendomi la porta. Per farlo è costretto a tirarsi su dal grande volante nero sul quale stava a braccia conserte, fingendo di dormirci sopra, ma ha gli occhi che ridono. Quando salgo ricevo solo sorrisi nonostante il mio ritardo, io ricambio tutti con un sobrio cenno del capo e mi sistemo al mio solito posto davanti, a fianco dell'autista. Oggi è Piero perché è martedì ma il mercoledì c'è Giuseppe, il giovedì Rosario, il venerdì Denis e così via, a meno che non cambino i turni o succeda chissà cosa. Da davanti, appoggiato alla transenna, vedo tutto molto meglio e posso finalmente concentrarmi fuori, sui prati che scappano verdi attraverso il vetro di moscerini. Piero ha sempre caldo e perciò tiene il finestrino aperto quindi oggi annuso l'aria senza fermarmi anche quando starnutisco per colpa del freddo, devo solo stare attento a non inspirare quando arriveremo all'altezza di quella fabbrica di mangimi, sembra che ci siano morti dei cristiani lì, altro che storie, devo anche stare attento a non addormentarmi che l'altra volta per gentilezza non mi hanno svegliato e sono rimasto su a dormire fino alla chiusura del deposito, quando hanno dovuto telefonare a casa mia per farmi venire a riprendere. Eh. Rincoglionito, stavolta resto sveglio, giuro. Anche perché, se non ho sbagliato a contare i cartelli, tra due fermate devo scendere, sì è quella, lo sa anche Piero che mi ha già strizzato l'occhio per salutarmi.
As vedän martedé!
Sì, martedì, ciao Piero, ciao. Oh, adesso devo concentrarmi sull'attraversamento della strada che ogni volta si fa sempre più difficile, arrivano certi bolidi di macchine, ci saranno anche le strisce pedonali ma non è che le prendano un gran che sul serio da queste parti, ecco appunto, ormai mi arrota la punta dei piedi, cafooooone!, sumarnaaaaaaaz, presto presto!, anche a teeeeeee!, ma guarda che roba, rischiare la vita soltanto per arrivare sull'altro marciapiede, non era mica così una volta ma del resto qua era tutta campagna e…oddio! se non mi muovo perdo di nuovo la Corriera, quella che va in senso inverso, e mi tocca di aspettare quella dopo che non ho mai saputo a che ora passi perché, ehm, io i cartelli non li so leggere, contare sì ma quello è più semplice, e siccome qui non c'è l'orologio del campanile non saprei proprio dire a che ora passa quella dopo, non ci sono abituato…ma no dai, c'è la signora con la sporta a fiori ancora seduta sulla panchina quindi sono giusto, magari faccio anche in tempo a ritirarmi un attimo dietro quegli alberi là, sempre per quei problemi che dicevamo prima, si sa mai che mi scappi proprio quando sono su. Fra l'altro oggi dovrebbe esserci Lucio che non è mica tanto biondo e neanche tanto simpatico, tutte le volte che per sbaglio mi è scappato qualcosa a bordo si è fermato in mezzo alla strada e mi ha fatto scendere, senza tanti complimenti…ecco che arriva, sono sicuro che mi ha già visto, guarda come ha già tirato giù le sopracciglia. Improvvisamente sono stanco, tutta questa aria gelata mi sta facendo male, capace che stasera arrivo a casa e mi ritrovo con il cagotto, eh. Aspetto che salgano tutti e poi salgo anch'io, uh!, senti che male fare i gradini, speriamo che Lucio non sbuffi come l'altra volta perché ero troppo lento a salire…no macché, sentilo lì che sembra una pentola, ma anche a lui prima o poi queste giornate invernali faranno dolere le giunture, peccato che non guiderò io la sua Corriera. Sta anche scendendo il buio e mi viene difficile distinguere la campagna, se mi concentro come prima vedo solo le luci delle macchine che incrociamo e dopo un po' mi viene sonno. Anche fame a dire la verità.
Nella Bassa c'era un cane, che io immagino basso, ispido e nero, che ogni giorno partiva da casa sua, prendeva la Corriera e faceva un giro fino al Paese Successivo. Giunto lì scendeva, attraversava la strada e prendeva la Corriera in senso contrario, per tornare a casa. Tutti gli autisti lo conoscevano. Ha fatto anda e rianda fino al giorno in cui è morto.
Pace al Cane che Andava e Tornava in Corriera!

