Thursday, April 27, 2006
#1
Non è mica niente
Tieni botta dieci minuti, giusto il tempo dei convenevoli.
Inutili peraltro, visto che vengono pronunciati con la tua faccia_di_cazzo.
Poi parti per la tua tangente che purtroppo non tange me ma va a lambire i tuoi piccoli sogni da broker di sticazzi che non sei anche se la mattina ti installano a quel tavolo lì. Ah, quanto vorresti fosse falso il proverbio che parla di abiti e di monaci.
Ma purtroppo.
Mano a mano perdi la spinta, mentre la stampante lontana ti costringe ad alzarti e rialzarti per controllare quante risme di inutile cartaccia che mi farai firmare in duplice e triplice copia siano già pronte da mettermi sotto il naso.
Chissà, forse credi che in me alberghi questa fotta di venirti a trovare spesso per passare insieme almeno due ore, cazzeggiando di conti, titoli, interessi e modalità.
Tu invece vuoi fare il corsaro, vuoi impugnare i miei dobloni e investirli in nuove scorrerie per sentirti vivo e vegeto anche se inchiodato a un anonimo tavolo che prima era di qualcun altro e tra qualche tempo anche.
Appassisci, sfiorisci, ti disinteressi, scambi numeri con altri, tra poco produrrai direttamente dal culo le carte che sveltosvelto mi infili sotto la punta della penna, accontentandoti di una sigla tirata via.
Deperisci, ti annoi, gliela dai su, mentre io mi ostino a chiedere che le nostre conversazioni avvengano in un linguaggio comprensibile ad entrambi.
La noia e la delusione ti colano dagli occhi rallentando ogni tua operazione.
Tra una cartaccia e l'altra provi a infilare qualche depliant delle attività da te sognate: un fondo, un'assicurazione, una cazzata qualsiasi, basta che non sia quello che ti ho espressamente chiesto.
Non puoi fare a meno di offenderti come un bambino quando, ormai sull'orlo della crisi nervosa, piego i foglietti in dodici e li infilo stizzito in tasca, ammonendoti con gli occhi di non provarci più.
Pieno di dignità offesa e di velleità tarpate mi fai autografare fogli a casaccio, dei quali nemmeno a richiesta mi spieghi il senso.
Dopo tutto speravi di scorrazzare audace tra i saliscendi della borsa, perché mai dovresti concentrarti su cose banali come quelle che ti chiedo con le lacrime agli occhi?
Guarda, mettiamola così: la prossima volta non vengo io ma ti mando Bootylicious.
Stronzo.
Non è mica niente
Tieni botta dieci minuti, giusto il tempo dei convenevoli.
Inutili peraltro, visto che vengono pronunciati con la tua faccia_di_cazzo.
Poi parti per la tua tangente che purtroppo non tange me ma va a lambire i tuoi piccoli sogni da broker di sticazzi che non sei anche se la mattina ti installano a quel tavolo lì. Ah, quanto vorresti fosse falso il proverbio che parla di abiti e di monaci.
Ma purtroppo.
Mano a mano perdi la spinta, mentre la stampante lontana ti costringe ad alzarti e rialzarti per controllare quante risme di inutile cartaccia che mi farai firmare in duplice e triplice copia siano già pronte da mettermi sotto il naso.
Chissà, forse credi che in me alberghi questa fotta di venirti a trovare spesso per passare insieme almeno due ore, cazzeggiando di conti, titoli, interessi e modalità.
Tu invece vuoi fare il corsaro, vuoi impugnare i miei dobloni e investirli in nuove scorrerie per sentirti vivo e vegeto anche se inchiodato a un anonimo tavolo che prima era di qualcun altro e tra qualche tempo anche.
Appassisci, sfiorisci, ti disinteressi, scambi numeri con altri, tra poco produrrai direttamente dal culo le carte che sveltosvelto mi infili sotto la punta della penna, accontentandoti di una sigla tirata via.
Deperisci, ti annoi, gliela dai su, mentre io mi ostino a chiedere che le nostre conversazioni avvengano in un linguaggio comprensibile ad entrambi.
La noia e la delusione ti colano dagli occhi rallentando ogni tua operazione.
Tra una cartaccia e l'altra provi a infilare qualche depliant delle attività da te sognate: un fondo, un'assicurazione, una cazzata qualsiasi, basta che non sia quello che ti ho espressamente chiesto.
Non puoi fare a meno di offenderti come un bambino quando, ormai sull'orlo della crisi nervosa, piego i foglietti in dodici e li infilo stizzito in tasca, ammonendoti con gli occhi di non provarci più.
Pieno di dignità offesa e di velleità tarpate mi fai autografare fogli a casaccio, dei quali nemmeno a richiesta mi spieghi il senso.
Dopo tutto speravi di scorrazzare audace tra i saliscendi della borsa, perché mai dovresti concentrarti su cose banali come quelle che ti chiedo con le lacrime agli occhi?
Guarda, mettiamola così: la prossima volta non vengo io ma ti mando Bootylicious.
Stronzo.


