Monday, April 16, 2007
Sono come un Tupperware ripieno di pasta da pizza.
Questa pasta sta lievitando e io compio un bel riferimento circolare à la Excel e mi siedo su me stessa così come mille anni fa mi raccontò un autoreferenziale amico Toro: il mio cuore è una valigia talmente ricolma che mi ci siedo sopra per evitare che straripi.
L'amico Toro in realtà lottava per mantenere la sua immagine salda a dispetto dei mille cambiamenti che stavano coinvolgendo la sua vita. Posso confermare che ci è riuscito perfettamente: l'ho rivisto dopo anni di pausa e l'ho trovato uguale, immobile, sempre seduto sulla sua cacchio di valigia.
Il mio Tupperware invece è in mossa. Desidera spazio e attenzione per il suo contenuto che sento crescere, premere le pareti per uscire, per darsi spazio.
Quindi è una lotta senza quartiere considerato il mio esiguo peso, ci sto seduta sopra ma a volte sobbalzo come se stessi su un toro meccanico che tenta di disarcionarmi quando meno me lo aspetto: basta un cartello blu, una data di agenda, una scritta a mano su un dvd che non guardo più.
La lotta per tenerlo chiuso è la misura di quanto sono viva e scalciante, il paradosso è arrendersi e spogliarsi dell'armatura per ricevere le ferite in pieno petto, la via è cedere a questa corrente.
Il Bianco e il Nero si sciolgono e si impastano davanti ai miei occhi increduli per mostrare sfumature delicate e intriganti che mai avrei potuto immaginare e, forse, nemmeno sopportare.
Lotto come un samurai, con la forza della mia dolcezza.
Questa pasta sta lievitando e io compio un bel riferimento circolare à la Excel e mi siedo su me stessa così come mille anni fa mi raccontò un autoreferenziale amico Toro: il mio cuore è una valigia talmente ricolma che mi ci siedo sopra per evitare che straripi.
L'amico Toro in realtà lottava per mantenere la sua immagine salda a dispetto dei mille cambiamenti che stavano coinvolgendo la sua vita. Posso confermare che ci è riuscito perfettamente: l'ho rivisto dopo anni di pausa e l'ho trovato uguale, immobile, sempre seduto sulla sua cacchio di valigia.
Il mio Tupperware invece è in mossa. Desidera spazio e attenzione per il suo contenuto che sento crescere, premere le pareti per uscire, per darsi spazio.
Quindi è una lotta senza quartiere considerato il mio esiguo peso, ci sto seduta sopra ma a volte sobbalzo come se stessi su un toro meccanico che tenta di disarcionarmi quando meno me lo aspetto: basta un cartello blu, una data di agenda, una scritta a mano su un dvd che non guardo più.
La lotta per tenerlo chiuso è la misura di quanto sono viva e scalciante, il paradosso è arrendersi e spogliarsi dell'armatura per ricevere le ferite in pieno petto, la via è cedere a questa corrente.
Il Bianco e il Nero si sciolgono e si impastano davanti ai miei occhi increduli per mostrare sfumature delicate e intriganti che mai avrei potuto immaginare e, forse, nemmeno sopportare.
Lotto come un samurai, con la forza della mia dolcezza.
Comments:
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E' preferibile la staticità o il movimento?
...La staticità non fa soffrire, ma non porta neppure gioia... il movimento lacera ma ricrea.. piano piano... con il tempo...
Bacetti
...La staticità non fa soffrire, ma non porta neppure gioia... il movimento lacera ma ricrea.. piano piano... con il tempo...
Bacetti
mhhh, bella domanda...
diciamo che potendo scegliere preferisco il movimento, mi fa sentire più attiva anche se ho scoperto che la staticità ha i suoi innegabili pregi...
credo mi serva tempo per pensarci ;)
baci
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diciamo che potendo scegliere preferisco il movimento, mi fa sentire più attiva anche se ho scoperto che la staticità ha i suoi innegabili pregi...
credo mi serva tempo per pensarci ;)
baci
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