Monday, July 23, 2007
I had a feeling you were hiding your thoughts
I made a note for myself I nearly forgot
E quindi.
Ho le scarpe rosse tanto desiderate. Le tolgo di fianco al letto, sono l'ultima cosa che guardo prima di spegnere la luce e la prima che vedo quando la mattina apro gli occhi.
Sono diventata una fervida credente e praticante della retail therapy.
Ho ricevuto un ti amo alcolico, un po' strascicato, al quale ho risposto un altrettanto ovvio anch'io, a modo mio. Stare zitta sembrava maleducato e inoltre non ho mentito, siccome voglio scusarmi mi dirò che in parte è vero senza arrivare ad esserlo completamente. Del resto amo anche Bootylicious anche se per tutti altri motivi.
Ho deciso di considerarlo come se mi fosse stato detto in inglese, un comodo e innocuo I love you che posso ricambiare senza sentirmi stronza, bugiarda o parte di un giochino che non mi interessa e che neanche ho la voglia di gestire.
Lo metterò nella scatolina di quell'altro ti voglio bene, sparatomi a bruciapelo dopo 3 giorni 3 di conoscenza. A quello però avevo risposto un incredulo e quasi disgustato sei fuori come un balcone.
E' la vecchia questione della stella marina, lascio in giro soltanto quel che mi ricresce, il nucleo pulsante lo tengo ben nascosto. D'altronde comincio seriamente a credere, come qualcuno mi ha detto tempo fa, che fin lì non ci sia mai arrivato nessuno, sospetto nemmeno io stessa.
Le punte che perdo invece ricrescono come le code delle lucertole che Bootylicious si ostina a portarmi in dono quando mi siedo in giardino.
Algida come il gatto che sono, dò colpetti giocosi ai miei topi senza provare reale coinvolgimento, è l'anestesia delle emozioni, l'atarassia delle viscere. Testa vince su Corpo un milione a zero, mi procuro specchi che posso controllare senza essere controllata pur rendendomi perfettamente conto che il piatto piange, mi sto rubando in tasca come ebbi a fare anni fa e non è cosa.
I made a note for myself I nearly forgot
E quindi.
Ho le scarpe rosse tanto desiderate. Le tolgo di fianco al letto, sono l'ultima cosa che guardo prima di spegnere la luce e la prima che vedo quando la mattina apro gli occhi.
Sono diventata una fervida credente e praticante della retail therapy.
Ho ricevuto un ti amo alcolico, un po' strascicato, al quale ho risposto un altrettanto ovvio anch'io, a modo mio. Stare zitta sembrava maleducato e inoltre non ho mentito, siccome voglio scusarmi mi dirò che in parte è vero senza arrivare ad esserlo completamente. Del resto amo anche Bootylicious anche se per tutti altri motivi.
Ho deciso di considerarlo come se mi fosse stato detto in inglese, un comodo e innocuo I love you che posso ricambiare senza sentirmi stronza, bugiarda o parte di un giochino che non mi interessa e che neanche ho la voglia di gestire.
Lo metterò nella scatolina di quell'altro ti voglio bene, sparatomi a bruciapelo dopo 3 giorni 3 di conoscenza. A quello però avevo risposto un incredulo e quasi disgustato sei fuori come un balcone.
E' la vecchia questione della stella marina, lascio in giro soltanto quel che mi ricresce, il nucleo pulsante lo tengo ben nascosto. D'altronde comincio seriamente a credere, come qualcuno mi ha detto tempo fa, che fin lì non ci sia mai arrivato nessuno, sospetto nemmeno io stessa.
Le punte che perdo invece ricrescono come le code delle lucertole che Bootylicious si ostina a portarmi in dono quando mi siedo in giardino.
Algida come il gatto che sono, dò colpetti giocosi ai miei topi senza provare reale coinvolgimento, è l'anestesia delle emozioni, l'atarassia delle viscere. Testa vince su Corpo un milione a zero, mi procuro specchi che posso controllare senza essere controllata pur rendendomi perfettamente conto che il piatto piange, mi sto rubando in tasca come ebbi a fare anni fa e non è cosa.

