Friday, July 06, 2007
Sono tornata nella Bassa per pascolare il mio Mostro.
Da molto tempo ululava alla luna e faceva rumore di catene nelle segrete, quelle cose lì molto medioevali e abbastanza scoccianti.
L'averlo chiuso là sotto e il tentativo di edulcorarlo con una french manicure non ha sortito gli effetti sperati poiché continuavo a sentire la sua voce sempre più forte in queste notti d'estate.
Parcheggio nell'enorme piazzale che spesso è pieno di camion, dedico la mia vittoria a Odino come Marito mi ha detto di fare e mi dirigo verso il Bar. Vengo radiografata senza pudore dai sei-sette individui che stanno bevendo lì fuori, il mio cipiglio che li dovrebbe ammonire ad abbassare lo sguardo dalle mie tette e dai miei fianchi non serve a nulla, capto parole come sotto la cappella e mi intimidisco tutta d'un colpo scegliendo di entrare dalla porta più lontana per non dovergli passare in mezzo.
Scorgo subito il Torino a bancone, butto la sigaretta e con la rincorsa gli salto in braccio lasciando che affondi la barba nel mio seno.
Mi sgrida, magna quel!, mangia qualcosa dice rivolto alla mia nuova magrezza per lamentare la scomparsa del seno che prima avevo e adesso meno.
Mi compero le sigarette e mangio avidamente tutto quello che vedo transitare sul bancone, da quel che mi dice il Torino sarà una serata lunga, ci aspetta un salame da tagliare e delle gran chiacchiere. Comincia una processione e uno stringere di mani, gli uomini che prima mi guardavano vengono dentro uno ad uno perché il Torino mi presenti loro, quando io e lui ci avviamo verso la mia macchina per prendere una cosa che gli avevo promesso anni fa gli urlano dietro bastardo e capellone e figliodiputtanafortunato.
La Barista prepara fuori unendo due tavoli, arriva gente che conoscevo nella mia Seconda Vita e altri che ricordo vagamente ma non riesco a collocare da nessuna parte.
Tutto come sempre, le urla, le mani grosse che battono colpi improvvisi sul tavolo, le mie arie da milady che finge di scandalizzarsi nell'ascoltare dosi così massicce di parolacce e bestemmioni, il Torino mi fa trovare un altro bicchiere pieno e ci sorridiamo complici facendolo tintinnare nel brindisi, vengo scrutata con curiosità da quelli che non mi conoscevano mentre sto compostamente seduta con la schiena diritta, le gambe accavallate e le mani pudicamente appoggiate in grembo con la mia solita sigaretta in bocca. Nessuno conta quante camel mi accendo nel giro di mezz'ora, in un angolo del cervello mi chiedo oziosamente che cosa ci faccio di nuovo qui, il Mostro rutta soddisfatto.
E' scesa la sera, tutti parlano con tutti, ogni tanto qualcuno urla uno sguaiatissimo è chiuso! per dissuadere gli incauti che giungono in cerca di sigarette, mi infilo la giacchina leggera e ricomincio un discorso interrotto qualche anno fa con PiccolaKatia che nel frattempo è cresciuta e mi vende l'orecchino che si è appena fabbricata e porta all'orecchio sinistro, dopo tutto il turchese è la pietra del mio segno zodiacale e dovrebbe aumentare l'autostima, ambè.
I salami a fette sono ormai due, ci sono cestini pieni di piada scaldata, il vino rosso e potente è freddo e tinge i bicchieri, quello bianco è acidulo e tiepido, il salame grossolano ma buono.
Attraverso il tavolo che ci separa dico grazie al Torino perché avevo voglia di una notte così, di non guardare l'orologio o sentirmi recitare l'ora da qualcuno, di non pensare a niente che non sia il qui&ora, di rivedere persone scoprendo che è tutto fottutamente uguale, il Bar è spostato di qualche chilometro e la Barista è più bassa ma la sua risata potente con una materna sesta di reggiseno l'ho già vista prima, comincia il valzer dei baci e penso ridendo che da un anno non venivo così tanto baciata, parlo con la barista ventunenne che si interessa di psicologia, me lo dice mentre la mano del suo ragazzo le esplora le chiappette piccole e ancora alte che nel giro di qualche anno si allargheranno come già ho visto accadere.
Perdo la nozione del. Prato. Prima chiacchieriamo in un tot, poi in tre poi in due, le macchine che passano strombazzano, andirivieni, scomparse e ricomparse, Bar chiuso, da quando?, sotto la luce del lampione, entrano ed escono da una macchina, ci sdraiamo a guardare all'insù, metà di questa gente non l'avevo mai vista prima, parliamo, non penso a nulla.
Torno a casa con la musica nelle orecchie per non sentire il russare del Mostro che dorme, finalmente stanco e farcito.
Da molto tempo ululava alla luna e faceva rumore di catene nelle segrete, quelle cose lì molto medioevali e abbastanza scoccianti.
L'averlo chiuso là sotto e il tentativo di edulcorarlo con una french manicure non ha sortito gli effetti sperati poiché continuavo a sentire la sua voce sempre più forte in queste notti d'estate.
Parcheggio nell'enorme piazzale che spesso è pieno di camion, dedico la mia vittoria a Odino come Marito mi ha detto di fare e mi dirigo verso il Bar. Vengo radiografata senza pudore dai sei-sette individui che stanno bevendo lì fuori, il mio cipiglio che li dovrebbe ammonire ad abbassare lo sguardo dalle mie tette e dai miei fianchi non serve a nulla, capto parole come sotto la cappella e mi intimidisco tutta d'un colpo scegliendo di entrare dalla porta più lontana per non dovergli passare in mezzo.
Scorgo subito il Torino a bancone, butto la sigaretta e con la rincorsa gli salto in braccio lasciando che affondi la barba nel mio seno.
Mi sgrida, magna quel!, mangia qualcosa dice rivolto alla mia nuova magrezza per lamentare la scomparsa del seno che prima avevo e adesso meno.
Mi compero le sigarette e mangio avidamente tutto quello che vedo transitare sul bancone, da quel che mi dice il Torino sarà una serata lunga, ci aspetta un salame da tagliare e delle gran chiacchiere. Comincia una processione e uno stringere di mani, gli uomini che prima mi guardavano vengono dentro uno ad uno perché il Torino mi presenti loro, quando io e lui ci avviamo verso la mia macchina per prendere una cosa che gli avevo promesso anni fa gli urlano dietro bastardo e capellone e figliodiputtanafortunato.
La Barista prepara fuori unendo due tavoli, arriva gente che conoscevo nella mia Seconda Vita e altri che ricordo vagamente ma non riesco a collocare da nessuna parte.
Tutto come sempre, le urla, le mani grosse che battono colpi improvvisi sul tavolo, le mie arie da milady che finge di scandalizzarsi nell'ascoltare dosi così massicce di parolacce e bestemmioni, il Torino mi fa trovare un altro bicchiere pieno e ci sorridiamo complici facendolo tintinnare nel brindisi, vengo scrutata con curiosità da quelli che non mi conoscevano mentre sto compostamente seduta con la schiena diritta, le gambe accavallate e le mani pudicamente appoggiate in grembo con la mia solita sigaretta in bocca. Nessuno conta quante camel mi accendo nel giro di mezz'ora, in un angolo del cervello mi chiedo oziosamente che cosa ci faccio di nuovo qui, il Mostro rutta soddisfatto.
E' scesa la sera, tutti parlano con tutti, ogni tanto qualcuno urla uno sguaiatissimo è chiuso! per dissuadere gli incauti che giungono in cerca di sigarette, mi infilo la giacchina leggera e ricomincio un discorso interrotto qualche anno fa con PiccolaKatia che nel frattempo è cresciuta e mi vende l'orecchino che si è appena fabbricata e porta all'orecchio sinistro, dopo tutto il turchese è la pietra del mio segno zodiacale e dovrebbe aumentare l'autostima, ambè.
I salami a fette sono ormai due, ci sono cestini pieni di piada scaldata, il vino rosso e potente è freddo e tinge i bicchieri, quello bianco è acidulo e tiepido, il salame grossolano ma buono.
Attraverso il tavolo che ci separa dico grazie al Torino perché avevo voglia di una notte così, di non guardare l'orologio o sentirmi recitare l'ora da qualcuno, di non pensare a niente che non sia il qui&ora, di rivedere persone scoprendo che è tutto fottutamente uguale, il Bar è spostato di qualche chilometro e la Barista è più bassa ma la sua risata potente con una materna sesta di reggiseno l'ho già vista prima, comincia il valzer dei baci e penso ridendo che da un anno non venivo così tanto baciata, parlo con la barista ventunenne che si interessa di psicologia, me lo dice mentre la mano del suo ragazzo le esplora le chiappette piccole e ancora alte che nel giro di qualche anno si allargheranno come già ho visto accadere.
Perdo la nozione del. Prato. Prima chiacchieriamo in un tot, poi in tre poi in due, le macchine che passano strombazzano, andirivieni, scomparse e ricomparse, Bar chiuso, da quando?, sotto la luce del lampione, entrano ed escono da una macchina, ci sdraiamo a guardare all'insù, metà di questa gente non l'avevo mai vista prima, parliamo, non penso a nulla.
Torno a casa con la musica nelle orecchie per non sentire il russare del Mostro che dorme, finalmente stanco e farcito.

