Thursday, October 04, 2007

I don't want to live, I want to love first and live incidentally
[Zelda]

Quando colgo per la quarta volta i tuoi occhineri cercare i miei mentre ondeggi sul filo mostrando tutta la tua bravura, ecco, è allora che comincio a pensare che potrebbe anche essere, perché no?
Le tue mani si muovono aggraziate mentre balli spostando palline rosse nell'aria e mi dici è facile, questo è facile, io ti guardo disperata e marziale nella mia abituale postura da maestra russa di balletto. No, non ho mai fatto danza classica, sono la perfetta illustrazione del cosiddetto "avere un palo nel culo".
Tu, esile, sognante, un collage in carta velina con la tua maglietta a righe bianche e nere e i pantaloni tirati su ben oltre l'ombelico. E quel naso perfetto che ti ritrovi.
Suavidad mi consigli per giocolare e non sai che io stessa me la sto consigliando per la vita tutta.

La ragazza sulla bicicletta rossa va via, è la tua fidanza, avete fatto nasonaso nel prato e quindi immagino che sia così. Del resto una non rimarrebbe mezz'ora a passare delle clave al primo cretino che trova al parco.
E' proprio quando lei se ne va che tu ti esibisci, rischiando di spaccarti quel naso delizioso con una clava mal lanciata, sempre in equilibrio sul filo teso tra due alberi.
Sinuoso, impalpabile, di fumo sembreresti fatto se non fosse per quei capelli scompigliati e quel leggero puzzo di sudore delle maglie mal lavate, veri segni distintivi del genio artistico da strada.
Ma con gli occhi torni a me per poi riabbassarli stranamente timido quando li incrociamo e sì, perché no, ci penso.
Penso mentre tu mi parli del tuo numero, sarai magro o muscoloso di nervi, in cui racconti la favola del bimbo che desiderava camminare sulle nuvole, sarai così delicatino come sembri vestito, e durante la favola sali piano piano il filo, chissà se vicini potremmo sembrare sproporzionati anche se magra così non lo sono mai stata, fino a salutare le bocche aperte di stupore di quelli che ti guardano da sotto....ops!
Visto? Sono di una pasta più grezza altrimenti come te sarei qui a immaginare soave questo mondo di nuvole con te che ci cammini sopra, si vede che ho il ripieno dei tortellini anche nel cervello io.
Mi rotolo nelle foglie ascoltandoti parlare e ci penso, perché no?
Ché tanto non ci vedremo mai più e lo so già, non verrò in certi luoghi dove so che ti troverei a colpo sicuro.
Anche se me lo chiedi una, due volte, reggendo finalmente gli occhi negli occhi, stai parlando proprio con me, vieni a vedermi là? Stasera o domani.
Declino, fingo pigrizia, tengo celata la mia timidezza che però si appalesa in tutto il suo splendore al momento dei saluti tant'è che ci fronteggiamo per un attimo, immobili, finché non sei tu a dire besito, dai.
Allora ti vengo incontro e me ne frego del palo nel culo di cui sopra, provo a trasmetterti qualcosa dalla punta delle dita che stringo e passo sulle tue braccia mentre incrociamo le facce per scambiare i due baci di rito. Tu anche fai lo stesso, stringi e accarezzi fugace le mie, la tua barba mi punge, ciao, ciao.

Ché tanto non ci vedremo mai più.

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