Wednesday, November 21, 2007

Aguzza l'ingegno.
[Settimana Enigmistica]


Vero o Falso?
Sei una bambina di 3 anni, con addosso un cappottino azzurro dai bottoni di legno difficili da far passare nelle asole. Per questo spesso non lo chiudi.
Sei seduta sugli scalini fuori dalla porta di casa tua, chiusa: l'hai sbattuta tu, uscendo per fuggire di casa.
Ora che sei fuori però hai realizzato con umiliante chiarezza che non sai da dove cominciare per farlo. Che non credevi che ti avrebbero lasciato fuggire di casa, sei troppo piccola per quanto arrabbiata tu sia. Così siedi sull'ultimo gradino, con le spalle alla porta, tentando di decidere se scendere tutte le rampe e arrivare in strada, incamminandoti: metterti in moto cercando di attuare il PianoA ti sembra l'unica soluzione per sconfiggere la cocente delusione che provi verso la porta chiusa e verso te stessa, che non avevi pronto un PianoB.
Stai lì non sai quanto, vedi perfino, come se fosse vero, il tuo cappottino che si allontana per la strada in discesa, annaspi tra le sensazioni che questa faccenda ti provoca, non ultima quella del freddo della ringhiera nera alla quale sei appoggiata con la fronte.
Ti alzi e con le guance rosse di vergogna suoni per farti riaprire.

Spigolature
Sei una cinnetta di 17 anni che amoreggia pesantemente con il suo ragazzo al mare, a casa sua. I tuoi rientrano prima del previsto, sorprendendoti, e la tua prima reazione, dopo aver incrociato l'espressione di tua madre che da tranquilla si è sciolta ad incredula, è quella di uscire a razzo dalla stanza in cui ti trovi. Ti blocchi pensando che è tutto già successo e, baby, la protagonista indiscussa dell'Apocalisse che Sta Per Accadere sei proprio tu. Esci prima che anche tuo padre vi raggiunga, vaghi un pomeriggio e una notte chiedendoti che cosa succederà quando tornerai a casa, non mangi, analizzi come un'ossessa tutte le possibili soluzioni ma, ehi, è inutile, non ce n'è.
E' andata così, puoi solo pensare a quale Punizione, oltre la ovvia et inevitabile clausura, ti costerà questo Madornale Errore. Poi, una volta a casa, tuo padre ti delucida a proposito del concetto di Verginità che lui immagina come la premiazione di Wimbledon: il primo riceve una grande e sfarzosa coppa, il secondo un più modesto piatto, il terzo chissà. Secondo il suo modo di vedere, dopo una concione ingegneristica di un'ora, oggi la tua Coppa è stata assegnata prima che finissero le partite e non si può pertanto essere sicuri che il Premio Più Ambito sia stato dato al Giocatore Più Meritevole. Vai a letto tentando di non pensare al prosieguo della tua estate.

Strano ma vero
Sei una ragazza di 26 anni, ti sei svegliata in un fosso guardando la luna attraverso un parabrezza scheggiato. Non ti chiedi dove sei ma comprendi al volo la situazione e senza stupore reagisci d'istinto: con l'avambraccio asciughi quel che ti cola dal naso e con la gamba destra calci lo sportello che non ne vuole sapere d'aprirsi. Rimane chiuso per cui sei costretta a uscire dalla parte del guidatore che ringhia, folle di dolore e adrenalina, poco lontano da te. Appena scende prendi il suo posto e provi a riaccendere la macchina e quando non ci riesci raccogli diligente chiavi e documenti del tuo accompagnatore che sta vagando strappando le erbacce e urlando bestemmie per il campo in cui siete precipitati . Scendi, constati che cammini e parli pertanto ne approfitti per urlare al pazzo di venire con te a cercare aiuto ma lui blatera qualcosa di sconnesso e così sei tu a scalare il fosso aggrappandoti all'erba e ad accorgerti finalmente che quel liquido che continui a pulire sulla manica della tua giacca di cotone altro non è che sangue. Non hai più l'anello che portavi quando sei uscita, quello che avevi scelto appositamente per la serata: il tuo primo vero appuntamento da coppia con quel ragazzo moro e, fino a prima del fosso, dolce.
Fermi una macchina, sei perfetta, gentile e misurata, ti aiutano, ti regalano una sigaretta e un accendino, chiamano l'ambulanza ed è in questo modo che scopri dove siete, dove si trova il fosso nel quale ti sei svegliata poco fa. Dai le tue generalità e quelle dell'altro che dorme agitato all'infermiere, sei impeccabile e precisa, siedi diritta sulla barella mentre l'ambulanza scoda per portarvi al Pronto Soccorso e all'Accettazione rispondi a tutto quel che ti chiedono mettendoti poi ad aspettare. Stai composta cercando di non notare gli sguardi che la gente in attesa rivolge a te, ai tuoi capelli rasati, al sangue in faccia e sulla giacca che porti, sui jeans, sulla borsa. Aspetti paziente per ore finché non vi mandano a un altro piano e anche lì aspetti, finché una dottoressa chiama dentro l'altro e per le due ore successive gli aggiusta il naso alla bellemmeglio tra urla e pianti udibili da fuori, dove tu peraltro fai passare il tempo pensando a tutto quel che devi fare al più presto, tipo avvertire al lavoro.
Quando tocca a te subisci senza fiatare, pensando di meritarla, la reprimenda che la gentile dottoressa ritiene opportuno farti alle cinque di mattina mentre ti guardi per la prima volta nello specchio della sala, con la luce verde che unita al tuo pallore ti fa sembrare morta e quella strana linea sblisga sul naso dove prima non c'era niente. Così impari che a quell'ora di mattina solo persone di un certo tipo sono ancora in giro e poi per forza che succedono queste cose e i nasi come il tuo vanno poi raddrizzati e fasciati con una stecca dall'anima di metallo. Come la tua, pensi mentre la dottoressa parla e parla incurante di farti male mentre tira i cerotti sulle guance. Esci e ancora aspetti, lì fuori, che vi dimettano e vi lascino tornare a casa. E lì di colpo realizzi che non sai da chi farti venire a prendere, che non puoi chiamare nessuno se non il tuo coinquilino, che non sai da chi farti consolare della Brutta Cosa che ti è successa, che devi fare da sola.
E' affacciata alla finestra che ti lasci piangere pochi istanti dopo che il cielo delle sei di mattina ha cominciato a versare goccioloni di temporale estivo.

Le ultime parole famose
Sei una donna di 35 anni, stai consultando il sito dei trasporti pubblici della tua città cercando una corriera che ti porti dove devi andare. Sei appiedata, avendo incidentato senza speranze la tua macchina appena due giorni prima. Stai piangendo forte, a infantili lacrimoni che non riesci a far smettere. Stamattina pensavi a quanto fosse stato strano che tuo padre ti avesse aiutato venendoti a prendere all'ospedale fuori città senza quasi fartelo pesare, come se fosse veramente disponibile in caso di bisogno. Così ti arrischi, fiduciosa nonostante parecchio pensare, a chiedergli se può portarti lui a fare certe pratiche che devi tassativamente chiudere entro domani. Lui, fedele alla sua icona, ti dice no. Perché il posto è lontano e lui non vuole perdere tanto tempo, perché quando è successo a lui di rimanere a piedi tu non hai lasciato il lavoro per correre in suo aiuto. Poi lascia stare che lui sia pensionato e tu non ancora, quelle son bazzecole come il fatto che siate della stessa famiglia.
Ti senti stupida come tutte le volte, soprattutto perché come tutte le volte ancora piangi quando in realtà è da lungo tempo che dovresti aver imparato come funziona la cosa. Ti senti umiliata mentre scorri nella tua testa tutte le persone che conosci e calcoli il tempo che hai cercando di incastrare disponibilità e logistica. Ti plachi, e così le lacrime, quando cominci ad annotare su un foglio mezzo scritto che trovi vicino due o tre soluzioni e puoi ricominciare a sentirti sola nell'accezione che più ti piace, quella positiva in cui sei una che sa arrangiarsi. Non in quell'altra, secondo la quale quel che sei fin qui non proviene da alcuna radice.

Comments:
un abbraccio...
magari stempera un po' l'amarezza del momento
 
oh grazie, serve :)
Piuttosto, bellissimo il tuo post Ties; io, dal canto mio, ho tutte le cravatte di mio nonno che conservo religiosamente.
ricambio l'abbraccio.
 
[Settimana Enigmistica]
Il bersaglio
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Ogni situazione è legata ad una altra a volte per logica...
a volte per anagramma o per motivi apparentemente incomprensibili.
Il motivo di quello che succede lo scoprirai alla fine del bersaglio, quando tornando indietro ti sarà tutto più chiaro.
Niente consigli, nè pakke sulle spalle: non so nulla sulla tua vita .
Sembri solo vedere la vita con tagli obliqui invece che dritti e questo è un dono.
Sui tetti rossi piove spesso e tira vento; ma c'è anche un sole caldo ed una vista senza precedenti.
Può bastare non trovi?
Ciao Bk
PS: Aveva ragione Monica, sei speciale; salutamela.
 
Eh ma che bel commento, grazie! :)
Il Bersaglio in effetti è sempre stato il mio gioco preferito e mi ritengo fornita di una discreta dose di curiosità per stare ad aspettare di vedere come finisce...

Piuttosto, alleiamoci per far aprire a Monica (qui da noi chiamata Cocchy o Sensy) un blog! :)
 
non sono all'altezza, non so scrivere, ti ricordo che mi rimandarono in italiano con 4.si la de buoi non fa testo, anche perchè l'anno dopo mi mise sette, però davvero non mi sento in grado.
leggi anche il divano di mario, è un'altro amico di Napoli, che ha un bel blog.
a proposito cocchi è senza ipsilon e sensi mi fa veramente cagare.
baci monica
 
Questa di Cocchi non la sapevo... Monica questo soprannome non l'hai mai confessato!
Adesso sono curioso e vorrei sapere il perchè!
Piuttosto mi devi spiegare il perchè del tuo di nick...
PS: ti ho linkato sul mio blog. Mi piace come scrivi.
 
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