Monday, November 19, 2007
It is the incident which makes the story; the rest contributes only to the suspense and to the development of the story.
[R. Queneau]
Uccazz...freno!
Ce la faccio, freno!
Freno freno fre...
No, non ce la faccio.
PUM!
Oggi splende il sole, non fa poi così freddo, le persone sono tutte squisitamente gentili: non sembrerebbe neanche il cazzo-di-giorno-con-la-elle.
Invece sì, lo scopro entrando d'impeto nel portellone della macchina davanti, verde come la mia.
Il Perché e il Percome sono coperti dal crash! odiosamente metallico e accartocciato che riempie l'abitacolo.
Riesco solo a stringere più saldamente il volante, a frenare a tavoletta, poi arriva l'urto che mi fa chiudere gli occhi.
Non si dovrebbe fare, credo. Non si dovrebbe ma lo faccio lo stesso: giro la chiave per riaccenderla. Macché. Morta.
Scendo, la strada è vuota e piena del liquido del mio radiatore che si spande, due persone sono fuori dalle macchine, la terza, la ragazzina che ho tamponato, rimane in auto abbandonata sul sedile.
Le busso al finestrino, ci appoggio la mano aperta, finalmente lei mi guarda e fa segno che è tutto ok, è solo spaventata. L'altra ragazza, la seconda della fila, è incazzata come una biscia e urla contro il Colpevole, il Signor Primo della Fila.
Costui, senza proferire parola, ci dà un'occhiata, si guarda in giro, attraversa la strada e va al Bar.
Saluto la mia macchina in una carrozzeria sconosciuta in culo ai lupi, dove mi stavo recando a lavorare.
Sono sciocca, lo so. Ci sono tutte le mie trasferte, in questa macchina. Stava per fare il collaudo dei 10 anni, questa macchina. E' la prima cosa da Vera Adulta che ho posseduto, questa macchina. Raccolgo in una brosa di plastica le cassette sparse, i documenti, le conchiglie, una biglia gialla, la carta carburante, il triangolo che avrei preferito non usare mai, una guida dell'India, un vecchio cappello tanto amato.
Anche te ti ho amato tanto, mia Citroen AX verdona.
Tanto, tantissimo e anche di più.
[R. Queneau]
Uccazz...freno!
Ce la faccio, freno!
Freno freno fre...
No, non ce la faccio.
PUM!
Oggi splende il sole, non fa poi così freddo, le persone sono tutte squisitamente gentili: non sembrerebbe neanche il cazzo-di-giorno-con-la-elle.
Invece sì, lo scopro entrando d'impeto nel portellone della macchina davanti, verde come la mia.
Il Perché e il Percome sono coperti dal crash! odiosamente metallico e accartocciato che riempie l'abitacolo.
Riesco solo a stringere più saldamente il volante, a frenare a tavoletta, poi arriva l'urto che mi fa chiudere gli occhi.
Non si dovrebbe fare, credo. Non si dovrebbe ma lo faccio lo stesso: giro la chiave per riaccenderla. Macché. Morta.
Scendo, la strada è vuota e piena del liquido del mio radiatore che si spande, due persone sono fuori dalle macchine, la terza, la ragazzina che ho tamponato, rimane in auto abbandonata sul sedile.
Le busso al finestrino, ci appoggio la mano aperta, finalmente lei mi guarda e fa segno che è tutto ok, è solo spaventata. L'altra ragazza, la seconda della fila, è incazzata come una biscia e urla contro il Colpevole, il Signor Primo della Fila.
Costui, senza proferire parola, ci dà un'occhiata, si guarda in giro, attraversa la strada e va al Bar.
Saluto la mia macchina in una carrozzeria sconosciuta in culo ai lupi, dove mi stavo recando a lavorare.
Sono sciocca, lo so. Ci sono tutte le mie trasferte, in questa macchina. Stava per fare il collaudo dei 10 anni, questa macchina. E' la prima cosa da Vera Adulta che ho posseduto, questa macchina. Raccolgo in una brosa di plastica le cassette sparse, i documenti, le conchiglie, una biglia gialla, la carta carburante, il triangolo che avrei preferito non usare mai, una guida dell'India, un vecchio cappello tanto amato.
Anche te ti ho amato tanto, mia Citroen AX verdona.
Tanto, tantissimo e anche di più.

