Tuesday, January 29, 2008
Look at a day when you are supremely satisfied at the end. It's not a day when you lounge around doing nothing; it's when you've had everything to do, and you've done it.
[M. Tatcher]
Ogni volta che penso di essere a terra, incapace di emanare energiabuona, mi scopro un fondo di emergenza inaspettato proprio in fondo a un calzino della mia anima.
I bimbi riconoscono subito la mia valigia dipinta anche se contrasta con il mio aspetto in borghese da prefica tutto nero e argento.
Claudio mi arriva come un ariete nello stomaco su cui schiaccia la faccia e mi abbraccia entrambe le chiappe con le sue manine sporche di pennarello, mi stringe e dice ti ricordi di me?
Come potrei scordarti, sei il mio Starsky albanese, uguale ma in piccolo.
Esther mi tira con violenza il vestito per ottenere attenzione, mi dà schiaffi, e piccoli pugni, ruba le palline dalla valigia ma non ho mai il cuore di sgridarla così la sollevo di peso, me la arrotolo addosso, la tengo sulle mie ginocchia mentre scarabocchia a casaccio.
Francesco piange e viene trascinato in un angolo, a letto, adesso ti porto a letto così impari! dice alle undici di una giornata di sole magnifico la stronza che si definisce maestra e che mi chiama pagliaccio finché uno dei bimbi, con la saccenza dell'infanzia, la corregge dicendole il mio nome.
Abbraccio Francesco che non vuole e si dibatte, piange e farfuglia cose che non capisco mentre rende rosso scuro il mio vestito macchiandolo di saliva. Non vuole ma piano piano si abbandona alle mie braccia, sento la sua tensione andare, e ne approfitto per pizzicarlo facendo versi buffi.
La mia testa risuona delle loro voci che tutte insieme mi chiamano senza tregua.
Ayub è bellissimo. I primi giorni mi guatava truce e frugava senza ritegno tra le mie cose. Ha cominciato venendomi alle spalle e appoggiandomi la mano sulla caviglia, come per trattenermi. Poi ha imparato il mio nome e mi ha regalato un disegno della sua casa, con gli occhi e la bocca.
Non vuole mascherarsi da leone, sembra che non voglia proprio mascherarsi ma quando sto per andare via mi annuncia che vuole essere una farfalla e mi incatena d'affetto quando si mette a piangere chiedendomi vendetta perché qualcuno gli ha detto che non può essere una farfalla tutta arancione.
I bimbi delle elementari sono ansiosi di vedermi vestita e truccata.
Fin qui per loro sono stata quella che legge le favole di Calvino, quelle stesse che il mio babbo leggeva a me che lo ascoltavo ipnotizzata dalla sua bellissima voce.
Ma oggi no, oggi vogliono giocare, proprio oggi che la lancetta segna riserva e io vedo i puntini davanti agli occhi. Mi cambio in fretta e furia nel bagno delle maestre chiedendomi che cosa fare e quando esco dalla porta mi sento un'idiota perfetta ed è così che in effetti deve andare.
Mi faccio portare la valigia che fingo troppo pesante da sollevare da sola e mi faccio seguire in un percorso tortuoso attraverso la sala, su e giù dai tavoli, in mezzo alle sedie, spostando cose e maestre. Le loro risate sono adrenalina crepitante che fa vibrare la lancetta di cui sopra, la mia stupidità è suprema, la loro forza enorme. Improvvisano, usano i loro corpi, non seguono mai gli ordini e questo è buono, hanno tanto tempo per farlo più avanti. Alcuni escono dagli schemi, hanno fantasia inaspettata, tutti loro sono ancora nudi delle pastoie di imbarazzo e convenzioni che ci ritroviamo a indossare da adulti senza quasi accorgercene.
Ancora, ancora, mi urlano delusi quando boccheggiante guardo l'orologio per andarmene.
Sono vecchia!, gli dico, ma oggi non ci credo neanche io.
[M. Tatcher]
Ogni volta che penso di essere a terra, incapace di emanare energiabuona, mi scopro un fondo di emergenza inaspettato proprio in fondo a un calzino della mia anima.
I bimbi riconoscono subito la mia valigia dipinta anche se contrasta con il mio aspetto in borghese da prefica tutto nero e argento.
Claudio mi arriva come un ariete nello stomaco su cui schiaccia la faccia e mi abbraccia entrambe le chiappe con le sue manine sporche di pennarello, mi stringe e dice ti ricordi di me?
Come potrei scordarti, sei il mio Starsky albanese, uguale ma in piccolo.
Esther mi tira con violenza il vestito per ottenere attenzione, mi dà schiaffi, e piccoli pugni, ruba le palline dalla valigia ma non ho mai il cuore di sgridarla così la sollevo di peso, me la arrotolo addosso, la tengo sulle mie ginocchia mentre scarabocchia a casaccio.
Francesco piange e viene trascinato in un angolo, a letto, adesso ti porto a letto così impari! dice alle undici di una giornata di sole magnifico la stronza che si definisce maestra e che mi chiama pagliaccio finché uno dei bimbi, con la saccenza dell'infanzia, la corregge dicendole il mio nome.
Abbraccio Francesco che non vuole e si dibatte, piange e farfuglia cose che non capisco mentre rende rosso scuro il mio vestito macchiandolo di saliva. Non vuole ma piano piano si abbandona alle mie braccia, sento la sua tensione andare, e ne approfitto per pizzicarlo facendo versi buffi.
La mia testa risuona delle loro voci che tutte insieme mi chiamano senza tregua.
Ayub è bellissimo. I primi giorni mi guatava truce e frugava senza ritegno tra le mie cose. Ha cominciato venendomi alle spalle e appoggiandomi la mano sulla caviglia, come per trattenermi. Poi ha imparato il mio nome e mi ha regalato un disegno della sua casa, con gli occhi e la bocca.
Non vuole mascherarsi da leone, sembra che non voglia proprio mascherarsi ma quando sto per andare via mi annuncia che vuole essere una farfalla e mi incatena d'affetto quando si mette a piangere chiedendomi vendetta perché qualcuno gli ha detto che non può essere una farfalla tutta arancione.
I bimbi delle elementari sono ansiosi di vedermi vestita e truccata.
Fin qui per loro sono stata quella che legge le favole di Calvino, quelle stesse che il mio babbo leggeva a me che lo ascoltavo ipnotizzata dalla sua bellissima voce.
Ma oggi no, oggi vogliono giocare, proprio oggi che la lancetta segna riserva e io vedo i puntini davanti agli occhi. Mi cambio in fretta e furia nel bagno delle maestre chiedendomi che cosa fare e quando esco dalla porta mi sento un'idiota perfetta ed è così che in effetti deve andare.
Mi faccio portare la valigia che fingo troppo pesante da sollevare da sola e mi faccio seguire in un percorso tortuoso attraverso la sala, su e giù dai tavoli, in mezzo alle sedie, spostando cose e maestre. Le loro risate sono adrenalina crepitante che fa vibrare la lancetta di cui sopra, la mia stupidità è suprema, la loro forza enorme. Improvvisano, usano i loro corpi, non seguono mai gli ordini e questo è buono, hanno tanto tempo per farlo più avanti. Alcuni escono dagli schemi, hanno fantasia inaspettata, tutti loro sono ancora nudi delle pastoie di imbarazzo e convenzioni che ci ritroviamo a indossare da adulti senza quasi accorgercene.
Ancora, ancora, mi urlano delusi quando boccheggiante guardo l'orologio per andarmene.
Sono vecchia!, gli dico, ma oggi non ci credo neanche io.
Comments:
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:o)
Non sei vecchia tu, sono loro ad essere piccoli meravigliosi concentrati di energia...che bel post...
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Non sei vecchia tu, sono loro ad essere piccoli meravigliosi concentrati di energia...che bel post...
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