Tuesday, February 26, 2008
Falling ill is not something that happens to us, it is a choice we make as a result of things happening to us.
[J.Miller]
Settimane di immobilità forzosa mi hanno sdrenato il fisico e l'umore.
Non la prendo più tanto in ridere, insomma. Sono imbestialita e intrattabile.
Sarà che sono terrorizzata dalla malattia perché mi impedisce di fare quel che voglio e sarà che il punto non è tanto questo quanto l'averlo scoperto adesso, così.
Per curarmi ho sempre continuato a fare quel che dovevo, imbottita di medicine e incurante dei gradi di febbre: uscivo, facevo, tornavo a casa guarita.
Ci ho provato anche questa volta, con la solita sicumera, convinta che sarebbe andata come al solito e invece no, sono peggiorata e sono dovuta rimanere ferma e buona, chiusa in casa a non sopportarmi più.
Ho realizzato che ho paura di tutto ciò che risulta bloccante, invalidante, che mi ferma, mi limita, mi costringe. Ho paura di ammalarmi, ho paura di rimanere ammalata.
Ma io questo mica lo sapevo, ero convinta di essere fortissima.
La dramaqueen che c'è in me ovviamente pompa come una matta, si diverte, ride della mia bocca rivolta all'ingiù e delle mie lacrimone notturne, quando la febbre sale e i pensieri stupidi anche.
Mi sento la testa piena di nebbia, punto il cellulare perché mi ricordi gli orari delle medicine e riesco a dimenticarle ugualmente se non le prendo subito.
Ho persino sospeso le mie adoratissime sigarette.
In tutto ciò Bootylicious ha pensato bene di presentarsi a casa con l'unghia di un gatto rivale conficcata nel muso, un po' tipo scherzo di carnevale, come le frecce che trapassano la testa o i finti coltelli che sporgono dalle scapole. Peccato che quella fosse assolutamente vera.
E così ora siamo in due a prendere gli antibiotici e rimanere in casa.
Ma sono contenta che Booty sia facinoroso e molesto, avevo proprio bisogno di fare a pacche con qualcuno quotidianamente.
[J.Miller]
Settimane di immobilità forzosa mi hanno sdrenato il fisico e l'umore.
Non la prendo più tanto in ridere, insomma. Sono imbestialita e intrattabile.
Sarà che sono terrorizzata dalla malattia perché mi impedisce di fare quel che voglio e sarà che il punto non è tanto questo quanto l'averlo scoperto adesso, così.
Per curarmi ho sempre continuato a fare quel che dovevo, imbottita di medicine e incurante dei gradi di febbre: uscivo, facevo, tornavo a casa guarita.
Ci ho provato anche questa volta, con la solita sicumera, convinta che sarebbe andata come al solito e invece no, sono peggiorata e sono dovuta rimanere ferma e buona, chiusa in casa a non sopportarmi più.
Ho realizzato che ho paura di tutto ciò che risulta bloccante, invalidante, che mi ferma, mi limita, mi costringe. Ho paura di ammalarmi, ho paura di rimanere ammalata.
Ma io questo mica lo sapevo, ero convinta di essere fortissima.
La dramaqueen che c'è in me ovviamente pompa come una matta, si diverte, ride della mia bocca rivolta all'ingiù e delle mie lacrimone notturne, quando la febbre sale e i pensieri stupidi anche.
Mi sento la testa piena di nebbia, punto il cellulare perché mi ricordi gli orari delle medicine e riesco a dimenticarle ugualmente se non le prendo subito.
Ho persino sospeso le mie adoratissime sigarette.
In tutto ciò Bootylicious ha pensato bene di presentarsi a casa con l'unghia di un gatto rivale conficcata nel muso, un po' tipo scherzo di carnevale, come le frecce che trapassano la testa o i finti coltelli che sporgono dalle scapole. Peccato che quella fosse assolutamente vera.
E così ora siamo in due a prendere gli antibiotici e rimanere in casa.
Ma sono contenta che Booty sia facinoroso e molesto, avevo proprio bisogno di fare a pacche con qualcuno quotidianamente.

