Wednesday, March 05, 2008
There are children playing in the streets who could solve some of my top problems in physics, because they have modes of sensory perception that I lost long ago.
[J. Robert Oppenheimer]
Apro gli occhi prima della sveglia come in tutte le giornata in cui ho da fare cose che temo.
Il sole non è sorto e io mi metterei a piangere dal sonno. Ma ho già tutto preparato, la valigia con gli attrezzi di giocoleria, i trucchi, le calze e il vestito, il libro degli esercizi e per la prima volta stranamente ho ben chiara nella testa la successione dei giochi.
Nonostante arrivi in ritardo mi prendo tutto il tempo necessario nel bagno delle maestre per stendere il trucco e sistemarmi i capelli.
I 22 bimbi di I sono curiosi e sorridenti, fanno volentieri tutto quel che gli propongo e sembra che basti il mio abito sgargiante e il mio nasorosso per tenerli lì con me. Luca, che ha una maestra tutta per sè non partecipa: non alza le braccia, non sculetta, non corre e non fa la scimmia. Quando ci spargiamo per la stanza camminando come se fossimo su una zattera in alto mare mi prende la mano e la stringe forte forte e quando ci salutiamo mi chiede se posso rimanere lì invece di tornare a casa dal mio gatto. Rami, piccolo e furbo, vuole il rosso che ho sulle guance e se lo fa spalmare sul nasino prima di rientrare in classe tutto fiero.
Perché ero stanca di lavorare con gli adulti? Che cos'è che ad un certo punto mi ha spinto, io così pigra e paurosa, a cercare di cambiare nonostante l'età e nonostante il timore di non avere più abbastanza tempo per imparare ciò che serviva?
I 24 bambini di II iniziano male. Arrivano già sovraeccitati e urlanti, in particolare due o tre tra cui Modestas, giallo pannocchia e segaligno, con denti e ginocchia rotondi e sporgenti, che si butta in terra, spinge gli altri, urla e ride
Lo trascino in classe, chissà perchè. Forse per affidarlo alla maestra, per togliermelo di torno che è solo la seconda ora e da farne ne ho sette, per vincere come l'adulta che sono su questo bimbo recalcitrante che si fa trascinare di peso per il corridoio esattamente come facevo io bambina.
Sulla soglia della sua classe mi fermo e lo riporto con gli altri in cerchio, afferrandolo tutto quanto per la sua lunghezza dinoccolata, godendo dei suoi capelli pungenti quando gli stringo la testa come per svitargliela e lo avvolgo nelle mie braccia sentendo la sua forza fisica giocare con la mia senza più opporsi.
Stanca delle maschere ho optato per indossarne una che mi spogliasse. Mentre gioco il sudore scioglie il bianco mostrando progressivamente le rughe agli angoli degli occhi che potrebbero anche solo indicare che li ho tenuti chiusi con forza molto a lungo.
La III passa bene nonostante i 22 che tutti insieme mi toccano, chi la schiena, chi le braccia e le mani, chi il seno e la pancia, come se fossi la mamma in costume di tutti loro non hanno remore fisiche e perforano le mie bolle difensive come se neanche esistessero. Ogni loro movimento segna il punto su di me, sul mio corpo rinchiusosi nel corso degli anni passati a vivere in un mondo di strette di mano seppure cordiali e compassate danze di ruolo tra colleghi e corsisti.
A volte penso che funzioni perché nonostante l'età gioco con una sorta di antagonismo infantile uguale a quello dei bimbi, credo a ogni singolo punto, a ogni singolo respiro, a ogni bandiera rubata e a ognuna di quelle perse quando sembravano già conquistate oltre la linea.
All'ultima ora della mattina vacillo ma fortunatamente la IV A è di soli 12 bimbi e così ogni cosa risulta più semplice, dal dividerli all'osservarli tutti un po' meglio. Angela con gli occhiali è piena di energia, salta e grida ed entra continuamente nel cerchio ma quando per stanchezza la sgrido arrotonda i suoi occhi smarrita e l'espressione che ci vedo mi fa venire voglia di chiederle scusa ché in fin dei conti siamo qui per divertirci e lei lo stava facendo anche se a modo suo.
La bidella comprensiva li manda a lavarsi le mani per il pranzo e lascia a me il tempo di fumarmi una sigaretta fuori al vento, freddo ma non sgradevole perché mischiato con il calore di questo sole in un cielo che da lontano promette grigio.
A tavola le maestre mi chiedono dove mi sono formata e mi devo impegnare per non dir loro che lo sto facendo qui, sul campo, sui bambini con i quali sto mangiando e che danno la colma al mio bicchiere di plastica bianca guardando con curiosità se anch'io come loro mangio e cosa mangio e quanto mangio. Non ho formule di Excel nella testa ma solo le mani stanche e gonfie a forza di batterle per dare segnali ai bimbi, mi chiedo se le gambe terranno botta e non se farò in tempo a fare la formattazione condizionale.
Che avrei dovuto mangiare meno a tavola lo capisco quando trovo che i 19 di IVB ad una prima occhiata siano tantissimi. Qui gli esagitati sono troppi, ognuno di loro vuol fare il suo numero in competizione con il mio e così è fatica giocare. Rolando è alto come me e pesa 85 chili. Osama è piccolino e parla francese quando mi chiede se lavoro nel circo. Eric ha già una traccia di baffetti scurissimi, Giorgia con un piccolo seno è esibizionista e chiassosa, Michele minuscolo e biondino e ha una voce agli ultrasuoni che mi uccide. Aprono la valigia e ci frugano, mi spezzano le dita per rubarmi le palline di mano, si passano avidi gli oggetti che appoggio solo per un attimo. Andrea dice le parolacce facendo ridere tutti gli altri che mi guardano aspettando la mia reazione ma stavolta sono in piena digestione e chiedo aiuto alla maestra. Macché, non gliene frega niente, fanno casino come prima, li guardo andare via con sollievo.
Altre volte penso che ero stanca di non sapere i miei confini di persona, il mio reale valore, e che avevo bisogno di pareri schiettissimi e di valutazioni trasparenti e basiche. I bambini in questo sono maestri, danno giudizi spietati nel bene e nel male ma se una cosa è buona e va bene è un piacere scoprirlo dalle loro risate di divertimento. Volevo sapere delle cose, ne ho ricordate anche tante altre.
Nei primi 12 che sono metà della V, c'è Luca con l'orecchino, bello e ribelle. Le maestre a tavola, a un metro da lui, ne elogiano creatività e simpatico malandrinismo precoce: dicono che è tremendo ma lo dicono sorridendo, conquistate. Invece è docile e partecipativo e si dispera quando viene eliminato troppo presto. Fuori ha cominciato a piovere e il cielo si è rabbuiato, noi accendiamo le luci e a me sembra di ripiombare nella mia classe di Attività Alternative Pomeridiane delle elementari con quella sonnolenza che ti fa venire voglia di andare a casa al caldo. Con il procedere della giornata ho cambiato il tono e la scelta delle parole e di conseguenza anche il mio clown che in questa penultima ora è più grande, ha 10 anni e l'anno prossimo andrà alle Medie per cui sa qualche parolaccia, risponde alla maestra e sembra meno sdolcinato e ridente di prima. La cosa buffa però è che si diverte con gli stessi identici giochi della mattina, quando aveva 6 anni appena.
A 23 anni mi chiedevo se potevo davvero essere utile a qualcuno che da molto più tempo di me lavorava su quel che avrei dovuto insegnargli io, ma ora il tempo corre al contrario e se allora avrei voluto essere più vecchia adesso vorrei essere più giovane o aver cominciato prima e non solo adesso.
L'ora finale con l'altra metà della V la vivo quasi in stato di trance se non fosse che questi mascalzoni si danno soprannomi come ReKiwi e FogliaDiFico e fanno mosse pelviche che nemmeno Booty in stato di grazia. Così, quasi per alzare la posta, provo a farli muovere nello spazio con gli occhi chiusi, solo loro di tutti i 123 bambini che ho visto oggi. Alcuni ci provano seriamente, lo capisco dalla piega impegnata della loro bocca e dall'incertezza mascherata di ogni passo che fanno. Altri fanno il giro della stanza a ritmo sostenuto senza mai urtare qualcuno o qualcosa. Alla fine di Rubabandiera Ilenia perde un punto fondamentale e FogliaDiFico le dice sei proprio mongola! così lei si accascia in terra a piangere disperata e ci rimane anche dopo che lui le ha chiesto scusa a seguito di pressanti minacce della maestra accorsa. Sei stanca, le dico cullandola e realizzo che tra poco sarò davanti allo specchio a struccarmi, esattamente al frame a cui sarei voluta saltare ieri quando pensavo con paura a questa giornata.
Invece oggi mi sono piaciuta tutto il giorno, non so proprio come ringraziarmi.
[J. Robert Oppenheimer]
Apro gli occhi prima della sveglia come in tutte le giornata in cui ho da fare cose che temo.
Il sole non è sorto e io mi metterei a piangere dal sonno. Ma ho già tutto preparato, la valigia con gli attrezzi di giocoleria, i trucchi, le calze e il vestito, il libro degli esercizi e per la prima volta stranamente ho ben chiara nella testa la successione dei giochi.
Nonostante arrivi in ritardo mi prendo tutto il tempo necessario nel bagno delle maestre per stendere il trucco e sistemarmi i capelli.
I 22 bimbi di I sono curiosi e sorridenti, fanno volentieri tutto quel che gli propongo e sembra che basti il mio abito sgargiante e il mio nasorosso per tenerli lì con me. Luca, che ha una maestra tutta per sè non partecipa: non alza le braccia, non sculetta, non corre e non fa la scimmia. Quando ci spargiamo per la stanza camminando come se fossimo su una zattera in alto mare mi prende la mano e la stringe forte forte e quando ci salutiamo mi chiede se posso rimanere lì invece di tornare a casa dal mio gatto. Rami, piccolo e furbo, vuole il rosso che ho sulle guance e se lo fa spalmare sul nasino prima di rientrare in classe tutto fiero.
Perché ero stanca di lavorare con gli adulti? Che cos'è che ad un certo punto mi ha spinto, io così pigra e paurosa, a cercare di cambiare nonostante l'età e nonostante il timore di non avere più abbastanza tempo per imparare ciò che serviva?
I 24 bambini di II iniziano male. Arrivano già sovraeccitati e urlanti, in particolare due o tre tra cui Modestas, giallo pannocchia e segaligno, con denti e ginocchia rotondi e sporgenti, che si butta in terra, spinge gli altri, urla e ride
Lo trascino in classe, chissà perchè. Forse per affidarlo alla maestra, per togliermelo di torno che è solo la seconda ora e da farne ne ho sette, per vincere come l'adulta che sono su questo bimbo recalcitrante che si fa trascinare di peso per il corridoio esattamente come facevo io bambina.
Sulla soglia della sua classe mi fermo e lo riporto con gli altri in cerchio, afferrandolo tutto quanto per la sua lunghezza dinoccolata, godendo dei suoi capelli pungenti quando gli stringo la testa come per svitargliela e lo avvolgo nelle mie braccia sentendo la sua forza fisica giocare con la mia senza più opporsi.
Stanca delle maschere ho optato per indossarne una che mi spogliasse. Mentre gioco il sudore scioglie il bianco mostrando progressivamente le rughe agli angoli degli occhi che potrebbero anche solo indicare che li ho tenuti chiusi con forza molto a lungo.
La III passa bene nonostante i 22 che tutti insieme mi toccano, chi la schiena, chi le braccia e le mani, chi il seno e la pancia, come se fossi la mamma in costume di tutti loro non hanno remore fisiche e perforano le mie bolle difensive come se neanche esistessero. Ogni loro movimento segna il punto su di me, sul mio corpo rinchiusosi nel corso degli anni passati a vivere in un mondo di strette di mano seppure cordiali e compassate danze di ruolo tra colleghi e corsisti.
A volte penso che funzioni perché nonostante l'età gioco con una sorta di antagonismo infantile uguale a quello dei bimbi, credo a ogni singolo punto, a ogni singolo respiro, a ogni bandiera rubata e a ognuna di quelle perse quando sembravano già conquistate oltre la linea.
All'ultima ora della mattina vacillo ma fortunatamente la IV A è di soli 12 bimbi e così ogni cosa risulta più semplice, dal dividerli all'osservarli tutti un po' meglio. Angela con gli occhiali è piena di energia, salta e grida ed entra continuamente nel cerchio ma quando per stanchezza la sgrido arrotonda i suoi occhi smarrita e l'espressione che ci vedo mi fa venire voglia di chiederle scusa ché in fin dei conti siamo qui per divertirci e lei lo stava facendo anche se a modo suo.
La bidella comprensiva li manda a lavarsi le mani per il pranzo e lascia a me il tempo di fumarmi una sigaretta fuori al vento, freddo ma non sgradevole perché mischiato con il calore di questo sole in un cielo che da lontano promette grigio.
A tavola le maestre mi chiedono dove mi sono formata e mi devo impegnare per non dir loro che lo sto facendo qui, sul campo, sui bambini con i quali sto mangiando e che danno la colma al mio bicchiere di plastica bianca guardando con curiosità se anch'io come loro mangio e cosa mangio e quanto mangio. Non ho formule di Excel nella testa ma solo le mani stanche e gonfie a forza di batterle per dare segnali ai bimbi, mi chiedo se le gambe terranno botta e non se farò in tempo a fare la formattazione condizionale.
Che avrei dovuto mangiare meno a tavola lo capisco quando trovo che i 19 di IVB ad una prima occhiata siano tantissimi. Qui gli esagitati sono troppi, ognuno di loro vuol fare il suo numero in competizione con il mio e così è fatica giocare. Rolando è alto come me e pesa 85 chili. Osama è piccolino e parla francese quando mi chiede se lavoro nel circo. Eric ha già una traccia di baffetti scurissimi, Giorgia con un piccolo seno è esibizionista e chiassosa, Michele minuscolo e biondino e ha una voce agli ultrasuoni che mi uccide. Aprono la valigia e ci frugano, mi spezzano le dita per rubarmi le palline di mano, si passano avidi gli oggetti che appoggio solo per un attimo. Andrea dice le parolacce facendo ridere tutti gli altri che mi guardano aspettando la mia reazione ma stavolta sono in piena digestione e chiedo aiuto alla maestra. Macché, non gliene frega niente, fanno casino come prima, li guardo andare via con sollievo.
Altre volte penso che ero stanca di non sapere i miei confini di persona, il mio reale valore, e che avevo bisogno di pareri schiettissimi e di valutazioni trasparenti e basiche. I bambini in questo sono maestri, danno giudizi spietati nel bene e nel male ma se una cosa è buona e va bene è un piacere scoprirlo dalle loro risate di divertimento. Volevo sapere delle cose, ne ho ricordate anche tante altre.
Nei primi 12 che sono metà della V, c'è Luca con l'orecchino, bello e ribelle. Le maestre a tavola, a un metro da lui, ne elogiano creatività e simpatico malandrinismo precoce: dicono che è tremendo ma lo dicono sorridendo, conquistate. Invece è docile e partecipativo e si dispera quando viene eliminato troppo presto. Fuori ha cominciato a piovere e il cielo si è rabbuiato, noi accendiamo le luci e a me sembra di ripiombare nella mia classe di Attività Alternative Pomeridiane delle elementari con quella sonnolenza che ti fa venire voglia di andare a casa al caldo. Con il procedere della giornata ho cambiato il tono e la scelta delle parole e di conseguenza anche il mio clown che in questa penultima ora è più grande, ha 10 anni e l'anno prossimo andrà alle Medie per cui sa qualche parolaccia, risponde alla maestra e sembra meno sdolcinato e ridente di prima. La cosa buffa però è che si diverte con gli stessi identici giochi della mattina, quando aveva 6 anni appena.
A 23 anni mi chiedevo se potevo davvero essere utile a qualcuno che da molto più tempo di me lavorava su quel che avrei dovuto insegnargli io, ma ora il tempo corre al contrario e se allora avrei voluto essere più vecchia adesso vorrei essere più giovane o aver cominciato prima e non solo adesso.
L'ora finale con l'altra metà della V la vivo quasi in stato di trance se non fosse che questi mascalzoni si danno soprannomi come ReKiwi e FogliaDiFico e fanno mosse pelviche che nemmeno Booty in stato di grazia. Così, quasi per alzare la posta, provo a farli muovere nello spazio con gli occhi chiusi, solo loro di tutti i 123 bambini che ho visto oggi. Alcuni ci provano seriamente, lo capisco dalla piega impegnata della loro bocca e dall'incertezza mascherata di ogni passo che fanno. Altri fanno il giro della stanza a ritmo sostenuto senza mai urtare qualcuno o qualcosa. Alla fine di Rubabandiera Ilenia perde un punto fondamentale e FogliaDiFico le dice sei proprio mongola! così lei si accascia in terra a piangere disperata e ci rimane anche dopo che lui le ha chiesto scusa a seguito di pressanti minacce della maestra accorsa. Sei stanca, le dico cullandola e realizzo che tra poco sarò davanti allo specchio a struccarmi, esattamente al frame a cui sarei voluta saltare ieri quando pensavo con paura a questa giornata.
Invece oggi mi sono piaciuta tutto il giorno, non so proprio come ringraziarmi.
Comments:
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Secondo me pe rringraziarti potresti offriti una birra, oppur eun bel calice di rosso con qualche salume.. credo apprezzeresti!
;)
OrsALè
;)
OrsALè
Wow! letto tuttodunfiato!come in astinenza. come per esserci, per immaginarti.
bello, sono felice per te.
Da'
bello, sono felice per te.
Da'
OrsaLè, andata per la birra!
in effetti me la sono proprio goduta :)
Da', che sorpresa...e dire che un po' te l'eri anche sorbito vivavoce ;)
grazie!
in effetti me la sono proprio goduta :)
Da', che sorpresa...e dire che un po' te l'eri anche sorbito vivavoce ;)
grazie!
che bello!!!
mi fai venire voglia di abbandonare il mondo dei grandi e di dedicarmi anche io a queste meraviglie...
PS: passa da me, hai un premio da ritirare... ;o)
mi fai venire voglia di abbandonare il mondo dei grandi e di dedicarmi anche io a queste meraviglie...
PS: passa da me, hai un premio da ritirare... ;o)
Rompina, grazie per il premio! Avrei ringraziato anche da te ma...ehm...sono arrivata così lunga che stavolta mi sono vergognata ;)
Bk, che bella cosa che mi hai scritto :)
bacio ricambiato
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Bk, che bella cosa che mi hai scritto :)
bacio ricambiato
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