Saturday, March 22, 2008

Voi gridavate cose orrende e violentissime e voi siete imbruttiti.
Io gridavo cose giuste e ora sono uno splendido quarantenne.
[N.Moretti, Caro Diario]


Sono distratta, tremendamente distratta in tutto quel che faccio, rapporti personali compresi. Lo sono a tal punto che ogni piccola attenzione mi costa fatica, come se stessi sempre ascoltando qualcosa d'altro e dovessi di colpo riunirmi alla conversazione.
Booty ha colto il mio stato d'animo e preferisce starmi alla larga, dormendo al piano di sotto, in mezzo agli scatoloni impilati e semi-aperti che nella maggior parte dei casi contengono cose morbide adatte al suo sonno. Io invece, nel pieno della notte, scendo scarmigliata e mentre Booty è immerso nella fase r.e.m. lo sollevo siccome sacco e me lo riporto sul divano di sopra dove me lo drappeggio addosso per la dose quotidiana di pet-therapy.

Quando l'altra sera ho scandagliato la sala del pub alla ricerca di un tavolo ti ho visto subito, quello delle pannocchie sulla spiaggia. E' stato strano, ho tirato dritto, è stato buffo, avevo appena scritto di te. Sei dimagrito ma porti un maglione che ricordo e che ti ingrossa il sedere facendotelo a pera, tutto ciò lo mimo con la faccia incredula al Geppo che ugualmente ti ha riconosciuto, non accorgendomi che al tavolo con te c'è anche l'altro, il FabbroValente, tuo migliore amico da anni con il quale ho diviso casa, amori e speranze per due intensi anni.
Fingiamo di non riconoscerci, lo capisco dal silenzio imbarazzato che scende sia sulla mia tavola che sulla vostra così cui aguzzo le orecchie per captare eventuali commenti ma mi impongo di non passare mai lo sguardo su di voi.
E che ne so, mi ha preso così, mi è calato di colpo questo immenso imbarazzo che mi fa sentire e muovere come se fossi in uno scafandro, non riesco ad ascoltare quel che mi chiedono né a pensare a qualcosa che mi va di bere.
Uscite tutti a fumare una paglia e questo lascia spazio alle domande del mio tavolo che chiede perché, visto che ci conosciamo intimamente, non ci salutiamo.
Boh. Cerco una ragione valida legata a un episodio in particolare, a una discussione, a un ricordo sgradevole, ma non trovo altra motivazione che l'andare del tempo: lui è passato e voi non eravate qui.
Rientrate tutti insieme e con la coda dell'occhio colgo il vostro movimento di avvicinamento al mio tavolo, come ai matrimoni quando si fa un'ordinata fila per andare a complimentarsi con gli sposi, ho poco tempo per riflettere e spero solo di essere credibile quando sollevo lo sguardo dalla persona con cui sto parlando per dirottarlo su di voi. Ci aggiungo perfino un attimo di incertezza, come se stessi mettendo a fuoco prima di riconoscervi entrambi.
Mi alzo in piedi per baciarvi e tutta la leggerezza che mi sentivo addosso prima, preparandomi per uscire è svanita, sono di nuovo un'arzdoura di ottanta chili con due tette grosse così.
Bacio prima il FabbroValente e poi te, IlTopo. Stavamo le notti a parlare in macchina noi 3, poi siamo diventati 2 e poi sono rimasta io. La tua voce soffiata che mi chiede comestai? nell'orecchio mentre siamo guancia contro guancia per scambiarci un bacio onestamente mi stupisce: la riconosco ma mi sembra fuori luogo, ha una nota di preoccupazione accorata che mi lascia disorientata, sono io che me la immagino o tu sai qualcosa che io non so?
Ti riconosco eppure no, sei un estraneo a tutti gli effetti e io ricomincio a sentirmi in colpa, come se dovessi ricordare e sentire cose che in questo momento non sto provando anche se la giacca che indossi e il profumo che ho sentito abbracciandoti per baciarti sono gli stessi di allora.
Il FabbroValente è più ciarliero, mi dice che non mi aveva riconosciuto quando sono entrata e chiede se per caso li avevo visti anch'io. No, figurati, son distratta.
Ha la faccia gonfia e i capelli tutti ingrigiti, i suoi occhi verdi si perdono nei colori piatti e spenti che ha scelto per vestirsi e non c'è davvero più quel ragazzo bellissimo di cui ogni tanto mi incantavo a guardare i lineamenti anche se non avrei dovuto.
Anche lui mi chiede comeva?, non sorride e inclina leggermente la testa da una parte con espressione grave da confessore che mi fa rispondere frettolosamente con la prima idiozia che mi salta in testa. Che faccia avrò? Si ricorderà ancora di me abbastanza per cogliere l'imbarazzo che mi rende innaturale in questo preciso momento?
Solo prima di andare via fa una faccia che io riconosco, sta per dirmi qualcosa di complimentoso, e infatti: stai bene con questo taglio, dice e io mi sento finalmente tranquilla ma più per l'espressione famigliare che per il complimento.
Apro la faccia a un sorriso ringraziando e anche lui si scioglie prima di tornare a sedersi, anche lui deve essersi ricordato qualcosa.

Ascolto brandelli di conversazione dell'altro tavolo nonostante il gnucco che ho seduto a fianco, amico del Geppo mai visto prima, faccia costantemente battute alle quali ride per primo girandosi però a cercare sguardi di approvazione. E' faticosissimo per me che in questo momento ho un sacco di immagini che mi svolazzano in testa e soprattutto uno stranissimo mood, come se avessi dovuto dire o fare qualcosa di più. Ma perché poi?
L'ultima volta che ho visto IlTopo era una notte d'estate che si è riempita delle nostre urla alcoliche mentre i nostri rispettivi nuovi partner ci stavano di fianco, senza intervenire. Una signora si è affacciata alla terrazza per tenere buono il suo cane lupo, nelle pause tra un grido e l'altro si sentiva distintamente che sottovoce sussurrava al suo cane di non abbaiare, di non ringhiare che non stava succedendo niente.
Chissà, è forse lì che ti ho perso? E' forse lì che ho smarrito quella voglia di rivederti con piacere, magari per caso, un giovedì sera che esco?

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