Wednesday, April 30, 2008
Even if you fall on your face, you're still moving forward.
[V.Kiam]
Il secondo giorno ho le gambe molli e tremolanti dopo corsa e stretching e lo scotch da pacchi marrone mi stringe troppo dietro al ginocchio, tanto da farmelo dolere quando tento di alzarlo.
Quando vado su non mi sento stabile come ieri e di nuovo, anche se dura poco, ho una strana vertigine al pensiero di camminare da sola come peraltro ho già fatto.
Appunto, dura poco, e nonostante non mi senta bene il trampolo sinistro ricomincio i miei giri da albero ad albero a salutare chi ci è posato.
Pino è nato con i trampoli, sono il suo naturale prolungamento, si gira e si prilla come io ancora ho paura di fare ma è buffo prendersi in giro da quell'altezza, rincorrersi come bimbi minacciando di farsi lo sgambetto.
Due o tre stanno ancora terminando di costruire i trampoli mentre tutti noi altri sgambettiamo come BlueBells, soli o con alberi, e giuro di non aver mai tanto alzato le ginocchia in vita mia.
Mirko arriva dopo il lavoro, controlla che i trampoli da finire siano a posto e poi passa in mezzo a noi, vicino vicino, per farci capire quanto la gente ci starà appiccicata in strada, durante la parata e quanti piccoli urti involontari riceveremo.
Io e Pino ci alleniamo a fare passetti laterali, a incrociare le gambe prima davanti e poi dietro, a fare passi lunghi rimanendo in equilibrio su un solo piede.
Nel frattempo il parco brulica, mi distraggo per un attimo e quando mi volto d'improvviso siamo tutti su, con gli occhi faccio l'appello degli alberi ma sono tutti vuoti e, chi con una mano di sostegno, chi con passi tremolanti, stiamo tutti camminando da soli.
La paura si legge chiarissima sul volto di chi non si sente sicuro, chi non è tranquillo è rigido dalla vita in su, collo compreso, tanto da non riuscire a tenere lo sguardo alto senza smettere di guardarsi i piedi.
Tiziana fa tutto con la calma che la contraddistingue, anche quando vacilla non fa una piega e si rimette diritta, la sua camminata mi piace moltissimo, è ritmata ma sciolta.
Sara la Sarda è del segno del Toro e ha la Vergine come ascendente, il suo tema è profondamente ancorato alla terra e lassù, con la mano di Mirko ben stretta nella sua, è spaventata, si vede dagli occhi attentissimi e dalla piega impegnata della sua bocca.
Giuseppe che ribolle di un'energia che il riscaldamento non gli ha diminuito, dopo aver fatto tre passi dall'albero cade e rimane a terra sorridente a ricevere i nostri applausi: è il primo che prova questa sensazione.
Fabio che all'inizio del pomeriggio affermava di non volersi staccare mai, di punto in bianco ha preso su ed è andato a farsi due passi da solo, senza problemi.
Tutti noi siamo d'accordo su una cosa: è molto più semplice di quel che potrebbe sembrare da giù.
E' una questione di equilibrio psicologico, di fidarsi, di lasciarsi andare e questo è quel che tento di fare, almeno finché non cado.
Mentre provo a incrociare i piedi all'indietro perdo l'appoggio, mi sento cadere all'indietro e per reazione spingo in avanti e mi sbilancio, più per la paura che per altro, e penso "Ecco, sto cadendo" come se pensassi amen.
Il mio corpo reagisce da solo, il bacino spinge in avanti, la schiena indietro e in un batter d'occhio mi ritrovo a terra, sulle ginocchia, con i trampoli sotto di me, seduta.
Non ho nemmeno teso le mani avanti, sorrido.
Ricevo il mio applauso e il sollievo è enorme, non mi sono fatta niente, neanche alle ginocchia perché l'urto è finito tutto sulla protezione di legno e gommapiuma. Sono caduta e ho scoperto che non è così tremendo come sognavo nei momenti di sconforto.
Le maestre Samanta e Bianca accorrono e mi guardano un po' sospese ma la mia faccia le rassicura, voglio risalire subito, questo lo so di sicuro.
E io che mi pensavo d'aver fatto chissà che camminando, oggi scopro che c'è tutto un mondo di cose che ancora in fondo in fondo mi spaventano, tipo incrociare i piedi, e che vorrei non temere più il prima possibile.
A uno a uno i miei compagni si fanno aiutare a smontare ma io giro come un'anima in pena perché mi tenta l'idea di provare a scendere da sola, il movimento è lo stesso che mi è venuto per caso cadendo. Cammino, prendo il fiato, guardo in terra, macché: gniafaccio.
Domani o settimana prossima, o per caso la prossima volta che metto male i piedi.
Alessio mi tiene mentre mi posa a terra e quando tolgo lo scotch scopro che dietro entrambe le ginocchia ho due bei lividi alti due dita dovuti alla troppa pressione che sentivo.
In punta di piedi accompagnamo i trampoli nella sala dove qualcuno sta prendendo lezioni di pianoforte e lì li lasciamo, uno sull'altro, con il nome di ognuno scritto a matita per riconoscerli.
[V.Kiam]
Il secondo giorno ho le gambe molli e tremolanti dopo corsa e stretching e lo scotch da pacchi marrone mi stringe troppo dietro al ginocchio, tanto da farmelo dolere quando tento di alzarlo.
Quando vado su non mi sento stabile come ieri e di nuovo, anche se dura poco, ho una strana vertigine al pensiero di camminare da sola come peraltro ho già fatto.
Appunto, dura poco, e nonostante non mi senta bene il trampolo sinistro ricomincio i miei giri da albero ad albero a salutare chi ci è posato.
Pino è nato con i trampoli, sono il suo naturale prolungamento, si gira e si prilla come io ancora ho paura di fare ma è buffo prendersi in giro da quell'altezza, rincorrersi come bimbi minacciando di farsi lo sgambetto.
Due o tre stanno ancora terminando di costruire i trampoli mentre tutti noi altri sgambettiamo come BlueBells, soli o con alberi, e giuro di non aver mai tanto alzato le ginocchia in vita mia.
Mirko arriva dopo il lavoro, controlla che i trampoli da finire siano a posto e poi passa in mezzo a noi, vicino vicino, per farci capire quanto la gente ci starà appiccicata in strada, durante la parata e quanti piccoli urti involontari riceveremo.
Io e Pino ci alleniamo a fare passetti laterali, a incrociare le gambe prima davanti e poi dietro, a fare passi lunghi rimanendo in equilibrio su un solo piede.
Nel frattempo il parco brulica, mi distraggo per un attimo e quando mi volto d'improvviso siamo tutti su, con gli occhi faccio l'appello degli alberi ma sono tutti vuoti e, chi con una mano di sostegno, chi con passi tremolanti, stiamo tutti camminando da soli.
La paura si legge chiarissima sul volto di chi non si sente sicuro, chi non è tranquillo è rigido dalla vita in su, collo compreso, tanto da non riuscire a tenere lo sguardo alto senza smettere di guardarsi i piedi.
Tiziana fa tutto con la calma che la contraddistingue, anche quando vacilla non fa una piega e si rimette diritta, la sua camminata mi piace moltissimo, è ritmata ma sciolta.
Sara la Sarda è del segno del Toro e ha la Vergine come ascendente, il suo tema è profondamente ancorato alla terra e lassù, con la mano di Mirko ben stretta nella sua, è spaventata, si vede dagli occhi attentissimi e dalla piega impegnata della sua bocca.
Giuseppe che ribolle di un'energia che il riscaldamento non gli ha diminuito, dopo aver fatto tre passi dall'albero cade e rimane a terra sorridente a ricevere i nostri applausi: è il primo che prova questa sensazione.
Fabio che all'inizio del pomeriggio affermava di non volersi staccare mai, di punto in bianco ha preso su ed è andato a farsi due passi da solo, senza problemi.
Tutti noi siamo d'accordo su una cosa: è molto più semplice di quel che potrebbe sembrare da giù.
E' una questione di equilibrio psicologico, di fidarsi, di lasciarsi andare e questo è quel che tento di fare, almeno finché non cado.
Mentre provo a incrociare i piedi all'indietro perdo l'appoggio, mi sento cadere all'indietro e per reazione spingo in avanti e mi sbilancio, più per la paura che per altro, e penso "Ecco, sto cadendo" come se pensassi amen.
Il mio corpo reagisce da solo, il bacino spinge in avanti, la schiena indietro e in un batter d'occhio mi ritrovo a terra, sulle ginocchia, con i trampoli sotto di me, seduta.
Non ho nemmeno teso le mani avanti, sorrido.
Ricevo il mio applauso e il sollievo è enorme, non mi sono fatta niente, neanche alle ginocchia perché l'urto è finito tutto sulla protezione di legno e gommapiuma. Sono caduta e ho scoperto che non è così tremendo come sognavo nei momenti di sconforto.
Le maestre Samanta e Bianca accorrono e mi guardano un po' sospese ma la mia faccia le rassicura, voglio risalire subito, questo lo so di sicuro.
E io che mi pensavo d'aver fatto chissà che camminando, oggi scopro che c'è tutto un mondo di cose che ancora in fondo in fondo mi spaventano, tipo incrociare i piedi, e che vorrei non temere più il prima possibile.
A uno a uno i miei compagni si fanno aiutare a smontare ma io giro come un'anima in pena perché mi tenta l'idea di provare a scendere da sola, il movimento è lo stesso che mi è venuto per caso cadendo. Cammino, prendo il fiato, guardo in terra, macché: gniafaccio.
Domani o settimana prossima, o per caso la prossima volta che metto male i piedi.
Alessio mi tiene mentre mi posa a terra e quando tolgo lo scotch scopro che dietro entrambe le ginocchia ho due bei lividi alti due dita dovuti alla troppa pressione che sentivo.
In punta di piedi accompagnamo i trampoli nella sala dove qualcuno sta prendendo lezioni di pianoforte e lì li lasciamo, uno sull'altro, con il nome di ognuno scritto a matita per riconoscerli.

