Wednesday, April 23, 2008
What we call the secret of happiness is no more a secret than our willingness to choose life.
[L. Buscaglia]
La felicità sono due pezzi di legno 4x4 alti 180 cm che ognuno di noi sceglie dalla pila cercando quelli senza nodi e dal colore più uniforme.
Siamo una ventina di sconosciuti in questo Buco sotto il ponte della ferrovia decorato di murales, il burbero Mirko spiega a uno che poi spiega a un altro e così viain una catena della conoscenza tramandata oralmente.
Nel gruppo, quasi tutto di ragazze, sono l'unica della mia città e sono anche la più vecchia ma ricordo ancora perfettamente la sensazione che ho provato salendo sui trampoli di Bianca.
Gli attrezzi sono pochi e le pause di conseguenza tante ma c'è chi porta birra, pecorino o chi ti fa una sigaretta mentre aspetti che la colla asciughi o che si ricarichi la batteria dell'avvitatore.
Con la raspa mi grattugio via parte delle nocche di una mano ma faccio finta di niente, soprattutto quando passa Mirko, perché non voglio confermare la sua sfiducia verso le capacità manuali delle donne in generale espressa il primo incontro.
La luce scende e fuori, su un fornello da campo, prepariamo la pasta senza sale che condiremo con il pesto in scatola e che sarà la nostra cena, si fermano i martelli, le seghe, le voci e scende il silenzio della cena.
Piano piano li vedo prendere forma e devo sfidare il mio perfezionismo, spesso bloccante, fatto di misure precise al millimetro e di chiodi e viti piantati esattamente dove dovrebbero stare: qui è tutto un tanto al chilo, centimetro più centrimetro meno, e anche se non posso fare a meno di chiedermi se reggeranno non vedo l'ora di salire.
In macchina porto avanti e indietro le scarpe che poi inchioderò sulle pedane e le indosso mentre lavoro per allargarle un po' e abituarmici visto che da un certo giorno in poi ci camminerò sfidando la legge di gravità, senza più appoggiarle a terra.
Sara la Sarda intona un canto con la sua voce decisa mentre Alessio, che i trampoli ce li ha già dall'anno scorso, è venuto solo per dare una mano ad avvitare, bucare, incollare.
La misura da metà del mio ginocchio alla suola della scarpa è 47, quelli sono i centimetri che rimangono al di sopra di dove appoggerò il piede, prima di tagliare definitivamente il legno mentre l'altezza da terra è 70 cm anche se io baro e aggiungo 5 cm, giusto perché a quella cifra ci avevo già fatto la bocca.
Non ho paura di cadere, ho solo paura di non sopravvivere a dei trampoli costruiti da me medesima.
C'è segatura ovunque e l'odore della colla da legno è inebriante come il merlot che qualcuno ha poggiato sul tavolo ingombro di attrezzi, cinghie, metri da sarto e legni incollati e messi ad asciugare stretti nei morsetti che sono solo 3 per tutti noi.
Qui non c'è orario, si viene quando si può, c'è chi arriva presto e presto va via e c'è chi rimane fino a quando Mirko, dopo aver rimesso a posto tutto, ci raduna e chiude il Buco dandoci appuntamento al giorno dopo.
Purtroppo il legno è arrivato in ritardo e così siamo indietro rispetto al tabellino previsto, saremmo già dovuto salire ma questi giorni sono serviti per costruire in velocità venti paia di trampoli a cui peraltro mancano ancora le cinghie per fissarli alle gambe. A questo penserà Mirko da solo, domani o domani l'altro, e così li lasciamo appoggiati al muro tutti vicini e il solo colpo d'occhio mi emoziona.
Prima di mettere a dormire i miei salgo sulla scala di legno che porta sopra al soppalco e provo ad appoggiare il piede sinistro sopra il trampolo quasi finito.
Sono una scema: mi ritrovo in faccia lo stesso sorriso sciocco che avevo la prima volta e come la prima volta non riesco a smettere di averlo. Lavinia mi guarda impaurita ma penso che quando saliremo le farà lo stesso effetto, non riesco a immaginarne uno diverso.
A malincuore li metto in mezzo agli altri, li accarezzo ancora un po' sul bordo che ho smussato a forza di raspa e carta vetrata per non farmi male con gli spigoli se mi cadono in testa, li guardo con fierezza perché li sento miei compagni, spero che ci frequenteremo a lungo.
Per la prima volta sspetto con ansia il Giorno_Con_La_Elle perché ci troveremo in un parco, ci legheremo le cinghie, prenderemo fiato e dopo un ritmato unduetrè ci troveremo a guardare dall'alto. Sono curiosa, come reagirà ognuno di noi?
Vivo di trampoli, sogno trampoli, penso trampoli, tutto il resto mi accade nel frattempo.
[L. Buscaglia]
La felicità sono due pezzi di legno 4x4 alti 180 cm che ognuno di noi sceglie dalla pila cercando quelli senza nodi e dal colore più uniforme.
Siamo una ventina di sconosciuti in questo Buco sotto il ponte della ferrovia decorato di murales, il burbero Mirko spiega a uno che poi spiega a un altro e così viain una catena della conoscenza tramandata oralmente.
Nel gruppo, quasi tutto di ragazze, sono l'unica della mia città e sono anche la più vecchia ma ricordo ancora perfettamente la sensazione che ho provato salendo sui trampoli di Bianca.
Gli attrezzi sono pochi e le pause di conseguenza tante ma c'è chi porta birra, pecorino o chi ti fa una sigaretta mentre aspetti che la colla asciughi o che si ricarichi la batteria dell'avvitatore.
Con la raspa mi grattugio via parte delle nocche di una mano ma faccio finta di niente, soprattutto quando passa Mirko, perché non voglio confermare la sua sfiducia verso le capacità manuali delle donne in generale espressa il primo incontro.
La luce scende e fuori, su un fornello da campo, prepariamo la pasta senza sale che condiremo con il pesto in scatola e che sarà la nostra cena, si fermano i martelli, le seghe, le voci e scende il silenzio della cena.
Piano piano li vedo prendere forma e devo sfidare il mio perfezionismo, spesso bloccante, fatto di misure precise al millimetro e di chiodi e viti piantati esattamente dove dovrebbero stare: qui è tutto un tanto al chilo, centimetro più centrimetro meno, e anche se non posso fare a meno di chiedermi se reggeranno non vedo l'ora di salire.
In macchina porto avanti e indietro le scarpe che poi inchioderò sulle pedane e le indosso mentre lavoro per allargarle un po' e abituarmici visto che da un certo giorno in poi ci camminerò sfidando la legge di gravità, senza più appoggiarle a terra.
Sara la Sarda intona un canto con la sua voce decisa mentre Alessio, che i trampoli ce li ha già dall'anno scorso, è venuto solo per dare una mano ad avvitare, bucare, incollare.
La misura da metà del mio ginocchio alla suola della scarpa è 47, quelli sono i centimetri che rimangono al di sopra di dove appoggerò il piede, prima di tagliare definitivamente il legno mentre l'altezza da terra è 70 cm anche se io baro e aggiungo 5 cm, giusto perché a quella cifra ci avevo già fatto la bocca.
Non ho paura di cadere, ho solo paura di non sopravvivere a dei trampoli costruiti da me medesima.
C'è segatura ovunque e l'odore della colla da legno è inebriante come il merlot che qualcuno ha poggiato sul tavolo ingombro di attrezzi, cinghie, metri da sarto e legni incollati e messi ad asciugare stretti nei morsetti che sono solo 3 per tutti noi.
Qui non c'è orario, si viene quando si può, c'è chi arriva presto e presto va via e c'è chi rimane fino a quando Mirko, dopo aver rimesso a posto tutto, ci raduna e chiude il Buco dandoci appuntamento al giorno dopo.
Purtroppo il legno è arrivato in ritardo e così siamo indietro rispetto al tabellino previsto, saremmo già dovuto salire ma questi giorni sono serviti per costruire in velocità venti paia di trampoli a cui peraltro mancano ancora le cinghie per fissarli alle gambe. A questo penserà Mirko da solo, domani o domani l'altro, e così li lasciamo appoggiati al muro tutti vicini e il solo colpo d'occhio mi emoziona.
Prima di mettere a dormire i miei salgo sulla scala di legno che porta sopra al soppalco e provo ad appoggiare il piede sinistro sopra il trampolo quasi finito.
Sono una scema: mi ritrovo in faccia lo stesso sorriso sciocco che avevo la prima volta e come la prima volta non riesco a smettere di averlo. Lavinia mi guarda impaurita ma penso che quando saliremo le farà lo stesso effetto, non riesco a immaginarne uno diverso.
A malincuore li metto in mezzo agli altri, li accarezzo ancora un po' sul bordo che ho smussato a forza di raspa e carta vetrata per non farmi male con gli spigoli se mi cadono in testa, li guardo con fierezza perché li sento miei compagni, spero che ci frequenteremo a lungo.
Per la prima volta sspetto con ansia il Giorno_Con_La_Elle perché ci troveremo in un parco, ci legheremo le cinghie, prenderemo fiato e dopo un ritmato unduetrè ci troveremo a guardare dall'alto. Sono curiosa, come reagirà ognuno di noi?
Vivo di trampoli, sogno trampoli, penso trampoli, tutto il resto mi accade nel frattempo.
Comments:
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ciao te! sì che sto bene, sono intrippata come si legge ;)
E tu, tutto ok?
un bbbacio
PS
ehi, sono venute 3b anche a me!
;)
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E tu, tutto ok?
un bbbacio
PS
ehi, sono venute 3b anche a me!
;)
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