Friday, May 16, 2008
Enjoy life. This is not a dress rehearsal.
[R.Tremain]
Le Prove Generali
Stamattina i bimbi sono agitati come api ronzanti e l'idea di portarli in Palestra per provare l'ultima volta prima dello spettacolo in piazza di sabato mi atterrisce.
Metto a terra un materassino blu fingendo che sia il palco ma loro preferiscono usarlo infilandocisi sotto e venendo calpestati da divertiti compagni.
Quando arriva anche il secondo gruppo e io mi ritrovo una quarantina di bimbi delle materne tutti nello stesso luogo mi lascio cadere le braccia sui fianchi.
Con Esther non riesco più a comunicare, fa tutto quel che le chiedo perfavore di non fare e se la riprendo non muove un muscolo e si limita a guardarmi senza espressione, aspettando che io la risollevi da terra o la punisca accompagnandola sulla panca a lato.
Francesco ha ricominciato a fare le bizze, mi strappa la bacchetta da Direttore dalle mani e tenta di ribaltarmi le dita all'indietro. Se lo faccio arrabbiare mi riempie il culo di pugnetti arrabbiati che fanno molto più male di quanto ci si potrebbe aspettare.
Grazie agli allenamenti dei trampoli ho molto più fiato e sono più in forma e ciononostante non ho spinta nel tentare di fargli cantare e ricantare l'assurda canzoncina similrap che dovremo sfoggiare davanti ai genitori.
Penso al mio nervosismo da quando so di questo spettacolo, penso alle maestre che urlano, penso a me che urlo e arrivo alla conclusione che i saggi di fine anno sono una cretinata solo per noi adulti, i bimbi in realtà si divertirebbero probabilmente di più andando a giocare in un prato.
Davanti allo specchio i capelli sono spettinati, il trucco sciolto, l'espressione dura e arcigna e per nulla divertita: Siori e Siore, ecco il mio clown stressato.
Le cose non vanno meglio con gli altri gruppi delle scuole vicino al Lago.
I bimbi delle materne non vogliono più ballare e se lo fanno invece di seguire la musica girano come dervisci fino a scaraventarsi gli uni contro gli altri, tutti giù per terra.
Per un attimo li frusterei tutti, nessuno escluso, anche Martina che è la più brava, sa tutte le mosse e le suggerisce agli altri. Oggi non sopporto neanche lei, la sua faccia tutta compunta quando mi tira il braccio ogni due per tre nel tentativo di farsi ammirare per quanto è sempre perfettina in tutto quel che fa.
Io, che come adulta al contrario sono altamente imperfetta e oggi anche molto stanca, la smarrirei volentieri.
Giacomo mi rincuora accogliendomi con un sorriso e prendendomi la mano ma poi mi martoria chiedendo continuamente di essere sollevato e portato in giro sulle spalle senza mai scendere.
Scopro che allo spettacolo i bambini che verranno sono il doppio delle bambine e considerando che il pretesto del balletto su cui abbiamo lavorato fin qui è una sorta di sfida tra maschi galletti e femmine smorfiose mi scogliono e gliela do su. Quando i bimbi si siedono stanchi e si rifiutano di provare ancora il balletto guardo l'orologio e scopro con sollievo che l'ora è finita e devo andare da quelli delle elementari, mia massima soddisfazione e divertimento.
La prima prova nell'aula riesce abbastanza bene anche se le acrobate rumene fanno ruote da orsi ubriachi, la piramide pencola poiché manca Kevin, i clown sono tristissimi e il tableau vivant è statico e noioso come i paesaggi senza senso che passava la rai come intervallo.
La maestra Laura urla un sacco, ancora più del solito, urla che devono essere bravi, che si devono impegnare, che devono essere divertenti.
E io la fermo, le parlo sopra, il suo tono di voce mi infastidisce e ancor di più mi infastidisce che loro debbano divertire, stiamo perdendo il senso di tutto ciò perché siamo adulti stanchi e riversiamo la nostra ansia su bambini che invece non la sentono.
Insisto, non andiamo a fare un saggio, andiamo a divertirci noi per primi e solo così forse riusciremo a trasmettere qualcosa a chi ci guarda. La maestra Laura tace, segno che appena andrò via ricomincerà a fargli il lavaggio del cervello.
Poi scendiamo nella piazza dove c'è già il palco, per provare tutto dove avverrà.
Il cielo si è infoschito e soffia il vento ma ciononostante sono allegra, Iris prende la mia mano, Dzasim saltella con la sua faccina furba, Ferdouse non sta più nella pelle.
Questo finché le maestre, tranne una, non cominciano a lanciare alti guaiti per il timore che i bimbi cadano dal palco e strillano preoccupate ora a questo e ora all'altro di allontanarsi dalle transenne, di non pesare troppo, di respirare con cautela che non cedano le assi per il peso.
Le manderei affanculo urlando, possibile che non ricordino che essere bambini non significa essere deficienti e che è improbabile che uno di questi nasinirossi decida d'improvviso di suicidarsi lanciandosi da un palco a 50cm da terra?
Poi il delirio: Beatrice piange perché vuole passare nel gruppo delle acrobate e così gliela metto ma poi anche la sua amica Mina piange perché si sente sola e così devo spostare anche lei assottigliando il già esiguo gruppo dei clown. Questo gruppo peraltro fa pietà, i bimbi credono di dover ripetere mosse prestabilite e si capisce chiaramente che scimmiottano ma non si stanno realmente divertendo, cosa impossibile a farsi con le grida della maestra Laura che risuonano come sottofondo costante.
Tento di provare una chiusura ma è tutto inutile, i bimbi esaltati dal vento e dall'aria aperta sono incontrollabilmente allegri e se in un altro momento ne avrei gioito, ora invece mi sento impotente e frustrata, non riesco a fare quello che vorrei e per l'ennesima volta maledico le esibizioni a uso e consumo dei genitori, dei presidi, delle maestre.
Prima che io vada una maestra mi consola, di solito davanti ai genitori sono più bravi e poi quando la prova generale fa schifo la prima è un successo.
Mhh.
A casa sono stanca che non sollevo le ginocchia e per questo motivo cado ben due volte con i trampoli, una in maniera stupida e l'altra in maniera che mi fa rimanere spaventata per l'ora successiva. Inciampo in un gradino che sto tentando di fare e piombo pesantemente a terra con un sonoro tonfo. Non fa male ma spaventa, cado sul cemento tra una panchina e un albero e rischio di tirare con me Pino che mi porgeva la mano.
Non mi era mai successo prima, ho paura, paura che non incrocio i piedi, non provo a stare in equilibrio su uno solo, non scavalco, non sperimento, non vado all'indietro e guardo spesso e volentieri dove appoggio i passi.
Provo per la prima volta a camminare in discesa sull'asfalto e anche se non è troppo ripido sento chiaramente la paura affluirmi alle guance e chiudermi la testa, vorrei scendere lì, senza indugio.
Ma non posso. E soprattutto non voglio.
Grazie alla pazienza e alla dolce insistenza di Tiziana riprovo a salire e scendere gradini finché non ci riesco senza quella stretta allo stomaco derivante dal timore di sentire nuovamente il gommino battere contro il cemento.
Fabio invece volteggia, gioca a calcio, rischia di cadere mille volte ma poi non cade mai.
Sono così demoralizzata che devo ricorrere a tutta l'energia residua per farmi pat-pat sulla schiena dolorante e dirmi che sono stanca e che anch'io, ovviamente, ho dei sacrosanti limiti.
Quando torno alla macchina mi aspetta una multa secondo la quale ho pagato 36 euro per parcheggiare qualche ora a un chilometro da casa mia.
Sono stanca di tiranneggiare bambini, tengo la mente fissa sul dopo-spettacolo pensando al Lago e al sole che mi auguro arrivi a lavare via la mia stanchezza.
[R.Tremain]
Le Prove Generali
Stamattina i bimbi sono agitati come api ronzanti e l'idea di portarli in Palestra per provare l'ultima volta prima dello spettacolo in piazza di sabato mi atterrisce.
Metto a terra un materassino blu fingendo che sia il palco ma loro preferiscono usarlo infilandocisi sotto e venendo calpestati da divertiti compagni.
Quando arriva anche il secondo gruppo e io mi ritrovo una quarantina di bimbi delle materne tutti nello stesso luogo mi lascio cadere le braccia sui fianchi.
Con Esther non riesco più a comunicare, fa tutto quel che le chiedo perfavore di non fare e se la riprendo non muove un muscolo e si limita a guardarmi senza espressione, aspettando che io la risollevi da terra o la punisca accompagnandola sulla panca a lato.
Francesco ha ricominciato a fare le bizze, mi strappa la bacchetta da Direttore dalle mani e tenta di ribaltarmi le dita all'indietro. Se lo faccio arrabbiare mi riempie il culo di pugnetti arrabbiati che fanno molto più male di quanto ci si potrebbe aspettare.
Grazie agli allenamenti dei trampoli ho molto più fiato e sono più in forma e ciononostante non ho spinta nel tentare di fargli cantare e ricantare l'assurda canzoncina similrap che dovremo sfoggiare davanti ai genitori.
Penso al mio nervosismo da quando so di questo spettacolo, penso alle maestre che urlano, penso a me che urlo e arrivo alla conclusione che i saggi di fine anno sono una cretinata solo per noi adulti, i bimbi in realtà si divertirebbero probabilmente di più andando a giocare in un prato.
Davanti allo specchio i capelli sono spettinati, il trucco sciolto, l'espressione dura e arcigna e per nulla divertita: Siori e Siore, ecco il mio clown stressato.
Le cose non vanno meglio con gli altri gruppi delle scuole vicino al Lago.
I bimbi delle materne non vogliono più ballare e se lo fanno invece di seguire la musica girano come dervisci fino a scaraventarsi gli uni contro gli altri, tutti giù per terra.
Per un attimo li frusterei tutti, nessuno escluso, anche Martina che è la più brava, sa tutte le mosse e le suggerisce agli altri. Oggi non sopporto neanche lei, la sua faccia tutta compunta quando mi tira il braccio ogni due per tre nel tentativo di farsi ammirare per quanto è sempre perfettina in tutto quel che fa.
Io, che come adulta al contrario sono altamente imperfetta e oggi anche molto stanca, la smarrirei volentieri.
Giacomo mi rincuora accogliendomi con un sorriso e prendendomi la mano ma poi mi martoria chiedendo continuamente di essere sollevato e portato in giro sulle spalle senza mai scendere.
Scopro che allo spettacolo i bambini che verranno sono il doppio delle bambine e considerando che il pretesto del balletto su cui abbiamo lavorato fin qui è una sorta di sfida tra maschi galletti e femmine smorfiose mi scogliono e gliela do su. Quando i bimbi si siedono stanchi e si rifiutano di provare ancora il balletto guardo l'orologio e scopro con sollievo che l'ora è finita e devo andare da quelli delle elementari, mia massima soddisfazione e divertimento.
La prima prova nell'aula riesce abbastanza bene anche se le acrobate rumene fanno ruote da orsi ubriachi, la piramide pencola poiché manca Kevin, i clown sono tristissimi e il tableau vivant è statico e noioso come i paesaggi senza senso che passava la rai come intervallo.
La maestra Laura urla un sacco, ancora più del solito, urla che devono essere bravi, che si devono impegnare, che devono essere divertenti.
E io la fermo, le parlo sopra, il suo tono di voce mi infastidisce e ancor di più mi infastidisce che loro debbano divertire, stiamo perdendo il senso di tutto ciò perché siamo adulti stanchi e riversiamo la nostra ansia su bambini che invece non la sentono.
Insisto, non andiamo a fare un saggio, andiamo a divertirci noi per primi e solo così forse riusciremo a trasmettere qualcosa a chi ci guarda. La maestra Laura tace, segno che appena andrò via ricomincerà a fargli il lavaggio del cervello.
Poi scendiamo nella piazza dove c'è già il palco, per provare tutto dove avverrà.
Il cielo si è infoschito e soffia il vento ma ciononostante sono allegra, Iris prende la mia mano, Dzasim saltella con la sua faccina furba, Ferdouse non sta più nella pelle.
Questo finché le maestre, tranne una, non cominciano a lanciare alti guaiti per il timore che i bimbi cadano dal palco e strillano preoccupate ora a questo e ora all'altro di allontanarsi dalle transenne, di non pesare troppo, di respirare con cautela che non cedano le assi per il peso.
Le manderei affanculo urlando, possibile che non ricordino che essere bambini non significa essere deficienti e che è improbabile che uno di questi nasinirossi decida d'improvviso di suicidarsi lanciandosi da un palco a 50cm da terra?
Poi il delirio: Beatrice piange perché vuole passare nel gruppo delle acrobate e così gliela metto ma poi anche la sua amica Mina piange perché si sente sola e così devo spostare anche lei assottigliando il già esiguo gruppo dei clown. Questo gruppo peraltro fa pietà, i bimbi credono di dover ripetere mosse prestabilite e si capisce chiaramente che scimmiottano ma non si stanno realmente divertendo, cosa impossibile a farsi con le grida della maestra Laura che risuonano come sottofondo costante.
Tento di provare una chiusura ma è tutto inutile, i bimbi esaltati dal vento e dall'aria aperta sono incontrollabilmente allegri e se in un altro momento ne avrei gioito, ora invece mi sento impotente e frustrata, non riesco a fare quello che vorrei e per l'ennesima volta maledico le esibizioni a uso e consumo dei genitori, dei presidi, delle maestre.
Prima che io vada una maestra mi consola, di solito davanti ai genitori sono più bravi e poi quando la prova generale fa schifo la prima è un successo.
Mhh.
A casa sono stanca che non sollevo le ginocchia e per questo motivo cado ben due volte con i trampoli, una in maniera stupida e l'altra in maniera che mi fa rimanere spaventata per l'ora successiva. Inciampo in un gradino che sto tentando di fare e piombo pesantemente a terra con un sonoro tonfo. Non fa male ma spaventa, cado sul cemento tra una panchina e un albero e rischio di tirare con me Pino che mi porgeva la mano.
Non mi era mai successo prima, ho paura, paura che non incrocio i piedi, non provo a stare in equilibrio su uno solo, non scavalco, non sperimento, non vado all'indietro e guardo spesso e volentieri dove appoggio i passi.
Provo per la prima volta a camminare in discesa sull'asfalto e anche se non è troppo ripido sento chiaramente la paura affluirmi alle guance e chiudermi la testa, vorrei scendere lì, senza indugio.
Ma non posso. E soprattutto non voglio.
Grazie alla pazienza e alla dolce insistenza di Tiziana riprovo a salire e scendere gradini finché non ci riesco senza quella stretta allo stomaco derivante dal timore di sentire nuovamente il gommino battere contro il cemento.
Fabio invece volteggia, gioca a calcio, rischia di cadere mille volte ma poi non cade mai.
Sono così demoralizzata che devo ricorrere a tutta l'energia residua per farmi pat-pat sulla schiena dolorante e dirmi che sono stanca e che anch'io, ovviamente, ho dei sacrosanti limiti.
Quando torno alla macchina mi aspetta una multa secondo la quale ho pagato 36 euro per parcheggiare qualche ora a un chilometro da casa mia.
Sono stanca di tiranneggiare bambini, tengo la mente fissa sul dopo-spettacolo pensando al Lago e al sole che mi auguro arrivi a lavare via la mia stanchezza.

