Tuesday, June 24, 2008
Think like a Queen. A Queen is not afraid to fail. Failure is another steppingstone to greatness.
[O.Winfrey]
Una settimana di follia.
La somma delle ore di sonno è incredibilmente esigua e la testa rimane imballata giorno e notte.
Lunedì ci incontriamo al campetto e nonostante le nuvole e qualche goccia proviamo le coreografie ma siamo pochi e a me tocca un avvinazzato sostituto del mio Re.
Martedì all Ivan Ilic ci siamo quasi tutti ma una pioggia improvvisa ci infradicia e ci costringe a scendere. Casa mia segna il nuovo record di capienza poiché ospito 14 trampolisti e annesse gambelunghe per farci i cappelli, fissare una volta per tutte le scarpe con le viti e cazzeggiare fino alle 4 del mattino tra birra e piadine.
Mercoledì prove.
Giovedì trampoliamo dietro la Certosa, per la prima volta tutti sull'asfalto, coordiniamo le camminate, il Tunnel e l'ApritiSesamo, e le mosse tipo Cavallo in D4, siamo 4 file e ci incasiniamo quasi sempre anche se ne manca una. SaraSarda è lentissima e chiede scusa a tutti con le lacrime agli occhi perché rimane indietro. Sofia, Torre Bianca, si fa male stupidamente fingendo di cadere dopo la morte del suo ReBianco, FabioCavallo sfonda un pontile di legno correndoci sopra con i trampoli e dopo facciamo aperitivo da ZioPino, ululando jacopoo alla notte fonda.
Occhi cisposi, venerdì di riposo, la crisi. Il ginocchio mi fa male, litigo con chi non dovrei, sento la tensione arrivarmi tutta quanta insieme. Prendo la sana decisione di andare lo stesso all'aperitivo su trampoli pre-parata pur rimanendo a terra e so di aver fatto la cosa giusta quando da lontano scorgo i trampolisti e li vedo avvicinarsi tutti per accogliermi e abbracciarmi, Anto mi bacia e gli occhi brillanti dicono che è fiera di me.
Come in quell'esercizio che facciamo ogni volta prima di iniziare, respirando a occhi chiusi e muovendo le mani nell'aria prendo energia dal gruppo, dò energia al gruppo.
La notte prima dormo poco, sogno che ho già fatto la parata e mi sveglio alleggerita.
Invece tutto deve ancora iniziare in un'afa torrida e nell'ansia dell'avròpresotutto. Ma come mi dice Bianca "ricordati adesso perché in men che non si dica sarà tutto quanto finito!".
In ritardo arriviamo al giardino vicino alla Porta da cui partiremo e ogni aiuola è il ritrovo di un diverso laboratorio, siamo gialli, verdi, rossi, bianchi e neri, clown, trampolisti, diabolisti e giocolieri, danzatrici e acrobati.
Scorgo di colpo Marito e Moglie che mi contemplano affettuosi e gli corro incontro tenendo con entrambe le mani i pantaloni lunghissimi che indosserò coprendo i trampoli.
Sono tesa che ho la cacca, la pipì e il vomito, vorrei già essere su e partire ma quando sento urlare preparatevi che si va mi agito, il cordino dei pantaloni mi scivola dentro e sono costretta a usare una cintura che per caso ho con me, nel mentre mi ferisco una mano per infilare il più velocemente possibile i trampoli, appollaiata su una panchina per evitare di salire da terra e forzare il ginocchio.
Penso per favore e voglio farla tutta e fa' che non cada.
Vedo i miei genitori e mio fratello, mio padre riprende con la videocamera, mio fratello mi scruta curioso e mia madre fa finta di essere lì per caso, disinteressata. Ma io sono troppo felice, sono venuti qui a vedere come sto sui trampoli, che compagnia di matti frequento, quanto sto bene.
Mi sento i trampoli stretti e larghi o forse di misura, non so, mi faccio aggiungere dello scotch alle punte da un terrestre e mi dirigo verso la nostra postazione, tra le clave e le percussioni.
Il serpentone di gente ruggisce a ondate, i tamburi ci caricano e in men che non si dica stiamo tutti ballando, Bianchi e Neri, mentre le clave ci saettano vicino alle orecchie e i fotografi ci tempestano di flash.
E si va.

Quando esco dal cancello del Giardino mi investe la soffocante calura dell'asfalto e la folla variopinta che si assiepa ai lati della stretta strada che percorreremo. Mi pervade un brivido da pelle d'oca, sono la ReginaNera, ho un frustino che schiocca e la mascherina nera, siamo altissimi e bellissimi, spaventati ma curiosi, audaci e mezzi breschi, ridanciani eppur compresi.
Dopo due ore siamo ancora fermi al primo chilometro, bevo tantissima acqua e mi faccio annaffiare da terra con le pistole ad acqua mentre ci disponiamo in Formazione Base pronti a sfidarci mentre i bimbi ci indicano.
A volte sento questo calore in mezzo al petto che mi affanna, il sole è spietato ma se mi tasto qua e là sto bene, mi tolgo la canottiera in mezzo a un'ovazione dei miei Neri e a panciallaria vado a grandi falcate a sfidare questa parata.
La gente si sposta riverente guardandomi da giù oppure mi urta ubriaca, mi passa bicchieri di vino rosso, mi fotografa quando frusto i miei avversari, mi chiede se può passare in mezzo alle mie lunghegambe o lo fa spintonandomi e senza avvertire.
E' una baraonda, lo spettacolo è dovunque, nei corpi che ballano, che conquistano colonne, portici e cassonetti, nei vecchi affacciati alle finestre che ci salutano quando passiamo, negli acrobati che scalano altissimi muretti, nell'allegria che percepisco in ognuno di noi qui.
Marco ReNero regala la corona quasi subito e balla la lapdance attaccato ai pali con i divieti, io e SaraMontana ci uniamo a un gruppo di samba tonante e ci lanciamo in una danza scatenata alla loro testa mentre i percussionisti ci sorridono vedendoci ballare da lassù.
ZioPino beve mezzo ananas di rum, SaraTopo si fa caricare in un carrello della spesa da Alex, Bianca barcolla con la canottiera sporca di verde, del rosso del vino e della terra su cui è caduta mentre eravamo in fila prima di partire, Giuseppe è sparito, FabioCavallo viene avvistato mentre rotola da una siepe, si sfrega giù da un muretto e ritorna sull'asfalto a correre come se niente fosse.
Ognuno è nel suo viaggio eppure ci cerchiamo tra la folla, facilmente rintracciabili, e ci riavviciniamo, camminiamo lunghi tratti abbracciati solo per il piacere di farlo nonostante siamo tutti bagnati, sudati, sporchi di trucco nero e bianco.
Lallo mi solleva in braccio per portarmi in giro, Lalla rischia di farmi cadere cento volte con il suo affetto irruento, SaraSarda mi bacia in bocca con gli occhi stellati mentre avanza con un'espressione estatica, ha scordato che ha i trampoli e ora le sue falcate sono tranquille come le lunghegambe che la magia di questa parata le ha regalato. Lefteris giocola
Ci sediamo sui cassonetti mentre il tramonto rosa illumina il sudore, la parata si è sfilacciata, stanca, dovevamo arrivare due ore fa e ci manca ancora almeno mezzo chilometro.
Ci accoglie un incrocio in cui i diabolisti fanno saltare i diaboli così alti da farne incastrare alcuni sui fili della luce, arriviamo con gli ultimi gruppi all'ingresso della Villa in cui la festa è già cominciata da tanto e il couscous finito da un pezzo.
SaraMontana, ubriaca persa, per salutare un'amica cade proprio all'arrivo stirandosi una coscia e vomitando sugli scarponi dei poliziotti accorsi a soccorrerla, io perdo ignobilmente nella folla l'amato frustino appoggiandolo solo per un attimo nel carrello trascinato da Pol che dopo sei ore vuole solo riempirsi la burza di birra steso in mezzo all'erba.
Uno a uno cediamo, scendiamo, ci appollaiamo su divanetti o stiamo seduti sull'alto muro di polistirolo che nonostante tutto tiene. Piano piano a questo muro si allineano le coppie di trampoli legati mentre ci stendiamo in terra a guardarci intorno senza quasi parlare, siamo stanchi.
Attorno la festa, le bancarelle, le luci e la musica, le nostre foto proiettate su un alto muro rosso mentre noi mangiamo la pizza che SaraTopo, Lalla e FabioCavallo sono andati a prendere sempre sui trampoli.
Ci stendiamo sempre più vicini, stranamente stiamo radunati tutti lì come se fosse il nostro quartier generale non detto, con l'umido della notte che avanza ci abbracciamo, teste su pance, braccia su gambe e su visi stanchi, su occhi chiusi, Leftis ricompare e si butta a pesce su di noi per ricevere il tocco di tutti, siamo uno strano agglomerato vivente che cambia forma se qualcuno si alza e saluta perché se ne va o se si aggiusta meglio la posizione per non indolenzirsi troppo.
La gente che passa ci guarda e si chiede che gruppo era? poi vede le gambelunghe lì appoggiate e dice ah, sì i trampolisti.
[O.Winfrey]
Una settimana di follia.
La somma delle ore di sonno è incredibilmente esigua e la testa rimane imballata giorno e notte.
Lunedì ci incontriamo al campetto e nonostante le nuvole e qualche goccia proviamo le coreografie ma siamo pochi e a me tocca un avvinazzato sostituto del mio Re.
Martedì all Ivan Ilic ci siamo quasi tutti ma una pioggia improvvisa ci infradicia e ci costringe a scendere. Casa mia segna il nuovo record di capienza poiché ospito 14 trampolisti e annesse gambelunghe per farci i cappelli, fissare una volta per tutte le scarpe con le viti e cazzeggiare fino alle 4 del mattino tra birra e piadine.
Mercoledì prove.
Giovedì trampoliamo dietro la Certosa, per la prima volta tutti sull'asfalto, coordiniamo le camminate, il Tunnel e l'ApritiSesamo, e le mosse tipo Cavallo in D4, siamo 4 file e ci incasiniamo quasi sempre anche se ne manca una. SaraSarda è lentissima e chiede scusa a tutti con le lacrime agli occhi perché rimane indietro. Sofia, Torre Bianca, si fa male stupidamente fingendo di cadere dopo la morte del suo ReBianco, FabioCavallo sfonda un pontile di legno correndoci sopra con i trampoli e dopo facciamo aperitivo da ZioPino, ululando jacopoo alla notte fonda.
Occhi cisposi, venerdì di riposo, la crisi. Il ginocchio mi fa male, litigo con chi non dovrei, sento la tensione arrivarmi tutta quanta insieme. Prendo la sana decisione di andare lo stesso all'aperitivo su trampoli pre-parata pur rimanendo a terra e so di aver fatto la cosa giusta quando da lontano scorgo i trampolisti e li vedo avvicinarsi tutti per accogliermi e abbracciarmi, Anto mi bacia e gli occhi brillanti dicono che è fiera di me.
Come in quell'esercizio che facciamo ogni volta prima di iniziare, respirando a occhi chiusi e muovendo le mani nell'aria prendo energia dal gruppo, dò energia al gruppo.
La notte prima dormo poco, sogno che ho già fatto la parata e mi sveglio alleggerita.
Invece tutto deve ancora iniziare in un'afa torrida e nell'ansia dell'avròpresotutto. Ma come mi dice Bianca "ricordati adesso perché in men che non si dica sarà tutto quanto finito!".
In ritardo arriviamo al giardino vicino alla Porta da cui partiremo e ogni aiuola è il ritrovo di un diverso laboratorio, siamo gialli, verdi, rossi, bianchi e neri, clown, trampolisti, diabolisti e giocolieri, danzatrici e acrobati.
Scorgo di colpo Marito e Moglie che mi contemplano affettuosi e gli corro incontro tenendo con entrambe le mani i pantaloni lunghissimi che indosserò coprendo i trampoli.
Sono tesa che ho la cacca, la pipì e il vomito, vorrei già essere su e partire ma quando sento urlare preparatevi che si va mi agito, il cordino dei pantaloni mi scivola dentro e sono costretta a usare una cintura che per caso ho con me, nel mentre mi ferisco una mano per infilare il più velocemente possibile i trampoli, appollaiata su una panchina per evitare di salire da terra e forzare il ginocchio.Penso per favore e voglio farla tutta e fa' che non cada.
Vedo i miei genitori e mio fratello, mio padre riprende con la videocamera, mio fratello mi scruta curioso e mia madre fa finta di essere lì per caso, disinteressata. Ma io sono troppo felice, sono venuti qui a vedere come sto sui trampoli, che compagnia di matti frequento, quanto sto bene.
Mi sento i trampoli stretti e larghi o forse di misura, non so, mi faccio aggiungere dello scotch alle punte da un terrestre e mi dirigo verso la nostra postazione, tra le clave e le percussioni.
Il serpentone di gente ruggisce a ondate, i tamburi ci caricano e in men che non si dica stiamo tutti ballando, Bianchi e Neri, mentre le clave ci saettano vicino alle orecchie e i fotografi ci tempestano di flash.
E si va.

Quando esco dal cancello del Giardino mi investe la soffocante calura dell'asfalto e la folla variopinta che si assiepa ai lati della stretta strada che percorreremo. Mi pervade un brivido da pelle d'oca, sono la ReginaNera, ho un frustino che schiocca e la mascherina nera, siamo altissimi e bellissimi, spaventati ma curiosi, audaci e mezzi breschi, ridanciani eppur compresi.
Dopo due ore siamo ancora fermi al primo chilometro, bevo tantissima acqua e mi faccio annaffiare da terra con le pistole ad acqua mentre ci disponiamo in Formazione Base pronti a sfidarci mentre i bimbi ci indicano.
A volte sento questo calore in mezzo al petto che mi affanna, il sole è spietato ma se mi tasto qua e là sto bene, mi tolgo la canottiera in mezzo a un'ovazione dei miei Neri e a panciallaria vado a grandi falcate a sfidare questa parata.La gente si sposta riverente guardandomi da giù oppure mi urta ubriaca, mi passa bicchieri di vino rosso, mi fotografa quando frusto i miei avversari, mi chiede se può passare in mezzo alle mie lunghegambe o lo fa spintonandomi e senza avvertire.
E' una baraonda, lo spettacolo è dovunque, nei corpi che ballano, che conquistano colonne, portici e cassonetti, nei vecchi affacciati alle finestre che ci salutano quando passiamo, negli acrobati che scalano altissimi muretti, nell'allegria che percepisco in ognuno di noi qui.
Marco ReNero regala la corona quasi subito e balla la lapdance attaccato ai pali con i divieti, io e SaraMontana ci uniamo a un gruppo di samba tonante e ci lanciamo in una danza scatenata alla loro testa mentre i percussionisti ci sorridono vedendoci ballare da lassù.ZioPino beve mezzo ananas di rum, SaraTopo si fa caricare in un carrello della spesa da Alex, Bianca barcolla con la canottiera sporca di verde, del rosso del vino e della terra su cui è caduta mentre eravamo in fila prima di partire, Giuseppe è sparito, FabioCavallo viene avvistato mentre rotola da una siepe, si sfrega giù da un muretto e ritorna sull'asfalto a correre come se niente fosse.
Ognuno è nel suo viaggio eppure ci cerchiamo tra la folla, facilmente rintracciabili, e ci riavviciniamo, camminiamo lunghi tratti abbracciati solo per il piacere di farlo nonostante siamo tutti bagnati, sudati, sporchi di trucco nero e bianco.
Ci accoglie un incrocio in cui i diabolisti fanno saltare i diaboli così alti da farne incastrare alcuni sui fili della luce, arriviamo con gli ultimi gruppi all'ingresso della Villa in cui la festa è già cominciata da tanto e il couscous finito da un pezzo.
SaraMontana, ubriaca persa, per salutare un'amica cade proprio all'arrivo stirandosi una coscia e vomitando sugli scarponi dei poliziotti accorsi a soccorrerla, io perdo ignobilmente nella folla l'amato frustino appoggiandolo solo per un attimo nel carrello trascinato da Pol che dopo sei ore vuole solo riempirsi la burza di birra steso in mezzo all'erba.
Attorno la festa, le bancarelle, le luci e la musica, le nostre foto proiettate su un alto muro rosso mentre noi mangiamo la pizza che SaraTopo, Lalla e FabioCavallo sono andati a prendere sempre sui trampoli.
Ci stendiamo sempre più vicini, stranamente stiamo radunati tutti lì come se fosse il nostro quartier generale non detto, con l'umido della notte che avanza ci abbracciamo, teste su pance, braccia su gambe e su visi stanchi, su occhi chiusi, Leftis ricompare e si butta a pesce su di noi per ricevere il tocco di tutti, siamo uno strano agglomerato vivente che cambia forma se qualcuno si alza e saluta perché se ne va o se si aggiusta meglio la posizione per non indolenzirsi troppo.
Comments:
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FINALMENTE UN RACCONTO!
Ti aspettavo da tutta settimana! Deve essere stato uno spettacolo!! :D Come va ora il ginocchio?
Bacini
OrsaLè a meno 8
Ti aspettavo da tutta settimana! Deve essere stato uno spettacolo!! :D Come va ora il ginocchio?
Bacini
OrsaLè a meno 8
grazie Rompina e Orsalè!
Orsalè, il ginocchio più lo uso e più sta bene, mi fa i dispetti nel resto del tempo a terra.
Piuttosto tu come stai adesso che la Data si avvicina? Inboccallupooo!
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Orsalè, il ginocchio più lo uso e più sta bene, mi fa i dispetti nel resto del tempo a terra.
Piuttosto tu come stai adesso che la Data si avvicina? Inboccallupooo!
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