Thursday, September 04, 2008

Barcolla, traballa sul dorso della folla , si butta, si leva, al cielo si solleva
Con le tre dita la via pare indicare nemmeno lui nemmeno lui sa dove andare
[V. Capossela - L'Uomo Vivo]

Bellante sono le enormi tette di Rita, molto simile a Trudy come aspetto e a suo marito Gambadilegno come risata fumosa, che ognuno di noi viene invitato a pesare tra le mani fin dal nostro arrivo, mentre mangiamo crespelle al forno e beviamo birra in lattina dalla marca assurda. E' la tapparella rotta che Walter mette a posto fermandosi a tirare un sospirone ogni volta che deve spiegarci qualcosa in italiano, è la Cimicetta che ogni sera viene a chiederci di giocare, le acrobazie in strada e le danze gitane in piazza, le 5 camere da letto e i 4 bagni, salvifici soprattutto dopo la Notte Folle dalla quale ci risvegliamo in trance con gli occhi pesti di lacrime e le facce gonfie e rosse. Sono gli arrosticini, il mare pieno di alghe, i 3 cappelli comperati al mercatino e le corna rossofuoco che si illuminano, la Migliore che ci serve sambuca che non paghiamo tuffandoci ridenti nella notte ormai silenziosa.

Maschito sono le scale fuori casa e i cartelli anche in albanese, il soffitto affrescato d'azzurro con fiori e colombe, la Banda del Paese che ci sveglia mentre passa il Santo ricoperto di euro. E' la Fontana della Merda e quella dell'Albanese davanti alla quale celebriamo le stelle cadenti con danze a piedi nudi sull'asfalto granuloso e con damigianine di vinorosso che sa di aceto o di petrolio. E' il tetto dal quale rischio di cadere ubriaca persa, le albe, i trampoli alla Festa del Patrono che mi protegge dal cadere e mi guida nel ricevere un applauso dall'intera piazza mentre le gambe mi tremano per la paura della strada mostruosamente in salita sulla quale cerco l'equilibrio mentre aiuto a snodare una Pignatta legata troppo in alto per chiunque tranne che per me. E' l'imprescindibile pranzo a tavola delle 13 con ancora la testa imballata e lo stomaco in subbuglio, è la collana di gocce rosse con la quale mi addormento la notte e mi sveglio regale la mattina.

Cariati è la Ruota della Fortuna che ci accoglie luminosa e i cartelli con i Km sbagliati che il fratello di qualcuno ha piantato male una mattina che si è svegliato ubriaco. E' il lungomare sul quale non trovo requie contemplando il buio che svanisce trasformandosi nei colori dell'alba mente tu mi dichiari tutto il tuo amore, sono le palline trasparenti che DonLuigi mi disputa ritornando il bambino che la sua età vuole. E' il falò notturno che si spegne più volte e che più volte viene riacceso da mani diverse, è una telefonata sgradita e i sassi che un mare rabbioso mi sbatte contro le caviglie abbronzate, è l'IsolaFelice che si sgretola quasi subito, la Palmina sculettante, la rosticceria che il delizioso Serafino ci svela. E' la Festa Del Sindaco e il ballo al quale mi inviti percorrendomi tutta con le tue mani così come non fai quando sei sobrio, è la Madre dell'Ospite alla quale ancora tributo un fiero ditoaculo, è il gattino appena adottato che piange giorno e notte, la doccia gelata quando l'acqua non manca. E' il Bagno con il Santo che dalla barca lontana mi guarda benevolente mentre i fuochi colorati esplodono ancora una volta sulla mia testa benedetta, è la partenza improvvisa e inaspettata con un giorno d'anticipo e il cristo di gesso a braccia aperte che saluto felice guidando verso la nuova mèta.

Il Salento è il primo aperitivo sulla spiaggia con le luci che nuotano nel mare che diventa nero e l'ormai abituale Santo che emerge durante il secondo negroni mischiato alla felicità rosa acceso di un tramonto speranzoso. E' la taranta che ascolto suonare da mano esperte e che vedo ballare insieme alla tammuriata in piazza a ogni angolo, in una notte senza fine che concludo fumando calabrisella in compagnia di sconosciuti. Sono gli scogli inospitali, le spiagge troppo affollate, la carne di cavallo e i tarocchi letti ad altri, il mal di testa furente che mi impasta per un giorno intero.
Le Fattizze sono rosso della terra e verde della tenda e degli alberi, il nero Betelgeuse che si arrampica sulla zanzariera per entrare in tenda, la mia certezza di voler stare sola, la cena di pesce con il vino rosè che il Nonno ci concede per simpatia trovando posto sul cemento del porticciolo per il nostro tavolo di donne disilluse ma ancora credenti che ridono delle loro sventure sentimentali. Sono gli ultimi fuochi che vedrò alzando gli occhi al cielo notturno, gli ultimi giorni di fatica per incastrare una scomoda me stessa in mezzo a ciò che mi accade, le placche che mi tolgono l'ultimo bagno di questa folle estate e la vigilia del Ritorno.

Il Ritorno è la doppia riga di sommatoria, il divanonero e Bootylicous ingrassato che dorme sempre con me per ansia di abbandono, le cose che si chiudono, quelle che rimangono sospese ma sono già state sepolte, quelle che sono costretta a lasciare per mia mancanza di sufficiente pelo sullo stomaco.
E' il biglietto dei r.e.m. che staziona sul mio tavolo affollato mentre mi forzo a scrivere di qualcosa che, inaspettatamente, mi tira su lacrime di nostaglia senza senso.

Comments:
Ben tornata. Tornata dove? A casa? Puoi dirlo? Con il pelozzo rotolante e sferico e il divano che ti accoglie in un abbraccio? Bentornata e le lacrime sono solo l'olio che ingrassa gli ingranaggi del ricordo per farli passare dallo stomaco al cuore...

:)
 
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