Tuesday, October 07, 2008
What a distressing contrast there is between the radiant intelligence of the child and the feeble mentality of the average adult.
[S.Freud]
La Dottoressa che avrebbe dovuto curare le mie buste paga da clownesse evidentemente non ha curato se stessa: è sbroccata e non ha pagato molti di noi esterni, cioè di coloro che si inerpicano su per i monti per fare una, massimo due ore per il Comune inculailupi.
Il Sindaco del suddetto Comune, peraltro, non sa usare la posta elettronica nè la comunicazione tout court e così anche il Vigile, ovvero colui che fa le veci della già citata Dottoressa, per cui le mie dapprima educate e poi sempre più imbestialite rimostranze si sono vaporizzate nell'aere come i rutti di Bootylicious quando mangia pappamolle.
L'Assessore comunica ma in un rassicurante politichese che, ben lungi dal rassicurarmi, ottiene l'effetto esattamente opposto.
Cosa vuoi mai, ci rido su.
In un Settembre particolarmente ottobroso ripercorro strade che l'ultima volta erano rosseggianti di papaveri e asciugate dal benefico caldo.
Quest'anno i bimbi sono divisi come mai avrei potuto sognare, per fascia d'età, e sembra che avrò una classe di circa 30 treenni e un'altra di 30 piccoli pinoli dai 4 ai 5.
Indossare ancora una volta il solito costume mi tira su velleità modaiole, confronto l'abito da clownesse a quelli che uso per trampolare e mi sento quasi dimessa, sicuramente molto ma molto bassa. Stessa cosa per il trucco che riapplico sempre uguale quando è per il clowning e che invece cambia a seconda dell'umore e del (di solito poco) tempo a disposizione prima della trampolata.
La valigia dipinta è meno affaticata del solito poiché oggi sono qui solo per le Materne e non l'ho dunque riempita con i libri di favole che uso per le Elementari, in compenso brandisco fieramente una SpadaMagica che produce bolle di sapone enormi che incantano me per prima.
Mentre mi accingo a entrare nella classe dei bimbi nuovi sento un pianto inframezzato da parole e mi vedo sbarrare l'entrata da una maestra.
"Enrico chiede se sei molto dipinta..." mi riferisce la maestra e io, passandomi in esame, concludo che sì, in effetti lo sono e un po' mi blocco pensando che probabilmente sono di fronte a uno di quei bimbi che si spaventano se vedono un clown. Buongiorno!, penso anche.
Entro piano piano, a questo punto sono io quella più spaventata, e il grandangolo sul divano dal quale i bimbi mi guardano curiosi mostra tutte faccette nuove, solo una o due già viste: c'è la biondissima Alice e l'ancor più bionda Ilaria, due tremendissime bambine che amano la lotta con morso al polpaccio e l'atterramente dei compagnucci dopo averli afferrati alle gambe. In compenso, sempre per rimanere sul biondo, c'è una bimba che non conosco con una testa grande come un televisore che mi guarda tra il neutro di una mucca e l'imbronciato del "non so chi sei ma non mi scuoti". Scopro che sua mamma fa la parrucchiera e le doma l'esorbitante quantità di capelli a forza di treccine o codini.
David, tosto e ben piantato, mi si installa immediatamente di fianco tentando in tutti i modi di aprirmi la valigia con ditina straordinariamente forti e moleste, da quanto si muove mi sembra che abbia almeno quattro mani. La sua faccia mi ricorda qualcuno e in effetti scopro che è fratello di un altro bimbo ingovernabile visto la prima volta alle materne e ritrovato poi un po' più calmo alle elementari. Memore del fratello inchiavardo David vicino a me con un laccio californiano che non lo scuote ma che nemmeno gli da la possibilità di saltare a piedi pari sulla mia valigia o di lanciare pezzi del divanetto sugli altri bambini. La maestra alza il pollice, segno che evidentemente ho intuito la giusta tattica per il giovane vandalo.
Enrico, in braccio alla maestra, tiene la testa caparbiamente infilata tra i suoi capelli in modo da non dovermi guardare per forza ma ogni tanto lancia uno sguardo di sottecchi per poi rituffarsi nella maestra con ululati più forti dei precedenti. Lo sguardo mucchico della bimba bionda mi inchioda alle mie responsabilità di occhi troppo bianchi e boccacuore troppo rossa.
"Enrico...non aver paura, se vuoi dopo ti faccio vedere come sono per davvero, senza trucco...Enrico, cos'è che ti da fastidio, riesci a dirmelo? Sono gli occhi? Le guance? Quale colore non ti piace?" provo a chiedergli inginocchiata di fianco a lui, con una coscia saldamente piantata su David che si dibatte, indecisa se devo provare a insistere o devo lasciar perdere per non aggravare la cosa.
Ma Enrico piangendo si volta e mi indica gli occhi, forse non coglie il trucco ma solo la sproporzione che il bianco fino alle sopracciglia vuole creare ingrandendoli.
Orpo, e adesso?
Mi viene in aiuto un altro bimbo che cigola senza sosta.
Cigola quando appoggio la valigia in terra, cigola quando delicatamente asporto manine che tentano di sventrarla, cigola quando gli chiedo "come ti chiami?", cigola quando mi siedo con le ginocchia in bocca sull'infinitesimale poltroncina riservata a me.
Mentre gli altri bimbi sono un misto di curiosità e aspettative di risate che già gli sfuggono dalle piccole bocche, lui cigola temendo chissà cosa. Apro la valigia per tirarne fuori due palline e lui cigola ancora più forte e continua quando ci giocolo tentando di non prendere a gomitate in faccia David che vuole sottrarmele a tutti i costi.
Quando poi estraggo il topo Ikea con il nastro rosso sulla coda comincia a supplicare, si nasconde gli occhi con le mani e si gira dall'altra parte, proprio mentre Enrico al contrario, si rabbonisce e osserva rapito e dimentico del pianto quel che esce dalla mia valigia. Il Cigolatore invece persiste e accompagna con il suo caratteristico rumore qualsiasi apertura della valigia e qualsiasi mio movimento.
Ricordo che quando ero molto piccola mia madre faceva un gioco che allora trovavo terribile, in cui di punto in bianco trasformava la sua faccia in un mostro e mi inesguiva con strani versi non umani, smettendo solo quando piangevo spaventatissima.
Nonostante io ricordi questo e la profonda paura che mi scatenava, la tentazione di strangolare il bimbo con la coda del topo di peluche ammetto che un po' ce l'ho avuta.
Niente di paragonabile però alla profonda spinta a trascinare in terra con me in un'avviluppante quanto decisiva mossa di wrestling il tamugno David dopo aver sentito chiaro a tondo il secco crack prodotto dal suo inquieto piedino sopra la mia magica, meravigliosa Spada.
Nell'altra classe li conosco già tutti quanti e li saluto felice di rivederli e cogliendo somiglianze tra alcuni di loro che scopro fratelli o sorelle di altri bimbi nuovi appena lasciati.
Oggi non c'è il minuscolo Rami ma c'è sua sorella che mi si impolipisce a una gamba, costringendomi a trascinarla per un po' qua e là. Martina è sempre la stessa, mi prende il braccio ansiosa di dirmi quantebbrava e quantebbuona mentre Emily, scontrosa ma sempre bellissima, alterna sorrisi di voglia di rivedermi con calcetti cattivi alla mia valigia che in quest'ora se la vedrà ancora peggio. Ismaele è ancora più panciuto di qualche mese fa, Gioele, figlio di musici, dice più parole ma ascolta maggiormente, Sara è sempre piangolona, Andrea1 e Andrea2 ancora pestiferi.
Alla notizia che non andremo in palestra ci rimangono male e così provo a rimediare facendoli un po' saltare tra le sedioline e i tavoli imitando fieri tirannosauri e canguri zoppi ma questi piccoli accenni di movimento hanno un effetto dirompente su questi bimbi che, a detta loro e delle maestre, non giocano mai e preferiscono guardare la televisione tutto il weekend.
Come se gli avessi iniettato un'overdose di zuccheri impazziscono tutti, nessuno escluso: c'è chi ruggisce felice, fiero di aver finalmente trovato e liberato la sua tirannosaurietà, in faccia a chi invece ulula di sgomento alla vista dei dentini in mostra, c'è chi salta incangurito travolgendo sedie, bambini e inciampando per poi rimbalzare in piedi di nuovo, c'è chi abbaia forsennato, chi miagola penetrante, chi cinguetta come fosse un passerotto da sedici chili.
La maestra non alza neppure gli occhi, ormai refrattaria a questa cacofonia infantile, mentre io che evidentemente non sono più abituata dopo la peraltro breve pausa, menerei fendenti della Spada Magica a destra e a manca per atterrarli tutti quanti.
E' inutile, prima o poi dovrò scendere a patti con la limitante verità: sono qui per farli giocare ma causa il mio peso e la mia età non posso giocare davvero con loro e come loro. Anche se non sarebbe per vincere facile, no, ma più che altro per placare la MiaBambina che in questi momenti mi batte dentro per farsi ascoltare e mi urla sciocchezze come fai vedere a questi principianti com'è un vero Tirannosauro! o adesso gli mostriamo quanto alto può saltare un canguro o ma figurati se un gatto miagola così!, uff.
Trovo consolazione solo nel pensiero che la Spada, come adulta, posso usarla solo io!
Gnègnègnè!
Ehm...
[S.Freud]
La Dottoressa che avrebbe dovuto curare le mie buste paga da clownesse evidentemente non ha curato se stessa: è sbroccata e non ha pagato molti di noi esterni, cioè di coloro che si inerpicano su per i monti per fare una, massimo due ore per il Comune inculailupi.
Il Sindaco del suddetto Comune, peraltro, non sa usare la posta elettronica nè la comunicazione tout court e così anche il Vigile, ovvero colui che fa le veci della già citata Dottoressa, per cui le mie dapprima educate e poi sempre più imbestialite rimostranze si sono vaporizzate nell'aere come i rutti di Bootylicious quando mangia pappamolle.
L'Assessore comunica ma in un rassicurante politichese che, ben lungi dal rassicurarmi, ottiene l'effetto esattamente opposto.
Cosa vuoi mai, ci rido su.
In un Settembre particolarmente ottobroso ripercorro strade che l'ultima volta erano rosseggianti di papaveri e asciugate dal benefico caldo.
Quest'anno i bimbi sono divisi come mai avrei potuto sognare, per fascia d'età, e sembra che avrò una classe di circa 30 treenni e un'altra di 30 piccoli pinoli dai 4 ai 5.
Indossare ancora una volta il solito costume mi tira su velleità modaiole, confronto l'abito da clownesse a quelli che uso per trampolare e mi sento quasi dimessa, sicuramente molto ma molto bassa. Stessa cosa per il trucco che riapplico sempre uguale quando è per il clowning e che invece cambia a seconda dell'umore e del (di solito poco) tempo a disposizione prima della trampolata.
La valigia dipinta è meno affaticata del solito poiché oggi sono qui solo per le Materne e non l'ho dunque riempita con i libri di favole che uso per le Elementari, in compenso brandisco fieramente una SpadaMagica che produce bolle di sapone enormi che incantano me per prima.
Mentre mi accingo a entrare nella classe dei bimbi nuovi sento un pianto inframezzato da parole e mi vedo sbarrare l'entrata da una maestra.
"Enrico chiede se sei molto dipinta..." mi riferisce la maestra e io, passandomi in esame, concludo che sì, in effetti lo sono e un po' mi blocco pensando che probabilmente sono di fronte a uno di quei bimbi che si spaventano se vedono un clown. Buongiorno!, penso anche.
Entro piano piano, a questo punto sono io quella più spaventata, e il grandangolo sul divano dal quale i bimbi mi guardano curiosi mostra tutte faccette nuove, solo una o due già viste: c'è la biondissima Alice e l'ancor più bionda Ilaria, due tremendissime bambine che amano la lotta con morso al polpaccio e l'atterramente dei compagnucci dopo averli afferrati alle gambe. In compenso, sempre per rimanere sul biondo, c'è una bimba che non conosco con una testa grande come un televisore che mi guarda tra il neutro di una mucca e l'imbronciato del "non so chi sei ma non mi scuoti". Scopro che sua mamma fa la parrucchiera e le doma l'esorbitante quantità di capelli a forza di treccine o codini.
David, tosto e ben piantato, mi si installa immediatamente di fianco tentando in tutti i modi di aprirmi la valigia con ditina straordinariamente forti e moleste, da quanto si muove mi sembra che abbia almeno quattro mani. La sua faccia mi ricorda qualcuno e in effetti scopro che è fratello di un altro bimbo ingovernabile visto la prima volta alle materne e ritrovato poi un po' più calmo alle elementari. Memore del fratello inchiavardo David vicino a me con un laccio californiano che non lo scuote ma che nemmeno gli da la possibilità di saltare a piedi pari sulla mia valigia o di lanciare pezzi del divanetto sugli altri bambini. La maestra alza il pollice, segno che evidentemente ho intuito la giusta tattica per il giovane vandalo.
Enrico, in braccio alla maestra, tiene la testa caparbiamente infilata tra i suoi capelli in modo da non dovermi guardare per forza ma ogni tanto lancia uno sguardo di sottecchi per poi rituffarsi nella maestra con ululati più forti dei precedenti. Lo sguardo mucchico della bimba bionda mi inchioda alle mie responsabilità di occhi troppo bianchi e boccacuore troppo rossa.
"Enrico...non aver paura, se vuoi dopo ti faccio vedere come sono per davvero, senza trucco...Enrico, cos'è che ti da fastidio, riesci a dirmelo? Sono gli occhi? Le guance? Quale colore non ti piace?" provo a chiedergli inginocchiata di fianco a lui, con una coscia saldamente piantata su David che si dibatte, indecisa se devo provare a insistere o devo lasciar perdere per non aggravare la cosa.
Ma Enrico piangendo si volta e mi indica gli occhi, forse non coglie il trucco ma solo la sproporzione che il bianco fino alle sopracciglia vuole creare ingrandendoli.
Orpo, e adesso?
Mi viene in aiuto un altro bimbo che cigola senza sosta.
Cigola quando appoggio la valigia in terra, cigola quando delicatamente asporto manine che tentano di sventrarla, cigola quando gli chiedo "come ti chiami?", cigola quando mi siedo con le ginocchia in bocca sull'infinitesimale poltroncina riservata a me.
Mentre gli altri bimbi sono un misto di curiosità e aspettative di risate che già gli sfuggono dalle piccole bocche, lui cigola temendo chissà cosa. Apro la valigia per tirarne fuori due palline e lui cigola ancora più forte e continua quando ci giocolo tentando di non prendere a gomitate in faccia David che vuole sottrarmele a tutti i costi.
Quando poi estraggo il topo Ikea con il nastro rosso sulla coda comincia a supplicare, si nasconde gli occhi con le mani e si gira dall'altra parte, proprio mentre Enrico al contrario, si rabbonisce e osserva rapito e dimentico del pianto quel che esce dalla mia valigia. Il Cigolatore invece persiste e accompagna con il suo caratteristico rumore qualsiasi apertura della valigia e qualsiasi mio movimento.
Ricordo che quando ero molto piccola mia madre faceva un gioco che allora trovavo terribile, in cui di punto in bianco trasformava la sua faccia in un mostro e mi inesguiva con strani versi non umani, smettendo solo quando piangevo spaventatissima.
Nonostante io ricordi questo e la profonda paura che mi scatenava, la tentazione di strangolare il bimbo con la coda del topo di peluche ammetto che un po' ce l'ho avuta.
Niente di paragonabile però alla profonda spinta a trascinare in terra con me in un'avviluppante quanto decisiva mossa di wrestling il tamugno David dopo aver sentito chiaro a tondo il secco crack prodotto dal suo inquieto piedino sopra la mia magica, meravigliosa Spada.
Nell'altra classe li conosco già tutti quanti e li saluto felice di rivederli e cogliendo somiglianze tra alcuni di loro che scopro fratelli o sorelle di altri bimbi nuovi appena lasciati.
Oggi non c'è il minuscolo Rami ma c'è sua sorella che mi si impolipisce a una gamba, costringendomi a trascinarla per un po' qua e là. Martina è sempre la stessa, mi prende il braccio ansiosa di dirmi quantebbrava e quantebbuona mentre Emily, scontrosa ma sempre bellissima, alterna sorrisi di voglia di rivedermi con calcetti cattivi alla mia valigia che in quest'ora se la vedrà ancora peggio. Ismaele è ancora più panciuto di qualche mese fa, Gioele, figlio di musici, dice più parole ma ascolta maggiormente, Sara è sempre piangolona, Andrea1 e Andrea2 ancora pestiferi.
Alla notizia che non andremo in palestra ci rimangono male e così provo a rimediare facendoli un po' saltare tra le sedioline e i tavoli imitando fieri tirannosauri e canguri zoppi ma questi piccoli accenni di movimento hanno un effetto dirompente su questi bimbi che, a detta loro e delle maestre, non giocano mai e preferiscono guardare la televisione tutto il weekend.
Come se gli avessi iniettato un'overdose di zuccheri impazziscono tutti, nessuno escluso: c'è chi ruggisce felice, fiero di aver finalmente trovato e liberato la sua tirannosaurietà, in faccia a chi invece ulula di sgomento alla vista dei dentini in mostra, c'è chi salta incangurito travolgendo sedie, bambini e inciampando per poi rimbalzare in piedi di nuovo, c'è chi abbaia forsennato, chi miagola penetrante, chi cinguetta come fosse un passerotto da sedici chili.
La maestra non alza neppure gli occhi, ormai refrattaria a questa cacofonia infantile, mentre io che evidentemente non sono più abituata dopo la peraltro breve pausa, menerei fendenti della Spada Magica a destra e a manca per atterrarli tutti quanti.
E' inutile, prima o poi dovrò scendere a patti con la limitante verità: sono qui per farli giocare ma causa il mio peso e la mia età non posso giocare davvero con loro e come loro. Anche se non sarebbe per vincere facile, no, ma più che altro per placare la MiaBambina che in questi momenti mi batte dentro per farsi ascoltare e mi urla sciocchezze come fai vedere a questi principianti com'è un vero Tirannosauro! o adesso gli mostriamo quanto alto può saltare un canguro o ma figurati se un gatto miagola così!, uff.
Trovo consolazione solo nel pensiero che la Spada, come adulta, posso usarla solo io!
Gnègnègnè!
Ehm...

