Wednesday, March 04, 2009

Woke from a dream where I was in a terrible realm
All my sails were ablaze I was chained to the helm
[Grant Lee Buffalo, Mockingbird]

Sull'onda di una giornata soverchiante, senza nemmeno più la forza di sputare l'acqua che ha raggiunto i polmoni, mi sento che non lo rifarei.
Dovrei starmi più attenta, ascoltarmi di più e soprattutto rileggermi quando scrivo.
Perché già a Luglio l'avevo scritto con la mia calligrafia sottile e nervosa, appuntita come molte delle ore di quel periodo: "se tornassi indietro non lo rifarei".
Come se non bastasse avevo avuto mille prove quotidiane in un Agosto faticoso, doloroso e a tratti simile a un sogno con troppi protagonisti, nessuna trama e quindi nessun senso.
Ma no, io mi distraggo, io mi adagio e mi perdo. Cedo.
E così, nonostante Settembre mi avesse di nuovo avvisato, l'ho attraversato facendomi forza, pensando che in fondo forse ero io che volevo negarmi a un sentimento sì difficile ma lo stesso pieno di angoli in penombra di bellezza e delicatezza infinite.
Un Ottobre di accettazione e di patti con me stessa che mi spiegavo le continue liti senza senso ha preceduto un Novembre che ricordo poco, persa nella nebbia del freddo, delle notti in giro e degli accadimenti amari come i chupiti a bancone con la serranda abbassata.
Dicembre ha alzato il volume schiaffeggiandomi in più di un'occasione, sbattendomi sulla bocca aperta dall'incredulità che quel che avevo scritto era giusto, onesto, ponderato nonostante fosse stato espresso d'impeto.
Ma no, io non ascolto, io non mi fido, nemmeno di me stessa. Sbaglio.
Capodanno ha malamente coperto quel che ormai sapevo con abbastanza certezza da non potermelo negare per più di qualche giorno di fila, il resto erano parole abnormi a sostituire gli schiaffi veri che d'altronde mi ero ripromessa che non avrei mai più assestato.
L'afflato dell'umana e pertanto stupida speranza ha accompagnato in scena Gennaio che però era nudo agli occhi di tutti. Nudo e stanco. Infreddolito e tremante.
L'avevo scritto, è vero, ma pensavo di essere una di quelle persone che tra rimorsi e rimpianti sceglierà sempre i primi. Mi sono abbandonata alla speranza di essere lo stesso cullata e capita, compresa, contenuta. Di stare trovando più che stare perdendo. Ma il contenitore era troppo stretto, lo sapevo, lo vedevo, l'avevo scritto. Gli ultimi rigurgiti sapevano di bile verde a indicare che lo stomaco era quasi pulito.
A Marzo rileggo e finalmente capisco il senso di quel che ho scritto mesi e mesi fa.
E cambio idea su di me, mi reinterpreto alla luce di, abdico e cedo a quel che non mi sono voluta concedere di aver capito di pura pelle e nessuna ragione.
Per la prima volta nella mia vita ho un rimpianto.
Rimpiango di essermi imbarcata su questa nave.

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