Saturday, April 18, 2009
With a bit of a mind flip
You're there in the time slip
And nothing can ever be the same
[The Time Warp, RHPS ost]
Mi attende un funerale posticcio domani, sui prati. Appuntamento alla gelateria, chi arriva tardi peccato per lui perché il luogo si deciderà all'ultimo e chi c'è c'è.
Ho molto pensato a che cosa vorrei seppellire ma non ho trovato niente, nè nella mia vita attuale e neppure nelle due precedenti, non ho simboli nè oggetti che desidero affidare alla terra.
Il passato non puzza e il presente nemmeno, tengo tutto a portata di mano e non butto via niente se non l'erba che ho faticosamente tagliato in giardino.
Ti rivedo in quell'angolo a cui stavi malamente appoggiato, barcollante, con la mano stretta sul collo del Four Roses. Con la mano chiusa sul collo delle ragazze che a turno si sono avvicendate ad abbracciarti in quell'angolo mentre la tua moglie pagana, giovane e bellissima, fingeva di non vedere e fuggiva da dietro il bancone per rifugiarsi a ballare davanti ai suonatori sudati.
Le tue dichiarazioni si dissolvono come per incanto e mi ritrovo a considerare seriamente le tue dimensioni, quelle fisiche e quelle umane.
Vederti giorni dopo in mezzo alla strada di giorno mi ha fatto pensare che io e te abbiamo visto più luci basse o buio profondo di quanto non sia stato il sole, nonostante la spiaggia sassosa della tua infanzia e le molte albe contemplate in silenzio. Ho pensato che la notte dona alle tue mille rughe.
La maestra Miranda ha il giraculo con me: non mi saluta più, mi ignora, continua a insegnare canzoni fuori moda ai bambini anche quando mi vede sulla soglia con la mia valigia in mano ad aspettare che finisca.
Non so che cosa ho fatto ma, come l'anno scorso, da un certo punto in poi chiude i rapporti.
Così ho cominciato a parlare di più con l'altra maestra, mia omonima, quella che quando i bambini la chiamano ci voltiamo tutte e due.
E ho scoperto che tutte le cose che mi raccontava Miranda su di lei erano cattiverie invidiose e che in realtà è una persona molto carina e che lavora bene.
Giacomino sa quando è lunedì perché ricorda che vengo io. Mi chiama per nome&cognome e storpia quest'ultimo sostituendo le due s con due t. E' innamorato dello specchio così quando gli metto sulla testina mora il mio cappello andiamo insieme a guardare come sta e ci compiacciamo.
Alla fine il fratello di Dzasim è morto, nonostante gli undici anni e un trapianto.
E' successo cinque giorni fa, a Dzasim non l'hanno detto e la maestra Laura mi racconta che da una settimana fa il diavolo a quattro, è arrabbiatissimo con tutti ma non sa il perché. La sua casa è piena di parenti perché seppelliranno il fratello in Macedonia e si stanno preparando alla partenza.
La maestra Laura mi vieta espressamente qualsiasi accenno alla Morte con i bambini, meno che mai con i cugino di Dzasim trasferito temporaneamente qui perché i suoi genitori sono tra i parenti di Dzasim venuti in aiuto, e io già tremo perché quando non devo dire qualcosa mi agito e mi viene da dirla per sbaglio.
I bambini si radunano davanti a me e vedo un bimbo nuovo, grassoccio e piccolino, in prima fila a cui gli altri danno di gomito e dicono ecco il clown o vedi? è lei il clown. Gli chiedo come si chiama e lui mi deve ripetere un nome che ancora adesso non ho capito. Lenta di comprendonio non ricollego chi possa essere questo bimbo nuovo e insisto "ma che nome strano che hai, da dove vieni?" e proprio in quel momento mi sento gli occhi di fuoco della maestra Laura puntati sulla nuca. Sto parlando con il famigerato cugino di Dzasim, che non deve sapere niente. "Viene dalla Scuola della Venturina." puntualizza lei ordinandomi di non chiedere altro e io mi sento molto cretina perché adesso ho davvero paura di dire qualcosa che non dovrei. Così un po' irrigidita e completamente muta per precauzione gli stringo la mano per presentarmi fingendomi poi trattenuta, come se lui non volesse lasciarmela e finalmente lo vedo sorridere un po'.
Mi galvanizzo e comincio a giocare con la mia valigia, l'oggetto dei desideri di tutti i bambini che ci infilano sempre le manine dentro, lesti come topi. Escono i fazzoletti colorati che faccio roteare un po' e poi fingo che vogliano scapparmi qua e là per la stanza e mi butto ad afferrarli là dove li lancio. I bimbi ridono, tutti loro sanno che cosa contiene la valigia ma è come se solo adesso gli oggetti prendessero vita, proprio grazie alle mie mani. E' un momento magico per me, non ho addosso il nasorosso ma non sono mai stata un clown più vero di così, sto facendo il mio piccolo show e sono incredula io stessa. Escono ad una ad una le palline che mi faccio lanciare per poi giocarci proprio sopra i loro nasi all'insù per guardare. I burattini di Cenerentola, che mi servono per i bimbi delle materne, diventano personaggi di uno stupido carillon così come i pupazzi del cane e della rana che si impadroniscono del mio braccio.
Il cugino ride e così gli altri bambini, la maestra Laura si rilassa e io cedo a pressanti richieste: giochiamo all'Assassino e i bimbi sono più efferati e splatter del solito nel mimare le uccisioni, la sala risuona di orribili versi e risate.
Ci divertiamo davvero finché non mi sento di nuovo bucare da uno sguardo di riprovazione: è quello del Preside, venuto a vedere la situazione una volta avuta la brutta notizia, che da un angolo mi guarda inorridito.
Uh oh...
You're there in the time slip
And nothing can ever be the same
[The Time Warp, RHPS ost]
Mi attende un funerale posticcio domani, sui prati. Appuntamento alla gelateria, chi arriva tardi peccato per lui perché il luogo si deciderà all'ultimo e chi c'è c'è.
Ho molto pensato a che cosa vorrei seppellire ma non ho trovato niente, nè nella mia vita attuale e neppure nelle due precedenti, non ho simboli nè oggetti che desidero affidare alla terra.
Il passato non puzza e il presente nemmeno, tengo tutto a portata di mano e non butto via niente se non l'erba che ho faticosamente tagliato in giardino.
Ti rivedo in quell'angolo a cui stavi malamente appoggiato, barcollante, con la mano stretta sul collo del Four Roses. Con la mano chiusa sul collo delle ragazze che a turno si sono avvicendate ad abbracciarti in quell'angolo mentre la tua moglie pagana, giovane e bellissima, fingeva di non vedere e fuggiva da dietro il bancone per rifugiarsi a ballare davanti ai suonatori sudati.
Le tue dichiarazioni si dissolvono come per incanto e mi ritrovo a considerare seriamente le tue dimensioni, quelle fisiche e quelle umane.
Vederti giorni dopo in mezzo alla strada di giorno mi ha fatto pensare che io e te abbiamo visto più luci basse o buio profondo di quanto non sia stato il sole, nonostante la spiaggia sassosa della tua infanzia e le molte albe contemplate in silenzio. Ho pensato che la notte dona alle tue mille rughe.
La maestra Miranda ha il giraculo con me: non mi saluta più, mi ignora, continua a insegnare canzoni fuori moda ai bambini anche quando mi vede sulla soglia con la mia valigia in mano ad aspettare che finisca.
Non so che cosa ho fatto ma, come l'anno scorso, da un certo punto in poi chiude i rapporti.
Così ho cominciato a parlare di più con l'altra maestra, mia omonima, quella che quando i bambini la chiamano ci voltiamo tutte e due.
E ho scoperto che tutte le cose che mi raccontava Miranda su di lei erano cattiverie invidiose e che in realtà è una persona molto carina e che lavora bene.
Giacomino sa quando è lunedì perché ricorda che vengo io. Mi chiama per nome&cognome e storpia quest'ultimo sostituendo le due s con due t. E' innamorato dello specchio così quando gli metto sulla testina mora il mio cappello andiamo insieme a guardare come sta e ci compiacciamo.
Alla fine il fratello di Dzasim è morto, nonostante gli undici anni e un trapianto.
E' successo cinque giorni fa, a Dzasim non l'hanno detto e la maestra Laura mi racconta che da una settimana fa il diavolo a quattro, è arrabbiatissimo con tutti ma non sa il perché. La sua casa è piena di parenti perché seppelliranno il fratello in Macedonia e si stanno preparando alla partenza.
La maestra Laura mi vieta espressamente qualsiasi accenno alla Morte con i bambini, meno che mai con i cugino di Dzasim trasferito temporaneamente qui perché i suoi genitori sono tra i parenti di Dzasim venuti in aiuto, e io già tremo perché quando non devo dire qualcosa mi agito e mi viene da dirla per sbaglio.
I bambini si radunano davanti a me e vedo un bimbo nuovo, grassoccio e piccolino, in prima fila a cui gli altri danno di gomito e dicono ecco il clown o vedi? è lei il clown. Gli chiedo come si chiama e lui mi deve ripetere un nome che ancora adesso non ho capito. Lenta di comprendonio non ricollego chi possa essere questo bimbo nuovo e insisto "ma che nome strano che hai, da dove vieni?" e proprio in quel momento mi sento gli occhi di fuoco della maestra Laura puntati sulla nuca. Sto parlando con il famigerato cugino di Dzasim, che non deve sapere niente. "Viene dalla Scuola della Venturina." puntualizza lei ordinandomi di non chiedere altro e io mi sento molto cretina perché adesso ho davvero paura di dire qualcosa che non dovrei. Così un po' irrigidita e completamente muta per precauzione gli stringo la mano per presentarmi fingendomi poi trattenuta, come se lui non volesse lasciarmela e finalmente lo vedo sorridere un po'.
Mi galvanizzo e comincio a giocare con la mia valigia, l'oggetto dei desideri di tutti i bambini che ci infilano sempre le manine dentro, lesti come topi. Escono i fazzoletti colorati che faccio roteare un po' e poi fingo che vogliano scapparmi qua e là per la stanza e mi butto ad afferrarli là dove li lancio. I bimbi ridono, tutti loro sanno che cosa contiene la valigia ma è come se solo adesso gli oggetti prendessero vita, proprio grazie alle mie mani. E' un momento magico per me, non ho addosso il nasorosso ma non sono mai stata un clown più vero di così, sto facendo il mio piccolo show e sono incredula io stessa. Escono ad una ad una le palline che mi faccio lanciare per poi giocarci proprio sopra i loro nasi all'insù per guardare. I burattini di Cenerentola, che mi servono per i bimbi delle materne, diventano personaggi di uno stupido carillon così come i pupazzi del cane e della rana che si impadroniscono del mio braccio.
Il cugino ride e così gli altri bambini, la maestra Laura si rilassa e io cedo a pressanti richieste: giochiamo all'Assassino e i bimbi sono più efferati e splatter del solito nel mimare le uccisioni, la sala risuona di orribili versi e risate.
Ci divertiamo davvero finché non mi sento di nuovo bucare da uno sguardo di riprovazione: è quello del Preside, venuto a vedere la situazione una volta avuta la brutta notizia, che da un angolo mi guarda inorridito.
Uh oh...

