Saturday, July 04, 2009
Cosa sarà
che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'e'
cosa sara' questo strano coraggio
paura che ci prende
che ci porta a ascoltare la notte che scende...
[L.Dalla, Cosa sarà]
Alla rinfusa come i vestiti che sto finendo di stipare in una valigia che come sempre contiene troppo rispetto a dove vado.
A casaccio e senza un ordine logico, prima il sacco a pelo, le ciabatte le scorderò così come scorderò qualcosa di fondamentale di cui mi renderò conto solo quando sarò immersa in colline sconosciute.
E' amore, è paura dell'abbandono, è un anno vissuto senza requie? Che cos'è che mi fa infilare pensieri nelle tasche laterali di questo borsone che una volta usavo per giocare a pallavolo?
Che cos'è che mi fa desiderare la partenza e allo stesso tempo mi implora di continuare a muovermi nelle stesse abitudini di luoghi e persone? Desiderio di fuga e redenzione, desiderio di divanonero e scuri chiusi.
La curiosità e il terrore di non vedere il tuo sguardo verde per più tempo di quanto ne sia mai passato prima, tutto questo mi sballa le traiettorie, fortunatamente ho un itinerario di googlemap già stampato e pronto per guidarmi ché se non ci fosse lui sarei perduta.
Mi manca già Bootylicious che peraltro è già sparito a dormire nelle frasche che piano piano ingialliscono al sole, non ho idea di cosa fare quando tornerò, se ripartire o restare, cercare altro o ancora una volta sperimentare.
Di nuovo le carte sono tutte cadute sul tavolo, senza ruolo e senza strategia, i punti si sono azzerati e le partite pendenti sembrano chiuse con una discutibile patta. La mia egida non è servita a parare i colpi bassi, so che sto portando con me un nuovo corredo di riflessioni postume ma aspetto di avere gli occhi colmi di cielo ed erba per lasciare che questa pietranera che sosta in mezzo al mio petto piombi come un masso in uno stagno e sollevi gli spruzzi che merita.
Un parcheggio di notte, una donna che piange e urla bestemmie a piedi nudi sul cemento, che si accascia in un campo, che si raccoglie in un fagotto senza dimensioni.
C'ero, l'ho visto, lo so.
Una macchina blu ferma, la veraverità è un inaspettato frame di linguinbocca, l'altracampana ha la voce più calma di quanto non siano i tuoi occhi che cercano i miei per tranquillizzarli.
Non c'ero, non ho visto ma ti conosco: ci credo più di quanto non abbia il coraggio di farlo tu.
E quel che era allora e quel che è adesso, il vero e il falso, questo non so più, semplicemente covo.
Mi astraggo, mi elevo, come quando cammino sui trampoli penso a rendermi leggera e nulla più.
Raul mi rompe gli schemi quando, osservandoci per la prima volta sui trampoli, dice allegro e noncurante: "Fatemi vedere come scendete!".
Rompe il mio impettito equilibrio da ballerina quando dice che la cosa più noiosa che esista al mondo da guardare è un trampolista che semplicemente cammina. Dice che scatena invidia per l'altezza ma dopo appena dieci minuti ha già perso d'interesse per chiunque.
Mi insegna che non ho gambelunghe ma stinchilunghi e che devo muovermi di conseguenza.
E io do tutto, nello scendere e risalire con l'aiuto di un palo di legno che punto nella terra morbida, nello sfidare i miei punti certi barattandoli con la ricerca di un nuovo disequilibrio che mi rivela più audace di quanto non credessi. Benedetto il male che ho a tutti i muscoli che non possiedo, benedetto il sudore che m'inzuppa la maglia e rende scivoloso il palo che per la prima volta sorreggo mentre Sara ci fa sopra capriole, benedetti i miei trampoli che paiono reggere quando sfido me stessa saltandoci sopra come se stessi ballando a terra.
Abbandono la paura di vivere e cadere.
che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'e'
cosa sara' questo strano coraggio
paura che ci prende
che ci porta a ascoltare la notte che scende...
[L.Dalla, Cosa sarà]
Alla rinfusa come i vestiti che sto finendo di stipare in una valigia che come sempre contiene troppo rispetto a dove vado.
A casaccio e senza un ordine logico, prima il sacco a pelo, le ciabatte le scorderò così come scorderò qualcosa di fondamentale di cui mi renderò conto solo quando sarò immersa in colline sconosciute.
E' amore, è paura dell'abbandono, è un anno vissuto senza requie? Che cos'è che mi fa infilare pensieri nelle tasche laterali di questo borsone che una volta usavo per giocare a pallavolo?
Che cos'è che mi fa desiderare la partenza e allo stesso tempo mi implora di continuare a muovermi nelle stesse abitudini di luoghi e persone? Desiderio di fuga e redenzione, desiderio di divanonero e scuri chiusi.
La curiosità e il terrore di non vedere il tuo sguardo verde per più tempo di quanto ne sia mai passato prima, tutto questo mi sballa le traiettorie, fortunatamente ho un itinerario di googlemap già stampato e pronto per guidarmi ché se non ci fosse lui sarei perduta.
Mi manca già Bootylicious che peraltro è già sparito a dormire nelle frasche che piano piano ingialliscono al sole, non ho idea di cosa fare quando tornerò, se ripartire o restare, cercare altro o ancora una volta sperimentare.
Di nuovo le carte sono tutte cadute sul tavolo, senza ruolo e senza strategia, i punti si sono azzerati e le partite pendenti sembrano chiuse con una discutibile patta. La mia egida non è servita a parare i colpi bassi, so che sto portando con me un nuovo corredo di riflessioni postume ma aspetto di avere gli occhi colmi di cielo ed erba per lasciare che questa pietranera che sosta in mezzo al mio petto piombi come un masso in uno stagno e sollevi gli spruzzi che merita.
Un parcheggio di notte, una donna che piange e urla bestemmie a piedi nudi sul cemento, che si accascia in un campo, che si raccoglie in un fagotto senza dimensioni.
C'ero, l'ho visto, lo so.
Una macchina blu ferma, la veraverità è un inaspettato frame di linguinbocca, l'altracampana ha la voce più calma di quanto non siano i tuoi occhi che cercano i miei per tranquillizzarli.
Non c'ero, non ho visto ma ti conosco: ci credo più di quanto non abbia il coraggio di farlo tu.
E quel che era allora e quel che è adesso, il vero e il falso, questo non so più, semplicemente covo.
Mi astraggo, mi elevo, come quando cammino sui trampoli penso a rendermi leggera e nulla più.
Raul mi rompe gli schemi quando, osservandoci per la prima volta sui trampoli, dice allegro e noncurante: "Fatemi vedere come scendete!".
Rompe il mio impettito equilibrio da ballerina quando dice che la cosa più noiosa che esista al mondo da guardare è un trampolista che semplicemente cammina. Dice che scatena invidia per l'altezza ma dopo appena dieci minuti ha già perso d'interesse per chiunque.
Mi insegna che non ho gambelunghe ma stinchilunghi e che devo muovermi di conseguenza.
E io do tutto, nello scendere e risalire con l'aiuto di un palo di legno che punto nella terra morbida, nello sfidare i miei punti certi barattandoli con la ricerca di un nuovo disequilibrio che mi rivela più audace di quanto non credessi. Benedetto il male che ho a tutti i muscoli che non possiedo, benedetto il sudore che m'inzuppa la maglia e rende scivoloso il palo che per la prima volta sorreggo mentre Sara ci fa sopra capriole, benedetti i miei trampoli che paiono reggere quando sfido me stessa saltandoci sopra come se stessi ballando a terra.
Abbandono la paura di vivere e cadere.

