Tuesday, March 30, 2010

E se a tratti la bolla, troppo tesa
sembra sul punto di esplodere, se intravedete
il mondo reale attraverso il falso, che cosa "vedete"?
[R. Browning]

Vorrei scriverti.
Vorrei dirti e darti il comesto ma non posso.
Ora che sono dall'Altra Parte capisco e mi impongo di stare ferma.
Ti sembro lontana, distante e festosa ma il mio stomaco chiuso si ribalta con niente e la mia facciadigomma si increspa spesso e volentieri.
L'odore di primavera mi consola e allo stesso tempo mi incrina poiché subito mi si affollano in testa le serate in giro, io e te, a fare danni o ad abbracciarci semplicemente.
Ma che male, che male questa immobilità forzata, tutto perde di importanza compresi i semi che non so se germoglieranno, i semi che non so se voglio che germoglino.

3 donne, un tavolo all'aperto, una domenica di fine marzo.
La mia prima birra aperta con l'accendino, il Bozzolo di qualcun'altra, Norman e la Signora Glick fuse insieme in un'unica meravigliosa amica.
A parlare di Amore, sostanzialmente, a lagnarsi sia che vada bene e sia che vada male. Perché il punto è che non ce l'avevano raccontata giusta e quindi ci ritroviamo qui, a pranzare alle cinque del pomeriggio, cercando un filo logico, una regola ferrea, un modus operandi in vicende che invece ti prendono, ti strappano e ti portano via.
Mangio sedanini con ragù e strette di stomaco, bevo birra che si scalda a questo primo sole, mi divido in due per parlare qui e ora e per pensare altrove, a te.

E così ritorno in alto, sui miei trampoli.
Stavolta per ballare, scoprendo una leggerezza che credevo perduta quando sono piombata a terra senza colpa e dignità. Incrocio, salto, sono onda di braccia, seguo flessuosa le coreografie a terra e così mi perdo.
I tamburi possenti suonano fin dentro all'anima, mi confondono i pensieri che sono quindi costretta a lasciare a terra, con sollievo.
Non penso ergo danzo.

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