Sunday, April 04, 2010

L'Orologio perderà le sue Ore
Se non vogherai con forza tra i flutti.
[Marito]

Asfalto e cielo grigio.
Combinazione letale che riesuma colori di passato recente e passato remoto che continuo a coniugare sulla mia persona ottenendo un unico imperativo: soffri.
Sciogliti in lacrime dure da espellere come vetri ossidati dall'esperienza che hai e che ciononostante dimentichi sul comodino di fianco al letto dove trovi requie solo crollando esausta, vivi come se fossi il Tuo Stesso Stomaco, pesante di ciò che non riesci a far scendere che sia un cheeseburger o le addolorate immagini di gameover. Muori ancora una volta, pronta alla speranza di risorgere domani, densa di una Passione che non riguarda coloro con i quali l'ha condivisa con mani e lingua ma coinvolge te, te sola, da sempre.
Muori perché è inevitabile, rimani nell'attimo, spalanca a dismisura i tuoi occhineri come quelli di un gatto sorpreso in mezzo alla strada dai fanali di una macchina, guardala bene, vedila piombare, respira un'ultima volta, bang.

Il primo Falchetto ti schiaffeggia.
Fermo e ieratico come una statua, un monito, un segno che non comprendi e che pertanto ti distrugge facendoti sentire il loop del quale non riesci a smettere di godere, come da antica abitudine. Ti rifugi in quel che sai, viene da lontano è ha il sapore della Giusta Soluzione. Hai già approntato il tavolo operatorio, anche stavolta l'hai fatto, indossando il camice asettico della tua razionalità come una camicia di forza che ti costringe a tagliare, amputare fino all'inguine, a smembrare senza che ce ne sia bisogno poiché in realtà c'è soltanto una piccola ferita all'alluce, laggiù. Hai già messo la mano sulla tua stessa coscia e la tieni bloccata, hai lo sguardo fermo e lucido di un pazzo ma stavolta vuoi lasciarti intenerire dalle lacrime che offuscano la linea netta che hai tracciato come guida per lo strazio che ancora una volta ti accingi a compiere sulla tua stessa vita, sulla tua stessa capacità di lasciarti amare.
Tagliare, tagliando il dolore, tagliando i sentimenti pieni di sangue ancora rosso e vivo, tagliando la sofferenza indicibile che questo gesto ti provoca, tacitando una volta per tutte l'urlo di una bambina arrabbiata di dolore che risuona da sempre nelle tue orecchie e nella tua anima rotta.
Tagliare, ma sì, tagliare, perché no, buttare via tutto, distruggere, è bello, strappare, dilaniare, è giusto, stracciare, smembrare, spingere via, il più lontano possibile.

Il secondo Falchetto ti disegna un sorriso e senti la tua voce ridere nonostante la musica altissima nelle orecchie. Non c'è motivo se non quello di veder svanire di colpo l'aura funesta di avvertimento malvagio che aveva l'altro. La croce di legno chiaro adornata di primaverili fiorirosa che segue subito dopo ci sta, non sai come ma è necessaria, è adatta, funziona come ami dire spesso tu.
La Giusta Soluzione ha la voce calma e suadente di una persona che ami davvero, di pura fiducia e di quell'affetto che tristemente hai troppo spesso serbato, come un liquore millenario preziosissimo da offrire solo nelle occasioni speciali, sulla mensola più alta e irraggiungibile dell'armadietto chiuso a tripla mandata che hai reso il tuo Cuore.
Questo amore, tangibile e vivo come i giorni che si susseguono e te lo confermano, ti permette di comprendere che hai sbagliato, hai sbagliato tutto, credevi di fare bene, di essere una Signora, di essere magnanima verso te e il tuo passato riottoso da afferrare e archiviare.
E invece hai sbagliato, proprio tu, ha!, eri in preda alla smania di far cessare il male sordo e pulsante, eri folle, scriteriata, in preda al terrore che succedesse di nuovo, volevi solo che smettesse, che finisse, che svanisse, che ti lasciasse in pace.
Capisci improvvisamente quel che hai perso nella tua vita precedente. Le foto con cui credevi di essere scesa a patti sono state modificate, non riconosci chi abbracci sulla Spiaggia, non c'è più la sagoma e nemmeno i contorni, solo la forma affettuosa delle tue braccia su spalle invisibili suggerisce che là una volta c'era qualcuno che tanto hai amato.
Non sei scesa a patti con nulla, non hai accettato niente, hai solo cancellato per scoprire che chi ha perso sei tu poiché non senti nulla, sei davvero morta e non riavrai indietro niente di quei respiri veloci, di quella danza gialloverde, dell'asfalto percorso insieme.
Non ti sei lasciata amare. L'hai fatto di nuovo.

A Te non ho concesso la chiave.
Sono sempre rimasta di vedetta al cancello pronta a farti entrare e subito uscire non appena scorgevo l'ombra di una delusione futura.
Non ho preso nulla di quel che mi spettava, di quel che mi regalavi, a modo tuo, sì, ma pur sempre regalavi. Ho tenuto a distanza le tue mani e il tuo cuore, dibattendomi furiosa per quel che non mi davi, calpestando quel che invece era per me, solo e soltanto per me.
Non ti ho creduto...non ho potuto, non ci sono riuscita, capisci?
E ora osservo cadaveri smembrati e bruciati dal mio odio incandescente con la stolidità stupida e stupita di chi dopo aver creduto di giocare con un fiammifero contempla macerie fumanti.
Tutto da rifare senza nemmeno la consolazione dolce e giusta di quel che è stato, per questo il tuo odore svanito mi strugge come se mi mancasse l'aria stessa, per questo mi uccide saperti lontano, per questo sebbene fosse finita ora ti rivorrei qui, tra le mie braccia.
Per dirti che prendo tutto, golosamente, rivoglio l'alba rossoblu a Cariati e la tua dichiarazione d'amore, rivoglio i tuoi sguardicatena e tutti gli inviti a cene che tu volevi preparare per me e alle quali io non ho voluto partecipare mai. Rivoglio tutto per assaporarlo ora che ho capito e che soffro per aver umiliato il tuo amore, per averti punita di colpe non tue, per non aver visto la bellezza imperfetta di quel che hai continuato nonostante tutto a porgermi per così tanto tempo.
Rivoglio tutto per conservarlo amorosamente nel cuore e, stavolta, non cancellarti mai.

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