Thursday, April 22, 2010

"Without touch we are but hunks of wood.”
[Jim Morrison]

L'aria oggi è frizzante, anche quella che spira nel mio cervello.
Stesa a occhi chiusi sul legno sconnesso della stanza-palestra mi concentro a inspirare, premere una zona del mio corpo a terra, espirare e via di seguito. Poco dopo me ne frego e mi rilasso, seguo la musica tanguera che suona in sottofondo e me la godo. Inspiro ed espiro diligentemente ma mi rilascio completamente sul legno chiaro, sciolgo del tutto le membra mentre brandelli di strofe catturano i miei pensieri. Tornare, finire, fiori. Mi striscio sul legno, mi struscio sul legno, quando ci viene detto di diventare aria, fuoco, terra e aria faccio la pigra e rimango più volentieri stesa a contatto con il legno, guance o fronte o raggomitolata. Non lo so come mai ma mi piace, mi piace toccare il legno, è caldo, mi piace perfino questo legno qui che è di un colore giallino, con delle crepe incredibili e pieno di scricchiolii inquietanti ovunque.
Mi ci rannicchio, tutti i miei spigoli ci sfregano e così scopro due nuovi punti dietro la schiena, appena sopra il sedere dove domani mi troverò due lividi solo per essermi rotolata così come mi si chiedeva.
Scopro che faccio fatica ad alzarmi in piedi, sì. E' un'azione semplice dopo tutto, da terra in ginocchio ci si alza e si sta eretti, poi si torna giù, in ginocchio. Semplice no?
No. Non mi viene, non riesco a farla: ogni volta che sono in ginocchio e provo il peso sui piedi per alzarmi mi sento d'improvviso stanchissima e cedo rotolando di nuovo in posizione fetale, giù.
Ma intanto, tra sfregamenti sul legno e prove di alzata, spero anche che guardi, non controllo ma ci spero e sì, tu mi vedi perché è a me che parli, rompendo la musica, e io sento, toh!, quello che Urana chiamava un piccolo sorriso interiore. Piccolo ma lo sento!
C'è silenzio perché la musica è finita e nel buio, che ha invaso la stanza mentre lavoravamo, mano a mano terminiamo l'esercizio e poi ci sediamo a terra, ad aspettare che tutti finiscano.
E nella penombra è un momento magico, vedo e non vedo, sento fortissimo tutto quanto, il silenzio, la primavera, i movimenti di chi sta finendo, le mie membra lunghe, la tua presenza poco più in là. Oh.
Mi si rompe la pellicola di apatia delle sensazioni, che da giorni mi avvolgeva, ed entra tutto questo, io vorrei che non smettesse più.

La notte mentre torno a casa è un tripudio di profumi. Scelgo musica dolce, che si intona con la cascata di glicini violetti, con la magnolia bianca, con la siepe di fiorellini rosa. E' bello essere qui ad annusare, ad avere un po' freddo, a camminare guardando a naso in su chiedendomi se domani che trampolo pioverà.
Tocco legno.

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