Tuesday, May 11, 2010

"But are not this struggle and even the mistakes one may make better,
and do they not develop us more, than if we kept systematically away from emotions?"
[V.Van Gogh]

Se fosse una foto potrei dire che le mie emozioni saltano e ruzzolano come cani che si rincorrono in un prato, sollevando zolle e incontrando papaveri, per poi accasciarsi stremati ma felici con le zampe stese e il sole sul muso con la lingua fuori.
Sono vere e false nel momento stesso in cui le provo, sono loro ma non sono loro, le confondo facilmente mischiandole e andando così in confusione totale tanto che la mia facciadigomma è sempre in moto a mostrare ora un broncio e ora un sorriso da bambina.
Sento paura nelle ginocchia ma allo stesso tempo leggerezza nei miei passi alti, cado spesso e volentieri e ciononostante mi esibisco in pubblico, con le mani che tremano, capriolo su un bastone sospeso in aria oppure scendo fino a terra all'indietro fidandomi solo della stretta di due grandi mani e della forza mie esilissime braccia.
Sento fiducia e il calore che ne deriva irrora il mio petto smagrito, sono un filo, un fascio di muscoli e tigna ma sopra le mie ossa c'è uno strato morbido che è questo nuovo e inaspettato affetto per i miei due spilungoni. E per te.

Domenica
Pioggia, porcapupazza, lo capisco appena sveglia annusando il pelo della coda che Booty mi infila proditoriamente nel naso. Ho timore delle scivolose mattonelle del centro di TettiRossi e poi oggi devo fare superfigura giacché c'è Luicheminquieta e vorrei essere più bella e spericolata che mai mentre non so neppure come mi vestirò.
Ovviamente arrivo per prima al punto d'incontro ma subito dopo mi raggiunge uno dei Miei e Luicheminquieta arriva mentre io sono bella tranquilla che parlo con altri della parata che hanno cominciato ad arrivare alla spicciolata. Qualcuno a cui mi presento dice che mi ha già visto almeno un milione di volte lasciando me e la mia Sociopatia a bocca aperta. Ma chi, io?

Spunta il sole, siamo rossi io e lui ma sono io quella che alla testa della parata che sta per partire si esibisce con una paura fottuta attaccandosi al palo che i due Miei tengono sollevato da una parte all'altra. Sento d'improvviso che ho le braccia deboli e non so se riuscirò a tirarmi su, uh oh. Quando appoggio a terra i gommini esplode l'applauso della gente che ci guarda, io tiro un sospirone di sollievo, Luicheminquieta svetta, zampettante.
Il vino rosso ci macchia le dita e la lingua, facciamo fare capriole alle persone a terra, il conduttore del carrettino del Vino è sempre più ubriaco ongi volta che ci versa abbondanti bicchieri, io scambio a tempo determinato il mio cerchietto di piume viola con un sombrero che poi esibisco fiera e sorridente a tutti quanti. La piazza è piena di persone e biciclette, la mia testa è un nido ronzante perché tra pensieri, emozioni e vino mi sento una cappa di bassapressione che comincia a stranirmi.
Lo tocco più che posso, scherzando e ridendo, lo cerco tra la folla, fingo di non vederlo quando mi guarda, mi chiedo che cosa pensa di me quando sono altissima.
Ho al fianco i miei due prodi Compagni, due cinni con i quali sono una compagna un po' mamma impertinente e molto freakkettona, tutte queste sere passate a sporcare con il nero dei nostri gommini il pavimento della sala dove balliamo insieme ha dato i frutti che oggi mi godo sentendo quei due vicini e coesi, tutti per uno e uno per tutti: ci fidiamo delle nostre mani.
Quando accade è bellissimo, sai perché lo senti che quando si sta su insieme quella persona farà di tutto per proteggerti, per aiutarti, per non farti cadere quando ti solleva, per darti la sua forza e la sua cura, la sua attenzione sempre e comunque, che sia in mezzo alla folla o su un campetto scosceso.

Scendiamo noi 3, di botto chi con il bastone e chi buttandosi di ginocchia, e rimaniamo seduti con le gambelunghe distese in mezzo alla Piazza, vicinissimi al Nettuno a chiacchierare rilassandoci al tepore di questa domenica di maggio strana ma bella. Luicheminquieta scende poco dopo, vicino a me, e io scambio la sua bombetta sudata ed enorme per la mia testa, con il mio solito piumaggio viola, mi diverte guardare il mondo da questa bruma di vinorosso assonnato e la tesa che mi scende fino a metà naso.
Dopo un po', quando siamo già rivestiti e pronti per l'aperitivo, mi afferra e mi riempie di baci schioccanti la guancia destra e a me emoziona sentire la sua mano che si attarda una frazione di secondo di troppo sul mio fianco sinistro, lo vivo come un frame, un fermoimmagine.

L'aperitivo è rosso di tetti e di tramonto.
Uniamo cinque tavolini rotondi e cominciamo un'altra parata fatta di spritz, birrette e tramezzini, siamo affamati e ridanciani, un po' per il vino di prima e un po' per l'euforia della giornata, le scorie di adrenalina dell'esibizione. Giocolieri, trampolisti, monociclisti, clown, di tuttounpo'.
Luicheminquieta è non troppo lontano ma neanche troppo vicino e mentre interrogo il mio grado di ubriachezza per scoprire se sono in grado di attraversare i tavolini e sedermici in braccio, ecco che una monociclista ventenne, piena di dread, brufoli e piercing, semplicemente lo fa.
Scambiamo posti e bevute finché non mi trovo, così com'è giusto, in mezzo ai miei due moschettieri, Luicheminquieta ci ascolta parlare finché la ragazza che è venuta con lui non dice che è ora che vadano a casa e così lui si alza e comincia il giro dei saluti ma, quando si allontana, il suo sguardo è per me che altrettanto guardo lui e nessun altro.
...poi torna indietro perché ha scordato i trampoli di fianco ai nostri, stesi vicino al tavolino dove siamo seduti, e così noi 3 possiamo sfotterlo impunemente perché scordarsi i Bambini dimostra che lui non è un vero trampolista ma solo uno che sale sui trampoli, ambè.
Le nostre grasse risate, bonarie ma impettite dall'orgoglio del Gruppo, lo seguono mentre raggiunge gli altri.

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