Thursday, June 10, 2010
In order to change, we must be sick and tired of being sick and tired
[Anonymous]
Tutto rotola accaldato, i giorni si susseguono oniricamente e non dormire conferisce a ogni cosa una dimensione appannata o incredibilmente affilata, a seconda del grado di stanchezza.
Dimagrisco a vista d'occhio eppure mangio tutto il giorno, tante piccole cose ma mai nessun pasto con le gambe sotto il tavolo.
Mischio teatro, clown, trampoli e vitavera come niente fosse e a volte le piume di una parata rimangono appiccicate anche alla mia quotidianità lavorativa che fortunatamente mi fa muovere tra pantoni e immagini strambe.
Sono sorridente e randagia.
Quando credo che la mia giornata sia finalmente finita ecco che spunta l'Imprevisto, con la faccia dei miei 3 Maestri che uno dopo l'altro mi redarguiscono, chi spazientito, chi violento, chi deluso.
Le lacrime di stanchezza che mi pungono gli occhi vengono ricacciate giù dalla tenerezza di una mia compagna di laboratorio che accoglie le mie Ragioni e si schiera con me, insieme al resto del gruppo che però, com'è costume delle Pecore, rimane belante in sottofondo.
E così andiamo a berci una birra e a parlare di esperimenti d'improvvisazione, di scazzi, di emotività, di ansia e poi, mano a mano che beviamo ancora e ci rilassiamo, di sesso, storie sui tetti, di donne condivise.
La notte mi passa sotto il naso senza che io me ne accorga e quando esco dal pesante portone della casa in centro, dove appena qualche settimana fa pensavo di aver vinto qualcosa, gli uccellini mi cinguettano in faccia e il sole mi investe. Sarà una giornata caldissima.
Al momento di separarci decidi di venire con me, camminiamo sui viali vicini, tu in nero e io con la mia svolazzante gonna freakkettona, scambiandoci chiacchiere sui rapporti di coppia.
Mentre ti accompagno in stazione mi proponi una colazione al volo e mentre mangio un bombolone ti dico che non vado a dormire, ormai sono le 7, e che invece vado verso il lavoro e ti accompagno.
La strana luce del mattino quando non hai dormito ci accalda e fa da sfondo alle ultime chiacchiere a finestrini e cuore aperto, mi chiedi e ti dico perché ormai sono tranquilla, sei uscito dal mio mirino e con te non ho più l'imbarazzo che derivava dalla tensione che c'era tra noi.
Mi guardi, spesso e volentieri, non mi comprendi appieno, mai.
Ti lascio alla porta di casa tua, mi baci e invece di un letto dove stendermi per 2 ore mi suggerisci un parcheggio incustodito poco lontano, tu sei anche questo.
Lena dice: aspetti e lasci andare le cose come vanno.
Difficile per me che riesco a stare buona e ferma per un po' ma poi, di colpo, mi alzo e faccio.
Nel mio fare scopro tanto, nel bene e nel male, trovo me stessa e la mia AnnaKareninità, trovo i miei spigoli e le mie infinite rotondità di dolcezza indifesa e spesso insospettata.
Sono irrequieta e languida, irresoluta e irragionevole, a volte mi sembra di rivivere la folle estate di due anni fa, a volte mi sembra di vivere in un sogno, a volte mi sembra di stare in un romanzo.
Le persone e i loro sguardi mi dicono che emano, senza volerlo.
Ti ritrovo, ferma sulle stesse identiche posizioni, sulle stesse meschinità da poveretta quale sei.
Se leggi qui ti riconoscerai senza dubbio, di persone così alla fin fine grazie al cielo non ce ne sono tante e tu comunque sei sempre brava a circondarti di una piccola corte sottoposta che sa dire solo sì poiché non ti conosce davvero come me.
Eppure lavoreremo insieme, esattamente come non volevi e io, che non perdo mai la fiducia, continuo a credere in un giorno in cui questa faccenda finirà e ti farai una ragione di quel che è successo tra noi.
Dopo tutto sono passati due anni, non è ora di piantarla?
Casacasino, lattecaffè, piume, trucco bianco sotto le unghie, paillettes e coreografie, legno, viti, rondelle fatte con un tappo di Ceres, nastro da pacchi, sudore, mani, corpi, respiri, lingue.

