Wednesday, July 07, 2010
It's a very good question, very direct, and I'm not going to answer it.
[George H.W.Bush]
Tra le palpebre socchiuse intravedo le punte dei miei capelli di fresco tagliati, percepisco il mobile nero dell'ingresso, il parquet segnato. Sono senza dubbio a casa mia, così come c'ero due ore fa, in compagnia dell'Amigay Alto, prima di cadere in terra svenuta.
Mi rendo conto che ho sognato ma cosa non so come non so nemmeno quanto tutto questo sia durato, comincio a sentire le ossa sporgenti della schiena dolermi così come il gomito e una chiappa: non ricordo se mi sono adagiata dopo aver richiuso la porta, se invece sono scivolata o mi sono lasciata cadere a terra.
Apro gli occhi e mi rialzo, pregando di non sentire di nuovo il sangue defluire dal viso, le orecchie ricominciare a ronzare, gli occhi restringere il campo visivo riempiendolo di puntini.
Sono collassata senza peraltro fare nulla di che, per la seconda volta in meno di una settimana.
Mi stendo sul divanonero e lì rimango, a finestre aperte e luce accesa, con le gambe alzate e gli occhi chiusi. Mi risveglio alle 4 e ancora una volta non ho la nozione del tempo, non so da quanto sono qui. Mi alzo e vado a letto, buttando tutti i vestiti a casaccio, in giro, nel buio.
A occhi spalancati guardo la falce di luna e il cielo terso, di stelle brillanti.
Evidentemente la nostra location ideale è il prato poiché come sempre negli ultimi tempi lì ci ritroviamo, io e te, a fare chiacchiere leggerissime, a tacere guardando altrove o a fare improbabili lotte da quattordicenni in fotta che sinceramente avevo scordato senza grossi dispiaceri.
Mi racconti del tuo marasma di vita e io rimango indecisa se risponderti per come sento o tacere poiché mentre ti ascolto parlare sento che sono di almeno due generazioni più vecchia di te: le cose che vorrei dirti, mi rendo conto con sgomento, me le diceva mia madre e io la sfanculavo con soddisfazione pensando che mi consigliasse stronzate.
Ora invece mio malgrado, con addosso la felpona blu del Bruco che è già andato via, e il sedere dei pantaloni dorati ancora bagnato dal tuffo notturno e vietato nella piscina chiusa, ti direi quel che mi sono sentita dire anni fa, quando avevo la tua età.
Ma a differenza tua io pensavo davvero che avrei fatto quel che avevo in desiderio di fare e diversamente da te ero piena di energia, di spinta, di voglia di vedere come andrà, come del resto lo sono ora.
Un po' disprezzo la MeStessa invecchiata che dispensa consigli di Staminchia e un po' disprezzo il TuoTe senza nerbo, ti vedo seduto sui tuoi sogni senza neanche prenderti la briga di definirli meglio, di disegnarli con tutti i crismi così come si suole fare per qualcosa che vorremmo ci cambiasse la vita quando è stagnante.
Poi invece magari ti stupirai, mi stupirai, chissà.
E ancora, fuori è umido, lo dicono anche le tue braccia piene di pelle d'oca nonostante non so per quale motivo, tu dica che stai benissimo.
Sbadigli e io ti chiedo andiamo verso? ma tu eludi la domanda e ricominci un discorso.
Sospiri e io ti propongo ce la cacciamo nel saluto? ma tu puntualizzi che sospiri quando sei felice e stai bene.
Così te la butto, vieni a casa mia a fare degli origami? e tu, semplicemente, rispondi mmmh.
Mmmh.
Intendiamoci: domandare è lecito e rispondere è cortesia ma mmmh non era risposta contemplata. Non è sicuramente sì, tende al no ma senza prendersi la responsabilità.
Mi indispone.
E così, appena qualche minuto dopo, finita la solita sterile lotta per riprendermi le chiavi della macchina, mi alzo perentoria e sancisco che andiamo, per davvero, ognuno a casa sua.
Sogno il mio letto grande, con tutto lo spazio solo per me e capisco che alla fin fine sto davvero invecchiando poiché penso con piacere al tempo solitario che mi prenderò per pensare al buio non appena sarai a casa tua.
Ho un tutù bianco che mi attende.

