Sunday, July 11, 2010
Leadership involves finding a Parade and getting in front of it.
[J.Naisbitt]
Così bresca in cima ai trampoli non ero stata mai.
Ma non barcollo bensì salto e creo scie di movimento nell'aria che le persone a terra seguono con occhi spalancati di ammirazione.
Il Bruco mi dice qualcosa e senza nemmeno ascoltarlo gli sghignazzo in faccia e a bocca spalancata gli urlo sei già ubriacoooooo!
La sua risata che si apre imbarazzata per poi esplodere fiera me lo conferma provocandoci un altro sbotto di risa sguaiate. Sono già ubriaca anche io, porcaputtana...
Il Cinno ci svolazza attorno zoppicante ma con gli occhi appannati dal beverone di gin e arancia che continua a porgerci senza peraltro smettere di scattarci foto.
I musicisti provano ritmi di riscaldamento che mi fanno salire l'adrenalina e mi fanno sentire il cuore che sbatte furioso come i surdu, senza tregua, lasciandomi il respiro mozzo come se avessi corso.
Quando la Parata parte mi esplodono luci nel cervello, Tutto è giusto, liscio, facile, Tutto è lì a portata di mano ricoperto dai colori dei costumi, dei trucchi, delle emozioni sui visi di chi guarda.
Scoprirci solo in 3.
Dapprima lo sgomento, ma come, così pochi?, e poi il senso di unione, all'inizio timido e incredulo causa le mille diversità e poi sempre più solido e convinto.
In fin dei conti, a prescindere da tutto, siamo pur sempre 3 Coglioni che finiscono le esibizioni con i vestiti zuppi, lividi addosso, le mani sporche dei posti dove ci siamo attaccati e delle schegge di legno del bastone con cui abbiamo giocato, il trucco sciolto e l'adrenalina a mille.
Ogni volta che mi giro il Bruco allo stesso modo mi sta guardando. Ci cerchiamo a distanza, ci troviamo, ci capiamo.
Ci abbracciamo in mezzo a musicisti davanti e ballerini dietro, bloccando per un attimo il flusso della parata, ci prendiamo il tempo, alti e immobili nel buio che scende, escludendo per un attimo il delirio di musica e urla.
Ci diciamo cose vere e ubriache, ci stringiamo sporcandoci l'uno del trucco dell'altra e mischiando il nostro sudore, sono felicissima di essere qui con te, sono contentissimo che stiamo facendo questo insieme, siamo bellissimi.
La strada è affollata e le persone ballano con noi, ci vedono e ci sentono arrivare da lontano, ci dedicano gesti di approvazione, urla di incitamento, danze sfrenate che più di tutto dicono dell'energia che circola in questa parata, seppure piccola e improvvisata.
Il Piccolo Maestro ci guida senza un attimo di sosta, i venti ballerini di bianco vestiti sono il nostro strascico e i Marakatimba sono la testaverde di questo serpente scatenato che attira a sè gente come topi il Pifferaio.
Sono impazzita, estatica, euforica, folle di sangue che pulsa veloce. Mi fotografano da sotto, destra, sinistra, mi passano in mezzo ai piedi e io me ne frego, sono qui che ballo, dio se ballo...
Il gin mi importuna, mi costringe a una sosta forzata dopo la quale il mondo è più lucido e meno appannato nonostante sia scesa la notte e i fumogeni rossi e bianchi impestino l'aria.
D'improvviso, lontano lontano vedo la Luce: stiamo finalmente per arrivare a destinazione, alla fine di questa Parata che mi sono sembrate tre per quanta energia mi ha strappato e mi ha poi ributtato in faccia a secchiate.
Ora che passiamo in mezzo a due ali di fitta folla, ora che entriamo dal cancello principale dove tutti sono assiepati per vederci inaugurare questa festa, proprio quando dovrei essere più bella e potente sono al minimo: sono stanchissima.
Gli ultimi metri schivando gente, ballando su ghiaia-fango-ghiaia-buchi tentando di coordinarsi ancora con il Piccolo Maestro, sono i più lunghi che abbia mai percorso ma giunti sul cemento finalmente Kal ordina la chiusa e la Parata finisce, lì dove siamo.
Mentre ancora ascolto l'esplosione degli applausi e delle urla cerco un angolo appena appena tranquillo e poco più in là, mi tiro su i pantaloni fiorati scoprendo le ginocchia, mi chino, inarco la schiena, butto le braccia all'indietro aprendomi e mi butto giù.
Sono esausta, morta, kaputt.
Che bello, che bello, che bello.
Mezzo chilo di spaghetti con il pesto alle sei e mezzo sono stati salvifici.
Ho deciso io. Alle 5, quando la musica era ormai finita da un'ora e le persone si erano smarrite quasi tutte mentre noi chiacchieravamo di niente fumando in mezzo all'erba, ho fatto il programma della giornata dopo ovvero di questa poiché non ho intenzione di andare a dormire bensì di scivolare sull'onda di emozione che ancora permane nelle mie vene così come il trucco e i brillantini sulla mia faccia.
Nei 2 buoni per gli artisti ci abbiamo fatto stare anche la cena e la birra per l'altro Squilibrato, il Cinno azzoppato che ricompare provvidenzialmente al ristorante, mentre noi lo stiamo cercando da un'ora per riavere portafogli e tabacco a lui affidati prima di partire. Quando arriva incurante della
Abbiamo quasi finito di spartirci il cibo vegetariano di cui ci hanno riempiti quando dal tavolo a fianco parte un ritmo che viene subito seguito dai tavoli a fianco, c'è chi suona strumenti, chi vassoi o bottiglie, chi fischia, chi urla, tutti ballano.
L'orchestra si allarga ed esplode un boato quando giungono altri musicisti con gli strumenti appoggiati solo mezz'ora fa, ricomincia la festa e finisce la cena di mezzanotte.
Nel pratone pieno di gente che dorme, fuma o ascolta i concerti poco lontano, il Cinno placca prima me e poi il Bruco smutandandoci allegro poiché siamo rei di avergli rubato il ridicolo cappello di paglia che lui per primo ha rubato a qualcun altro poi perso nella notte. Ci riempiamo i vestiti di erba pungente mentre con il Bruco provo prese che,causa il tasso alcolico, non riescono epperò invariabilmente si concludono con risate di tutti e 3. Ci riposiamo nell'erba badando sempre a starci abbastanza vicini da avere almeno una parte del corpo a contatto con gli altri, senza pensarci ma in maniera naturale.
Ora che l'alba comincia altrettanto so cosa fare: andiamo al Lago.
Voglio mostrarvi un luogo del mio cuore, voglio aprire questa mia finestra per voi che sento così tanto forte e incredibilmente vicino.
E così sia.

