Tuesday, September 28, 2010

Coco chichi cococo chichi...ad libitum
[Marakatù]

L'ultimo giorno di vacanza mi svegliano le luci accese dagli operai alle 8.30 e il vento umido e freddo che spira dalle pareti della palestra in cui fino a ieri dormivamo in duecento, vicini e intimi.
Un'ultima colazione al baretto che fa angolo con la strada da cui è iniziata la PasaCalles e poi via da qui, da Pedro Abad che ritorna viva una volta all'anno, quando viene invasa da sambisti sorridenti.

Ci sei tu che senza che possa prevederlo irrompi prepotentemente nei miei soliti casini, creandone se possibile altri. Mi fai capire la differenza tra quel che ho e quel che invece sarebbe più adatto, mi costringi a rimettere in discussione tutto e a lasciare la via vecchia per qualcosa di sconosciuto che ancora non c'è.
Sgradevole e cafone, tranne quando al risveglio del giorno dopo mi svegli con un bacio sulle labbra dicendomi "buongiorno" con quella tua voce afona e fessa che pure ha un suo fascino, così come la tua faccia strana e le tue gambe storte che più non si può.
Penso che sia in un modo e invece no, dopo tutto dovrei ricordare bene che gli uomini della mia età non sono questo grande materiale umano e tu ne sei l'ennesima riprova, come il mangiafuoco e altri prima di lui.
Buoni per una scopata etilica e per il tiraculoindietro che invariabile segue alle luci del mattino.
Eppure mi guardi troppo spesso, di sottecchi, pensando che io non me ne accorga. Invece anche io ti osservo e ti vedo quando mi cerchi in mezzo alla folla dopo che ti sono scomparsa da sotto il naso, come quando hai sfidato il Cinno e sei andato in mezzo al cerchio colorato e saltellante per mostrargli come si pogava ma quando sei tornato dov'eravamo stesi hai scoperto che incuranti della tua performance ci eravamo spostati a chiacchierare sotto il sole.
Sento la tua presenza fisica e altrettanto la tua vacuità emotiva.

Ci sei tu che alla partenza sei una cosa e al ritorno sei un'altra.
I risvegli affettuosi abbracciandosi, le carezze, gli abbracci, le confidenze. Tutto riprende la giusta dimensione calibrata sulla differenza d'età che c'è tra noi. Diventi davvero il Cinno e io ritorno lucida e vedo la tua andatura acerba, i tuoi piedoni da anatroccolo, i tuoi musi quando non va come vorresti, la tua felicità incontenibile per questo spicchio di vita possibile che ti si è aperto sotto gli occhi da quando siamo partiti. Sono la tua mamma freakkettona, ti bado e ti curo ma altrettanto ti porto con me nelle scorribande notturne, ti accompagno nelle sfide che io stessa affronto, ti tengo per mano.
Quando ci baciamo sotto casa tua non c'è trucco e non c'è inganno, ci siamo io e te finalmente chiari che ci vogliamo bene e ci ringraziamo del tempo passato insieme così intensamente.

Ci sono io.
In down da risveglio solitario, in down da sole che manca, in down per le due dita del piede rotte prima della parata in terra spagnola.
Ci sono io che salto sulla terra a piedi nudi, che mangio insaziabile, cibo e persone, che vago irrequieta e disordinata come non mai, adesso però vagamente spaventata della mia stessa forza motrice inarrestabile e spesso imprevedibile.
Ci sono io che tento di prendere coraggio di me stessa, di quel che sono sempre stata o che sto diventando.
L'Ignoto regna sovrano, ho pensieri confusi ma non tanto maligni quanto avrei potuto pensare.
C'è il mio gatto arrabbiato con me per la lunga assenza, ci sono le mie vacanze finalmente assolate, ci sono persone che vanno e persone che vengono mentre io osservo indecisa sul da farsi.


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