Tuesday, October 12, 2010
October
And the trees are stripped bare
Of all they wear
What do I care
[U2, October]
Ogni anno la stessa cosa.
Tra settembre e ottobre, come se fossi un'agenda universitaire che inizia i suoi giorni dalla ripresa delle lezioni, nella mia mente e nella mia vita scatta un riepilogo dell'anno passato con inevitabile lista dei Bene e dei Male.
Ogni anno ad Ottobre raggiungo picchi di esistenzialismo francamente ridicoli che mi complicano le giornate e me ne fanno saltare alcune a piè pari, oberata di pensieri e scomodi avreipotuto e avreidovuto.
Le news di quest'anno sono che per la prima volta da quando mi conosco sono tornata con la voglia di ripartire immediatamente, verso luoghi di Sole. Per la prima volta sento che la mia Casa mi soffoca e che ho ancora un disperato bisogno di vestirmi poco, camminare su un bagnasciuga al tramonto con il sale che mi tira le guance e aprire gli occhi su giornate luminose e assolate.
Vorrei essere dall'altra parte del mondo, per la prima volta nella mia vita non vorrei essere proprio qui dove sono.
Poi arriva novembre e la crisi mestamente rientra: l'anima si abitua al buio, alle stupide piogge zuccheroavelo di Tettirossi e al fatto che se ne riparla l'anno prossimo, da primavera in avanti.
Mi rassegno al fatto che vado in letargo perché i prossimo mesi sono di gelo e poca luce, mi rassegno al fatto che Bootylicious ingrasserà e gonfierà il suo pelo fino a diventare una palla petulante e che le stanze odoreranno del bucato che asciuga sui termosifoni.
Seduti sul muretto scrutiamo la strada deserta mangiando cornetti ai frutti di bosco, annoiati o forse ognuno perso dentro ai cazzi suoi.
Appena qualche settimana fa lanciavi le mie scarpine proprio in mezzo a questa via ridendo mentre io mi godevo la notte che si consumava veloce in vostra compagnia, in una serata matrioska che non ci decidevamo a finire nonostante il lavoro del giorno dopo.
Sei bello, sì, e un po' parla anche l'affetto che ho per te ma sono oggettivamente belli i tuoi occhi neri e brillanti di quell'intelligenza di cui tu dubiti.
Ce l'hai con me, non lo dici ma ce l'hai con me e io, colpevolmente, conosco le Ragioni.
Seduta sul muretto, con le gambe raccolte sotto la mantella di lana, ti dico che ancora devo mettere giù quel che è accaduto in Spagna. Vorrei che capissi che io per prima non ho ben capito, mi è capitato, è capitato. Non ero neanche del tutto lì.
Ma vedo che non mi comprendi, ti percepisco rigido e giudicante e non riesco a capire se è la mia Codadipaglia a parlare o qualcosa che invece stai davvero mettendo in circolo tu.
Sento che da quando siamo tornati mi sfuggi, mi tieni volutamente a distanza e fedele a come sei non mi dirai nulla di quel che pensi-e-senti a proposito di tutto ciò.
In un qualche modo ti ho perso, hai ragione tu, ho ragione io. E' andata così.
Ti guardo alto e dinoccolato sparire sotto al ponte, spalle larghe e culo stretto.
Guido verso casa cantando Corn Flakes Girl.
Entrando sei ovviamente la prima cosa che vorrei localizzare nella stanza che già risuona delle percussioni.
Credo di individuarti là in fondo, con una camicia bianca, e quindi mi setto per non rivolgere mai lo sguardo in quella direzione. Abbraccio la Zia con trasporto ché avevo voglia di vederla, bacio Silvietta, mi guardo attorno e vedo lo Zio, raccolgo i saluti di Luca e quelli di Anna ma quando incrocio lo sguardo con camiciabianca scopro che no, non sei tu.
Mentre mi infilo i trampoli, nella saletta di fianco, seduta su un'altissima pila di sedie bianche di plastica, sono soddisfatta: magari non ci sei e quindi non devo fare nessuna fatica per ignorarti nè sentirmi messa alla prova. Proprio mentre penso queste cose entri di slancio dalla porta, di marrone vestito, e saluti splendido come se fossi veramente felice di rivederci.
Ma figurati, ma valà.
E come sempre mi capita quando vengo colta di sorpresa sbaglio tutto e vedendo che ti tendi verso di me per baciarmi mi agito e succede una di quelle scene imbarazzanti in cui si sfiora il bacio in bocca. Ecco, brava.
Passo la sera a guardarti da lontano ma fingendo di non guardarti, e a un certo punto mi accorgo che ogni tanto fai lo stesso anche tu: quando parlo con la Zia e le riferisco le condizioni del mio piede sei sullo sfondo ad ascoltare allungando l'orecchio. Mi percorri con lo sguardo mentre in rosso e nero sfilo svagata masticando noccioline salatissime, in attesa che i musicisti riprendano a suonare. Mi fissi fumando, a cavallo della porta dalla parte opposta della sala, io avendoti visto infilare giacca e cappello pensavo che stessi già andando via.
E invece me ne sono andata prima io, zoppicante e senza voltarmi a chiudere la porta.

