Wednesday, December 22, 2010
Every choice you make has an end result.
[Zig Ziglar]
Imbozzolata nel piumone, così come mi hai rinchiuso tu per gioco mentre io avrei voluto realmente svanire sotto al tuo naso, lascio scendere lacrime di scontento appuntite di rabbia per quel che ostinatamente non mi dai.
Lascio che scendano mentre i rumori mi dicono di te che prepari la caffettiera, scegli le tazze, prepari la colazione. La luce giallastra, le mie spalle belle che nessuno tocca o desidera, tu nella mia cucina, io che non so più dove vado e a fare cosa.
Quando sento che hai cominciato a lavarmi i piatti mi alzo e corro in bagno a prepararmi, per raggiungerti e farti smettere, esausta come se venissi da una notte insonne mentre l'ho passata con la testa sul tuo petto.
I piedi sono forti, salgo, salgo e risalgo.
Alle caviglie piaghe: il segno violento dei pattini da ghiaccio che ho messo domenica.
Ogni volta che il piede sinistro spinge sulla caviglia destra per bloccare il tessuto vedo le stelle ma salgo fino alla trave, risalgo e faccio la spaccata, risalgo e scendo lasciandomi scivolare salda il tessuto tra i piedi, con le braccia aperte.
Vomito, non respiro, sbadiglio. Il ginocchio che ho sbattuto cadendo dai trampoli ieri mi fa male e così le ferite alle caviglie ma ciononostante sono pienamente lì con la testa.
Sono solo tanto stanca, dimagrisco e sento tanto il freddo. Sento la solitudine tanto da barattare cose di valore con perline e piume che pure mi mancano di già, colorate e luccicanti abbastanza da distrarmi fin qui.
Fa freddo.
Dopo anni che non lo facevo sto seduta con la schiena contro il termosifone mentre parliamo.
Ti chiedo quali sono le domande che ti sei fatto e tu subito dici che non mi risponderai: troppo personali, aggiungi.
Divento Karenina buttandomi in pieno contro questo treno che è il tuo odore che mi pare non sia mai stato così forte e percepibile. In vari momenti mi sento soffocare, vorrei che tutto finisse, che tu te ne andassi, che tutto questo non fosse mai neanche cominciato.
Quando dici che vai mi dispiace ma anche no, il letto è appena rifatto e già immagino di sprofondarci abbastanza stanca da addormentarmi senza pensieri.
Rimetti le scarpe infilandole senza aprirle in piedi di fronte a me che sono appoggiata alla porta. Quando sollevi la testa mi sei vicino, vicinissimo.
Ci abbracciamo stretti, come i due amanti che siamo stati fino a ieri, tenendo i corpi a contatto e io mi faccio minuscola godendomi la sensazione adesso che c'è, sensibile a sentire la tua stretta allentarsi per fare altrettanto ché se fosse per me ci starei per un po'.
Alla porta strusci la testa contro la mia ma ti allontani prima che possa ricambiare ed esci.
Non so niente perché non hai voluto dirmi niente, non mi hai dato niente.
Mi sveglia il dolore.
Le frasi tornano alla mente, le conclusioni e gli umori di ieri sono svaniti lasciando il posto alla rabbia e all'umiliazione. Sono contenta che parti, non ho voglia di vederti per un po', ho bisogno di scrollarmi questa cosa di dosso.
Esco appena posso ma là fuori è tutto abbacinante: i passanti, il traffico, le festività incombenti.

