Tuesday, December 14, 2010

I'm not supposed to be like this
but it's ok
[The Wrong Child - REM]

Non voglio un piedistallo, se mai una colorata coperta per stenderci nell'erba a occhi insù.
Non voglio essere una statua da ammirare. Sono di carne, di sangue, di pelle e pelo, non voglio essere fonte di ispirazione ma una donna in tutte le sue accezioni.
Voglio semplicemente essere accarezzata e trattata come una cosa fragile.

Con occhi stellati di funghi guardo fuori dalla finestra le luci fluo lontane, dall'altra parte del canale.
Sono stesa sul letto e tu sopra di me, con il tuo peso che mi abbraccia. Con le manigrandi percorri le mie spalle saggiando la consistenza delle mie ossapiccole, carezzi il mio corpo come a ispezionarlo.
"Sei piccola!" mi dici stupito, per la seconda volta da quando ti conosco.
"Certo che sono piccola" ribatto io come se fosse ovvio, pur sentendo un piacevole calore nell'udire queste parole.
"Non sembra..." dici tu mentre con dita incredule continui a seguire i miei confini, ridelimitandoli con una scia ipnotica per me che continuo ad ammirare danze cromatiche di colori che si sciolgono e si ricompongono narrandomi storie.
Certo che sono piccola. Sottile. Fragile.
Ma nessuno vuole darmene facoltà, nessuno vuole riconoscermelo, concedermelo.
Salvo poi trovarsi in mano un frammento in cui piango per una cosa sciocca, uno in cui mi arricciolo in una piccolapalla, uno in cui crollo.

Piango come una fontana.
Mi baci su entrambe le guance, dicendo il mio nome con un tono che vorrebbe consolarmi ridendone ma io non mi do pace, ho la nausea al pensiero che tra poco parto e chissà quando ci rivedremo.
Inoltre mi porto dentro il cattivo pensiero di non essere stata presente per te, per le lunghe chiacchierate vis à vis che immaginavamo chattando prima che venissi lì, per la tua inquietudine che assomiglia incredibilmente alla mia.
Piango in piedi nella cucina luminosa e tu mi abbracci, sei basso e la tua testa arriva alla mia bocca ma nelle tue braccia divento piccola e tu mi contieni.
Piango senza fatica tutti questi mesi densi, queste giornate irreali, questi sentimenti troppo forti e senza un ordine, tutta questa casualità e imprevedibilità che sono la trama di quest'anno.

Il Tessuto mi mangia.
Mi ischerza scivolandomi tra le dita delle mani e da quelle dei piedi, mi intimorisce sgusciando via e facendomi scendere a terra.
Mi esaurisce la volontà.
Che sia rosso, nero o viola lo evito, prendo tempo girandogli attorno e fingendo di scaldarmi un braccio o sciogliermi un polso.
Solo una volta salgo d'impeto, veloce, in 3 bracciate sono quasi su ma poi La Maestra mi piomba sotto e io perdo la presa del piede, mi spavento e scivolo in basso.
Solo ora rifletto sul fatto che sull'altalena, che ho legato io stessa molto in alto salendo perfino su una sedia, mi sono arrampicata da terra, semplicemente afferrandomi e tirandomi su.
Che il nodo di piede non mi ha fatto male. Due minuscoli passetti.
Mi infilo in doccia. Svanisco nel vapore.

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