Friday, December 24, 2010

To dare is to lose one's footing momentarily.
To not dare is to lose oneself.
[S.Kierkegaard]

I supermercati, Hema e AH. La spesa dagli scaffali ordinati, stile Ikea.
La tappezzeria grigia a decorazioni nere che sembrano di velluto. Il negozio di luci, di fronte.
La sera che sfrecciavamo su una bici arancione per strade sconosciute.
Nodo alla gola.

Mi sgridi, è indubitabile.
Proprio mentre mi stai dicendo che non sei arrabbiato, che me ne parlerai in seguito con più calma, tu mi sgridi.
Mi dici cose che ho sentito da sola: la mia assenza, il mio peso, la mia totale deconcentrazione.
Non voglio certo giustificarmi ma come tu domenica scorsa hai celebrato il funerale delle Tue Ansie dopo aver allestito la veglia funebre nella camera con la tappezzeria grigia a decorazioni nere, così io circa due settimane prima stavo celebrando il mio Piccolo Funerale.
Mi dispiace, ti avrei avvertito ma l'ho capito solo ora che ho unito i puntini da Giorno1 a Giorno199. Solo adesso capisco appieno perché tutto aveva quello strano sapore, appagante e doloroso allo stesso tempo, sapore di prima e ultima volta insieme. E' per questo che ho mollato tutti gli ormeggi, ho lasciato qualsiasi presa e mi sono lasciata andare, concentrata sull'attimo e volutamente ignorando le conseguenze future.
Tu che mi sgridi sei una delle conseguenze.
Vedi, la mattina dalla tua luminosa casa d'angolo mi donava un energia rilassata che mi faceva pensare che tutto fosse reale e la sera che scendeva troppo presto mi riportava con i piedi per terra, appesantendomi il petto.
Tutto bellissimo, tutto bruttissimo.
So che capisci e lo stesso va bene che mi sgridi perché io stessa voglio essere ripresa.
E' un altro tassello, in questa manciata di giorni prima dell'anno nuovo, che va a sistemarsi nel quadro ormai risolto. Mi dice di quanto tempo sono stata in scriteriata vacanza, da me e da tutto quanto, compresi i miei stessi sogni che cominciano a prendere forma.
Ti lascio fare una disamina violenta di come sto adesso e di quante energie ho, mi sgridi perché mi hai prescritto una medicina ma io non l'ho assunta, mi chiedi perché non voglio prendermi cura di me.

La musica che posti è interessante e così le parole.
La canzone dei Nirvana è bellissima sotto ogni punto di vista, ci sta perfettamente per confermare nefaste teorie che non fanno altro che tenermi impantanata qui.
Posti invece sciocchezze che parlano di collettività e responsabilità, come a scusarti delle tue non-scelte.
Dopo tanti giorni ascolto musicappalla nelle orecchie e mentre ballo, ovunque giri lo sguardo c'è qualcosa che m'incrina. Ovunque.
Dici che non sai se tornare per capodanno e a questo punto non so più, veramente.
Forse è meglio così, forse è bene mettere in mezzo altro tempo che dirà.
Il mio anno è iniziato e finito nello stesso modo. Con le stesse sensazioni.

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