Monday, December 27, 2010

We are near awakening when we dream that we dream.
[Novalis]

Mi sveglio una prima volta solo per constatare che ieri notte mi sono addormentata davanti a una puntata dell'ultima serie che sto usando come sottofondo a questi giorni di festa. Sposto il pc, spengo la sveglia e mi riavvinghio al caldo Booty che mi sbadiglia in faccia odoroso per poi ripiombare in un sonno grasso e morbido.
Quando dopo qualche ora suona il campanello entrambi facciamo un salto ma quando la tenda spostata rivela la tua presenza fuori dal cancelloverde mi sveglio completamente e di colpo.
Sei un piacevole agguato, sei l'unico le cui sorprese non mi spaventano ma, al contrario, mi fanno gioire. Il tuo culopiccolo è gradevolmente avvolto nei pantaloni gessati che cadono su scarpe lucide e costose e i tuoi capelli tagliati di fresco. Vederti sul mio divanonero fa sì che, mentre ci parliamo, nella mia mente passino una dopo l'altra come in un ppt le fotografie di Amsterdam. Lo stomaco rumoreggia mentre rivedo come se ci stessi passeggiando ora le strade innevate, i fiocchi perfetti sopra la sua giacca nera, le vetrine conosciute. Hai pochissimo tempo, mezz'ora al massimo, ma rimani in calzini sul mio tappeto guardandomi bere una tazza di lattecaffè freddo gelato mentre cerco di attivare il cervello. Non sei poi così arrabbiato se hai deciso di dedicarmi questo tempo. Invidio il fatto che tra poco viaggerai verso casa con il tuo compagno.
Scappi mentre ancora parliamo di sogni ormai a portata di mano, Willy Wonka e biglietti dorati.

Appena chiusa la porta realizzo che è Lunedì: è passata una settimana.
Lunga, lunghissima da sembrare un mese. Ieri mi ha svegliato il tuo sms allegro.
Ieri sera ho parlato di te, mi sono annoiata alle mie stesse lamentele ed è stato strano.
Fuori c'è il sole e in giro nessuna traccia e così capisco immediatamente che devo concentrarmi con forte intenzione sulle cose pratiche, sulle attività manuali perché in sottofondo sento salire un movimento d'irrequietezza che già mi spaventa.
Eppure ho lucidi momenti in cui penso che non è accaduto nulla, in cui mi pare che tutto questo sia stato un lungo sogno balordo, seppure romantico, da cui mi sono appena svegliata. In alcune oasi di serenità so che non m'interessa sapere cosa pensi e come stai vivendo adesso, semplicemente non voglio essere informata del tuo decorso visto che ne ho abbastanza del mio.
Serpeggiante, il timore di non essere ancora del tutto sveglia.

Ti osservo mentre parli e muovi le lunghe mani di dita affusolate, chiedendomi come sei in realtà. La tua pacatezza estrema un po' m'annoia. Ascoltandoti mi pare d'intravedere piccole crepe di umanità insicura che un po' mi rassicurano: di solito sembri un caterpillar di decisione e chiarezza mentale.
Invece scopro che nelle medesime condizioni abbiamo sentito e reagito in maniera molto diversa e la persona più spaventata eri tu. Spizzichi le grasse lasagne con il piglio appuntito di un uccellino mentre a me par di morire di fame e perciò mi imbocco con grosse forchettate interrompendomi per mischiare il sapore della besciamella con quello del vino rosso che tu assumi a piccoli sorsi.
Non recito contentezza sentendoti parlare della tua felicità di coppia, nelle medesime condizioni io mi sono sentita annegare e tu ti sei sentita libera quindi non disprezzo uva ma rimango in osservazione a cercare il mio grappolo.
Mi accorgo che sono pacificata e che alla vicenda non avevo pensato più, persa in tutt'altro, e scopro che invece a te ancora preme e se fossi coinvolta direi che è un altro cadavere che passa lungo il mio fiume.
In realtà ora il mio fiume è in secca e mostra i sassi e i dislivelli del suo fondale, irregolare come il mio sonno e irrequieto come i miei pensieri.

Incrocio le dita.

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